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]>

<capitolo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Separazione contenuto/forma e strutturazione
		</titolo>
		<testo>Fino ad oggi, nella comune idea di pubblicazione si &egrave; sempre operato fondendo in modo inscindibile forma e contenuto. Questo metodo, ottimo se si sceglie di utilizzare un unico media, mostra limiti insormontabili quando si preferisca procedere integrando una pluralit&agrave; di mezzi. Il primo passo sar&agrave; quindi quello di imparare a separare il contenuto dalla forma, dopo aver analizzato in profondit&agrave; ci&ograve; che si desidera pubblicare. Prima di tutto dovranno essere ben chiari i vari &ldquo;perch&eacute;&rdquo; di questa separazione. Poi saranno suggerite delle tecniche per analizzare i contenuti, svincolandoli completamente da eventuali &ldquo;tracce&rdquo; di forma, in modo da poter estrapolare la loro struttura propria. Dopo aver discusso sui possibili &ldquo;tipi&rdquo; di contenuto, saranno proposte alcune tipologie di struttura.
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Un esempio illustre di CMP
		</titolo>
		<testo>Cominciamo il nostro viaggio attraverso la pubblicazione incrociata su pi&ugrave; media, partendo da molto lontano, nello spazio e nel tempo. Per rispetto storico, riverenza e, senza ombra di dubbio, importanza tecnologica e sociale, analizziamo il primo esempio di CMP della storia: la Sacra Bibbia. Chiediamo a Devoto/Oli una definizione precisa: Bibbia, il complesso delle scritture sacre dell&rsquo;Ebraismo e del Cristianesimo, e il volume che le contiene (dal latino tardo e dal greco: biblia, i libri). Questo testo, indubbio punto di riferimento per le civilt&agrave; occidentali, primo esempio di strumento di comunicazione di massa, primo testo stampato con tecnologia a caratteri mobili, &egrave; anche il primo esempio di &ldquo;fusione&rdquo; tra forma e contenuto! Basti pensare al nome stesso. Subito, quando sentiamo il termine Bibbia, ci viene in mente il librone grosso e decorato. Addirittura il nome fa riferimento al libro, o ai libri. &Egrave; vero che in questo caso non si sa bene cosa abbia preso il nome da cosa. Il termine libro &egrave; anche la divisione interna dell&rsquo;opera stessa. E quindi, c&rsquo;&egrave; stato sicuramente uno scambio &ldquo;bilaterale&rdquo;. Ma cosa succeder&agrave; tra qualche secolo, quando, con una certa probabilit&agrave;, la diffusione delle scritture di Ebraismo e Cristianesimo sar&agrave; affidata per buona parte ad altri media, diversi dalla carta? Gi&agrave; oggi si trova tutta la Bibbia in CD-ROM, su Internet e in versione multimediale. Pensiamo in quante migliaia di versioni differenti &egrave; oggi disponibile quello stesso contenuto, terminato di scrivere quasi duemila anni fa! In tutti questi secoli lo stesso contenuto ha preso forme diverse attraverso migliaia e migliaia di operazioni di tipo &ldquo;copia e incolla&rdquo;. Si prendeva un &ldquo;pezzo&rdquo; di contenuto (staccandolo dalla forma) da una pubblicazione esistente e lo si incollava (con una forma diversa) in un&rsquo;altra pubblicazione. La Bibbia, infatti, fin dalle sue prime versioni, si &egrave; portata dietro anche un problema che affligge da sempre questo tipo di cross-media publishing &ldquo;manuale&rdquo;: l&rsquo;elevata possibilit&agrave; di proliferazione degli errori. Infatti, partendo sempre da una pubblicazione completa, in contenuto e forma, per produrre un&rsquo;edizione successiva, il rischio di riproduzione parziale o inaccurata (anche se di poco), &egrave; costantemente presente. Questo esempio introduttivo ci serve come spunto per affrontare il problema alla base del CMP: l&rsquo;esigenza di analizzare ci&ograve; che il cliente deve pubblicare, cio&egrave; il &ldquo;contenuto&rdquo;, nella sua versione &ldquo;pura&rdquo;, senza alcun vincolo relativo a come dovr&agrave; apparire all&rsquo;utente finale, eliminando in toto qualsiasi riferimento alla &ldquo;forma&rdquo; finale. Nel caso della Bibbia, il committente, il cliente, non &egrave; proprio semplice da individuare: lasciamo al lettore questo compito. Gli autori sono senz&rsquo;altro i biblisti e tutti coloro che, nelle varie versioni, hanno integrato e aggiornato il contenuto. Possiamo considerare designer tutti coloro che, nei vari secoli, hanno dato forma a questi versetti, dai monaci amanuensi, a Gutenberg, agli odierni impaginatori per carta e Web. Gli utenti, potenzialmente, tutto il genere umano. Proviamo a descrivere a grandi linee il contenuto. Il complesso delle scritture sacre dell&rsquo;Ebraismo e del Cristianesimo &egrave; suddiviso in Antico e Nuovo Testamento. L&rsquo;Antico &egrave; diviso in quattro sottogruppi (pentateuco, libri storici, libri poetici e sapienziali, libri profetici). Il Nuovo in quattro Vangeli (Marco, Luca, Matteo e Giovanni), negli Atti degli Apostoli, le Lettere di Paolo, le Lettere Cattoliche (di Giacomo, Pietro, Giovanni, Giuda) e nell&rsquo;Apocalisse. Ogni sottogruppo &egrave; diviso in Libri. Libri, Vangeli e Lettere sono divisi in Capitoli. Ogni Capitolo &egrave; diviso in Versetti. Ora, solo i Versetti contengono effettivamente il &ldquo;testo&rdquo; delle Sacre Scrit-ture. Se vogliamo, potremmo dire che abbiamo un insieme &ldquo;enorme&rdquo; di Versetti, raggruppati in Capitoli, a loro volta raggruppati in Libri, Vangeli e Lettere, che, nel loro complesso sono le Sacre Scritture. Provando ad astrarre il tutto, notiamo che siamo in presenza di un &ldquo;albero&rdquo;, di una &ldquo;struttura&rdquo; che contiene tutte le Sacre Scritture nella loro completezza, a prescindere dal fatto che sia pubblicato attraverso un libro da 1000 pagine, un librone da 10.000, in un CD o su Internet. Il contenuto &egrave; tale e &ldquo;puro&rdquo;. &Egrave; composto da elementi foglia di testo (i versetti) e da elementi nodo strutturali (capitoli, libri/vangeli/lettere, testamenti). Quando l&rsquo;utente legger&agrave; la frase &ldquo;In principio Dio cre&ograve; il cielo e la terra ...&rdquo;, avr&agrave; scorso l&rsquo;albero, dalla radice (Sacre Scritture), attraverso i vari nodi (Antico testamento, Pentateuco, Libro della Genesi), per arrivare al primo versetto, che contiene il testo letto. La procedura sar&agrave; sempre la stessa, qualunque sia il media utilizzato. Che si tratti di testo o di ipertesto, la struttura delle informazioni &egrave; la medesima. Ci&ograve; che cambier&agrave;, a seconda dei media, sar&agrave; solo la forma! Nel caso di un libro economico la carta sar&agrave; 40 gr, in formato 12x18 cm, dovremo andare alla pagina 120, il testo avr&agrave; un font Times corpo 6. Se invece consultiamo un libro pregiato, potr&agrave; essere una carta da 70 gr con particolari lavorazioni, in formato 24x36 cm, alla pagina 230, ed il testo potr&agrave; essere in marrone scuro con un font Garamond Light corpo 11 e cos&igrave; via. Cambiando media, nella versione interattiva, per accedere allo stesso versetto dovr&ograve; attivare il bottone Inizio, poi Antico testamento, poi Genesi... infine scegliere di vedere i primi versetti. Qui potr&ograve; optare per visualizzarlo su una piccola finestra, in Arial corpo 12, a pieno schermo, in Times bold corpo 36 colore rosso bordeaux, oppure, scegliendo il bottone Riproduzione, ascoltarlo narrato da un sintetizzatore vocale! Il contenuto reale &egrave; sempre e solo lo stesso versetto. La forma e il modo con cui l&rsquo;utente lo fruisce sono indubbiamente molto differenti, a seconda del mezzo e del tipo di pubblicazione. Queste considerazioni valgono senz&rsquo;altro per il testo, ma anche per le immagini la cosa non &egrave; molto differente. La Bibbia non &egrave; (generalmente) un testo illustrato. Per&ograve;, allo stesso modo del testo, possiamo capire come le immagini &ldquo;pure&rdquo;, ricche di informazioni, in un certo modo &ldquo;ridondanti&rdquo;, svincolate dalla dimensione di utilizzo in uno specifico media, possano essere trasferite con facilit&agrave; attraverso varie pubblicazioni. Al contrario, immagini &ldquo;povere&rdquo;, vincolate per dimensione e qualit&agrave; ad un&rsquo;istanza di pubblicazione, si possano riutilizzare con fatica. Un semplice esempio. Un capolettera decorato, a risoluzione elevata o con descrizione vettoriale pu&ograve; essere ridimensionato a piacimento per svariati formati di utilizzo. La stessa immagine, se presa da una pubblicazione per il video (ad esempio un CD-ROM interattivo) e quindi a risoluzione e qualit&agrave; basse, nell&rsquo;eventualit&agrave; debba essere riutilizzata su mezzi che richiedano una qualit&agrave; pi&ugrave; alta, non sar&agrave; pi&ugrave; adeguata. Da questo primo esempio cominciamo a capire come pi&ugrave; volte di quanto non si pensi ci sia l&rsquo;esigenza di veicolare lo stesso contenuto in pubblicazioni differenti. A volte ci sar&agrave; l&rsquo;esigenza di usare un unico mezzo fisico in formati differenziati (libro pregiato, libro economico). Altre volte si dovranno riproporre le stesse in--formazioni su carta e su Web. In alcuni casi saranno richieste pubblicazioni &ldquo;parziali&rdquo; su alcuni media, e &ldquo;totali&rdquo; su altri (si pensi al sito Web da sfogliare su un personal computer e lo stesso sito per i dispositivi wireless). Le combinazioni sono veramente molte. L&rsquo;esigenza frequente di versioni con lingue differenti complica ancora di pi&ugrave; il panorama. Riprendendo il &ldquo;fenomeno Bibbia&rdquo;, quell&rsquo;agglomerato di versetti, tradotto in decine e decine di lingue, ha mantenuto attraverso i secoli la stessa struttura e, per buona parte, anche lo stesso contenuto. Per&ograve; ha viaggiato sicuramente attraverso tutti i possibili media inventati dal genere umano. Ora, tornando un po&rsquo; pi&ugrave; coi piedi per terra (&egrave; proprio il caso di dirlo), cercheremo di analizzare quali possibilit&agrave; pu&ograve; offrire la tecnologia del CMP per quasi tutte le pubblicazioni che fanno parte della nostra quotidianit&agrave;. Prima vedremo come si procede nel modo &ldquo;tradizionale&rdquo;, quando il media la fa un po&rsquo; da padrone. Poi cercheremo delle alternative, e capiremo che mettere a fuoco contenuto e strut-tura saranno il primo passo, a volte difficile, ma sempre necessario, per avvicinarsi alla tecnologia CMP.
		</testo>
		<immagini>
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				<didascalia>Il contenuto &egrave; indubbiamente lo stesso da secoli. La forma varia nel tempo e nello spazio.
				</didascalia>
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				<didascalia>Un albero di struttura ha la radice in alto e le foglie in basso! Partendo dalla radice e seguendo via via i nodi strutturali si giunge con facilit&agrave; alle foglie che sono le scatole che contengono il &ldquo;vero&rdquo; contenuto.
				</didascalia>
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			<imm3>
				<file href_fmt="images/Fig02-03_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/Misto/File%20nativi%20Guida%20al%20CMP/01%20GUIDA%20AL%20CMP/Fig02-03.eps"/>
				<didascalia>Il parametro &ldquo;risoluzione&rdquo; molto spesso (ma non sempre) &egrave; un fattore indicativo della propensione di un &ldquo;asset&rdquo; a essere facilmente riproposto su pi&ugrave; media. Gli elementi vettoriali non sono limitati da questo vincolo.
				</didascalia>
			</imm3>
		</immagini>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>Come si &egrave; operato fino ad ora (in particolare nel mondo delle arti grafiche)
		</titolo>
		<testo>Proviamo ad analizzare una tipica situazione di pubblicazione commerciale, ed il flusso di lavoro che oggi viene utilizzato per la maggiore. Un&rsquo;azienda produce alcuni modelli di sedia. Deve informare i suoi clienti e i venditori delle caratteristiche di queste sedie, in particolare visualizzandone foto, dati tecnici e descrizione. Il responsabile della pubblicazione va dall&rsquo;azienda grafica e gli chiede un &ldquo;prodotto&rdquo; in grado di pubblicare le informazioni di cui lui dispone (immagini della sedia, altezza, larghezza, colore, peso e cos&igrave; via). L&rsquo;azienda grafica raccoglie tutti i dati a disposizione, le diapositive, i file di testo con le descrizioni, i titoli, i codici, le tabelle di foglio elettronico con le caratteristiche tecniche e i vari disegni CAD prodotti dall&rsquo;ufficio tecnico. Tutte queste cose, messe assieme, sono indubbiamente il &ldquo;contenuto&rdquo; da pubblicare, l&rsquo;insieme delle informazioni che il cliente vuole trasmettere. Ma, questo agglomerato di diapositive e file deve essere &ldquo;omogeneizzato&rdquo; e reso idoneo alla pubblicazione. Prima di tutto deve essere trasformato in forma digitale (le foto devono essere scansionate e ritoccate, mentre eventuali testi scritti su carta devono essere digitati). Subito dopo, in modo abbastanza &ldquo;naturale&rdquo;, si comincia una fase chiave per tutto il processo, della quale spesso non ci si rende conto. Si inizia a &ldquo;strutturare&rdquo; le informazioni. In base alla propria esperienza, un po&rsquo; facendo come si &egrave; sempre fatto, si comincia a creare una cartella/directory che contenga tutti i file relativi ad una singola sedia, quindi, ad esempio, un file che si chiama fronte299SU.psd per la foto, uno di testo denominato titoli_didasedianuova.txt, quindi una tabella chiamata tabella_299.xls. E si ripete lo stesso raggruppamento per ogni modello. Notiamo subito come anche questo semplice processo di gestione dei file sia una prima forma di strutturazione. Passiamo da un insieme di oggetti sciolti a dei contenitori omogenei per significato. Il file della foto e quello della tabella non hanno legami reali. Siamo noi ad imporre una connessione, ponendoli nella stessa cartella, sapendo che entrambi descrivono il medesimo oggetto. Ogni cartella, che include i contenuti relativi ad una sedia, ha il nome specifico della sedia. Quindi, ad una cartella, che non &egrave; altro che un contenitore virtuale, un &ldquo;raggruppatore&rdquo; di file, diamo il nome della sedia, che &egrave; invece un qualcosa di reale. Questa operazione &egrave; basilare. Ci fa capire che per realizzare una struttura servono elementi di contenuto vero e proprio (testi, immagini e cos&igrave; via) e &ldquo;nodi&rdquo; organizzativi, componenti che hanno il fine unico di dare ordine e caratterizzare le cose che contengono. Dando il nome alla cartella noi stiamo dando delle informazioni aggiuntive al nostro contenuto. Qualcosa che non sar&agrave; visibilmente pubblicato, ma che sar&agrave; fondamentale per la corretta pubblicazione delle informazioni. Il fatto che un file di foglio elettronico sia contenuto in una cartella o in un&rsquo;altra, a prescindere dal nome del file stesso, ci permette di capire che i dati contenuti al suo interno sono relativi alla sedia rappresentata nella foto, che d&agrave; il nome alla cartella stessa. Queste considerazioni, che ad una prima analisi possono sembrare banali e naturali, evidenziano come gi&agrave; nel mondo &ldquo;tradizionale&rdquo; chiunque pubblichi informazioni, in vario modo, ha da subito una grande necessit&agrave; di strutturarle. Quando si realizza un menab&ograve;, quando si dividono testi e immagini per contenitori di significato, ad esempio immagini relative allo stesso prodotto con i testi specifici, quando si individuano le caratteristiche comuni alle informazioni che si devono pubblicare, si sta definendo la &ldquo;struttura&rdquo;, o meglio, si sta estrapolando un qualcosa che gi&agrave; esiste, ma che deve essere formalizzato. Possiamo dire che la definizione di una struttura &egrave; un qualcosa che facciamo con una certa spontaneit&agrave;, con il semplice &ldquo;buon senso&rdquo;, basandoci sul significato delle cose, come la nostra mente &egrave; abituata a considerarle. Per&ograve;, per tradizione, per esigenza, per opportunit&agrave;, per mancanza di strumenti, gran parte delle volte la strutturazione che si opera &egrave; strettamente vincolata alla pubblicazione su un unico mezzo. In sostanza, siamo abituati a strutturare le informazioni non in base a come queste stesse esigono, riferendoci alle propriet&agrave; intrinseche di ci&ograve; che dobbiamo comunicare, ma pensando, gi&agrave; in anticipo, a come queste informazioni verranno poi disposte e visualizzate nel media scelto. Lo sforzo pi&ugrave; grande che dovr&agrave; fare chi &egrave; abituato a pubblicare su un unico mezzo, per abbracciare una tecnologia cross-media, sar&agrave; proprio quello di imparare a guardare le informazioni da trasmettere per quello che sono e non per come appaiono o come dovrebbero apparire. Quando si sar&agrave; in grado, con gli appositi stru-menti informatici, di strutturare in modo &ldquo;neutro&rdquo; e svincolato da ogni possibile media, il contenuto della nostra iniziativa di pubblicazione, avremo fatto il primo vero passo verso la realizzazione di un flusso di produzione a media incrociati. Tornando al nostro esempio delle schede, passiamo alla parte pi&ugrave; creativa. Digi-talizzate, rese omogenee e raggruppate le informazioni, ci avviciniamo al media. Nel caso di un&rsquo;azienda grafica, il prodotto proposto sar&agrave;, con grande probabilit&agrave; un depliant o una scheda. Optiamo per la seconda scelta. Ad ogni pagina corrisponde una sedia. L&rsquo;operatore DTP, nel suo programma di impaginazione, crea una pagina in formato A4. Comincia ad impostare gli spazi. Il grafico ha indicato precisamente, per ogni singola componente, dimensioni, font, posizione, effetti. Ma non ha specificato il contenuto. Il contenuto deve essere preso dalla cartella vista un attimo fa. Quindi, verranno importati, uno ad uno, con operazioni di copia-incolla, tutti i testi (titoli, descrizioni, didascalie e cos&igrave; via). Questi, posizionati correttamente, assumeranno la forma specificata dal grafico. La pagina sar&agrave; realizzata in modo che e, a colpo d&rsquo;occhio, un qualsiasi u-tente possa capire con facilit&agrave; quale sia il nome della sedia, il suo codice, la descrizione che la accompagna e cos&igrave; via. Siamo abituati al fatto che la forma grafica dia un forte aiuto nel comprendere il significato del contenuto. Ma notiamo un particolare curioso. Mentre per l&rsquo;utente essere umano, vedendo la pagina realizzata, non c&rsquo;&egrave; possibilit&agrave; di confondere le varie parti di contenuto inserite, ad esempio il nome della sedia con una descrizione, o un logo con la foto, per il programma di impaginazione, il cui unico scopo &egrave; il posizionamento degli oggetti nella pagina, il fatto che una parola faccia parte di un nome di prodotto o di una descrizione non ha alcuna rilevanza. Pi&ugrave; precisamente, non fa alcuna differenza. La maggior parte degli applicativi usati per gestire la forma nei vari media (programmi DTP, applicazioni di Web design e cos&igrave; via) si limita a realizzare un preciso posizionamento di oggetti &ldquo;inerti&rdquo; all&rsquo;interno di un formato di visualizzazione. Questa composizione, vista poi da un utente umano, assume il senso logico e compiuto che siamo abituati a rilevare quando vediamo una pagina di pubblicit&agrave;, una rivista, un sito Web e cos&igrave; via. Il problema pi&ugrave; grande, a questo punto, &egrave; dato dal fatto che i maggiori linguaggi per descrivere la forma, detti Page Description Language (PostScript, PDF, HTML e cos&igrave; via) non contengono (nell&rsquo;utilizzo comune) alcuna indicazione relativa alla struttura delle informazioni che rappresentano. Il PostScript, e il PDF, sono alla base della pubblicazione cartacea. Tutti i maggiori applicativi, quando si voglia stampare usando una stampante professionale o un sistema industriale di produzione di pellicole o lastre, generano un file Post-Script. L&rsquo;HTML (HyperText Markup Language, linguaggio di marcatura dell&rsquo;ipertesto) &egrave;, invece, il linguaggio utilizzato per descrivere le pagine visualizzate con i browser (Internet Explorer, Netscape e cos&igrave; via). PostScript &egrave; un linguaggio a &ldquo;catasta&rdquo;, mentre HTML &egrave; un linguaggio ad oggetti affiancati su un unico livello, per&ograve; nessuno dei due (n&eacute; PostScript n&eacute; HTML) permette di gestire una struttura svincolata dalla forma! Quindi, partendo da un impaginato per la carta e dovendo riproporre il contenuto per un altro media, con un&rsquo;altra forma, non &egrave; possibile creare un automatismo efficiente che effettui il passaggio. Se vogliamo che il nome della sedia, che per la carta magari usa un Garamond con un particolare effetto, possa essere rappresentato con un semplice Times Roman nel sito Web, partendo dall&rsquo;impaginato per la carta, dobbiamo mettere in conto una buona dose di intervento manuale di un operatore. E si torna al copia-incolla!
		</testo>
		<immagini>
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				<didascalia>Gi&agrave; l&rsquo;organizzare una serie di file in una struttura di cartelle che dividano i prodotti per informazioni e propriet&agrave; &egrave; una forma di strutturazione che facciamo abitualmente. Sar&agrave; importante riuscire a formalizzare la procedura.
				</didascalia>
			</imm1>
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				<didascalia>Per un utente umano &egrave; facile e abituale ricercare il significato racchiuso nella forma. Particolari artifizi grafici non danno adito a dubbi e fanno capire all&rsquo;utente a che parte della struttura dell&rsquo;informazione appartenga un certo testo, una certa immagine o un gruppo di elementi. Ma per un computer la caratterizzazione delle parti di una pagina non &egrave; altrettanto semplice, a meno che non si operi una scissione forma-contenuto.
				</didascalia>
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				<didascalia>In PostScript ogni oggetto ha una sua posizione &ldquo;verticale&rdquo;: o &egrave; sopra o &egrave; sotto rispetto agli altri. Come nella pizza, sotto tutto c&rsquo;&egrave; la pasta, poi il pomodoro, poi la mozzarella, il prosciutto e i funghi. Uno sopra l&rsquo;altro. Guardando da sopra, si vede solo l&rsquo;oggetto sopra tutti (i funghi) e non si notano quelli sotto (dal prosciutto alla pasta). &Egrave; un tipico esempio di catasta (stack).
				</didascalia>
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			<imm4>
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				<didascalia>In HTML gli oggetti sono uno affiancato all&rsquo;altro. Come nelle gabbie dei caratteri mobili inventate da Gutenberg, gli elementi sono tutti allo stesso livello, si affiancano in righe e colonne. Ogni componente di una pagina visualizzabile su Internet &egrave; (nella maggioranza dei casi) un insieme di tabelle di oggetti affiancati in orizzontale e verticale e mai sovrapposti.
				</didascalia>
			</imm4>
		</immagini>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>Il WYSIWYG non &egrave; pi&ugrave; sufficiente: cosa c&rsquo;&egrave; dopo?
		</titolo>
		<testo>La tecnologia di riferimento per la pubblicazione cartacea &egrave; il WYSIWYG (What You See Is What You Get, ci&ograve; che si vede &egrave; ci&ograve; che si ottiene). Questo concetto, indubbiamente rivoluzionario nei primi anni ottanta, quando fu introdotto, ha dato un forte slancio al modo di pubblicare tradizionale. La possibilit&agrave; di vedere sullo schermo esattamente ci&ograve; che si otteneva in stampa era quasi miracolosa. Il PostScript ed il PDF, successiva evoluzione, sono la miglior implementazione tecnologica di questa idea. Se pensiamo che, fino a solo qualche anno prima, non c&rsquo;era alcuna possibilit&agrave; di visualizzare in un&rsquo;anteprima, con buona approssimazione, ci&ograve; che sarebbe stato stampato, e ci si doveva affidare a codici rappresentativi o a strani simbolismi, capiamo come sia stato una vera e propria manna poter riuscire a modificare interattivamente le forme da riprodurre, visualizzandone l&rsquo;aspetto definitivo in modo indipendente tra stampati di tipo diverso. Per&ograve; oggi, quasi vent&rsquo;anni dopo, questo non basta pi&ugrave;. Il WYSIWYG &egrave; ancora fondamentale, ma non pi&ugrave; sufficiente. Cercheremo di capire quale sar&agrave; il passo successivo.
		</testo>
		<immagini>
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				<file href_fmt="images/Fig02-08_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/Misto/File%20nativi%20Guida%20al%20CMP/01%20GUIDA%20AL%20CMP/Fig02-08.eps"/>
				<didascalia>La filosofia WYSIWYG permette, attraverso una serie di strumenti che si appoggiano alla base tecnologica comune del PostScript, di ottenere coerenza tra ci&ograve; che si vede a monitor e ci&ograve; che si otterr&agrave; in stampa, sia digitale che analogica. &Egrave; molto legata al concetto di &ldquo;pagina&rdquo; e si limita esclusivamente alla forma, senza occuparsi minimamente del contenuto.
				</didascalia>
			</imm1>
		</immagini>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			La struttura intrinseca alle informazioni
		</titolo>
		<testo>Per schematizzare, sintetizziamo il flusso delle informazioni relative alle sedie:&#x2029; &#x25CF; le sedie hanno delle propriet&agrave; intrinseche (forma, peso, colore e cos&igrave; via);&#x2029; &#x25CF; sedie simili hanno propriet&agrave; simili (ad esempio, tutte hanno una dimensione fisica tridimensionale, tutte saranno composte da un insieme di materiali, nessuna potr&agrave; essere caratterizzata da una &ldquo;durata&rdquo; in tempo o da un &ldquo;voltaggio&rdquo; in Volt e cos&igrave; via);&#x2029; &#x25CF; il cliente, per ogni sedia, possiede queste informazioni da pubblicare;&#x2029; &#x25CF; alcune informazioni sono in formato di testo, altre in tabella, altre su supporti analogici (carta, diapositive), altre in un formato grafico (CAD, JPG e altri);&#x2029; &#x25CF; il cliente sa a quale sedia sono abbinate le immagini e i dati testuali e comunica tutto questo all&rsquo;azienda grafica;&#x2029; &#x25CF; l&rsquo;azienda grafica, ricevute le informazioni &ldquo;crude&rdquo; dal cliente, per prima cosa le rende omogenee (tutte in un formato digitale utilizzabile), poi le ordina: in sostanza comincia a strutturarle;&#x2029; &#x25CF; dopo questo primo ordinamento di file e cartelle, si passa alla produzione dell&rsquo;impaginato; il grafico ha inventato una forma da usare (un layout) basandosi sugli &ldquo;ingombri&rdquo; delle informazioni da pubblicare, ma non necessariamente sulle informazioni stesse; usa per questa fase dei contenuti &ldquo;segnaposto&rdquo;;&#x2029; &#x25CF; l&rsquo;impostazione grafica della pagina definisce chiaramente &ldquo;cosa va dove&rdquo;;&#x2029; &#x25CF; con varie operazioni di copia-incolla gli operatori DTP sostituiscono i testi segnaposto coi contenuti veri, abbinando a questi la forma impostata dal grafico;&#x2029; &#x25CF; a questo punto, la prima strutturazione &ldquo;grossolana&rdquo; dei file e delle componenti si integra perfettamente con la strutturazione data dalla forma;&#x2029; &#x25CF; la pagina &egrave; pronta per essere prodotta industrialmente attraverso le note tecniche di stampa;&#x2029; &#x25CF; si produce un file per la stampante (generalmente PostScript o PDF);&#x2029; &#x25CF; un utente umano, guardando l&rsquo;impaginato, sa perfettamente a cosa corrisponda ogni singolo testo: ad esempio, sa bene che una riga di testo di piccole dimensioni sotto una foto ne &egrave; la didascalia ed &egrave; una breve descrizione della foto stessa; questa composizione pu&ograve; quindi sembrare completamente strutturata, e in effetti lo &egrave;, ma solo vincolata a quella specifica forma, solo agli occhi di chi la vede cos&igrave; come appare;&#x2029; &#x25CF; da un punto di vista del calcolatore, pi&ugrave; propriamente della &ldquo;struttura dati&rdquo;, la nostra pagina &egrave; semplicemente un&rsquo;accozzaglia di punti e di linee, &egrave; un unico file che contiene una &ldquo;catasta&rdquo; di oggetti geometricamente ben definiti, dei quali non conosce assolutamente il significato; se si volesse riprodurre la stessa pagina senza la didascalia, non ci sarebbe modo di chiedere ad alcun programma automatico di eliminarla sarebbe necessario l&rsquo;in-tervento di un operatore che, in base alla forma, dovrebbe rimuovere &ldquo;a mano&rdquo; la didascalia. La pubblicazione cartacea, dalle origini fino all&rsquo;estrema evoluzione del DTP, si basa proprio sul posizionamento e l&rsquo;affiancamento di oggetti (testo e immagini) all&rsquo;interno di un&rsquo;area che sar&agrave; riprodotta industrialmente. Questo si faceva coi caratteri mobili ai tempi di Gutenberg. Lo si &egrave; fatto per tanti anni dall&rsquo;introduzione della stampa offset, usando tavoli luminosi, supporti trasparenti e pellicola, appiccicando i vari pezzi uno vicino all&rsquo;altro (o uno sopra all&rsquo;altro). Si continua a farlo ancora oggi con i moderni programmi di impaginazione, coi quali, con estrema precisione, &egrave; possibile posizionare e unire testi e immagini in combinazioni fino a qualche anno fa impensabili. Ma alla fine, ci&ograve; che risulta &egrave; una matrice di punti &ldquo;passiva&rdquo;, nella quale il dispositivo che trasforma la carta in carta stampata non sa assolutamente se il puntino tondo che va a stampare sia parte di un&rsquo;immagine o di una lettera &ldquo;i&rdquo;. Nonostante il forte sviluppo di Internet e degli altri media nei primi anni 2000, ancora una grossissima fetta della pubblicazione richiesta dai clienti passa prima attraverso la carta. E, con grande probabilit&agrave;, l&rsquo;utilizzo della carta come primo mezzo di comunicazione di massa per testo ed immagini continuer&agrave; anche nei prossimi decenni. &Egrave; evidente, quindi, come sia necessaria un&rsquo;evoluzione proprio in questo mondo della pubblicazione cartacea. E questa volta, l&rsquo;evoluzione impone un passo indietro. Non si pu&ograve; pensare di mettere qualcosa &ldquo;dopo&rdquo; la realizzazione dell&rsquo;impaginato per la carta. Cercare di estrapolare una struttura da un qualcosa nel quale contenuto e forma sono gi&agrave; completamente fusi richiederebbe troppe energie e, molto spesso la qualit&agrave; del risultato ottenuto non sarebbe sufficiente. Buona parte dei prodotti software che hanno cercato di fare questo, in qualche modo, hanno avuto vita breve (vedi ad esempio lo scarso impatto nell&rsquo;utilizzo di Avenue.quark, un modulo per l&rsquo;estrazione dei contenuti puri per il famoso programma di impa-ginazione Quark XPress). Si deve invece raffinare il flusso dall&rsquo;origine. Bisogna trovare un modo per &ldquo;immagazzinare bene&rdquo; i dati relativi alla struttura, fin dalle prime fasi della pubblicazione. Inoltre, spesso sar&agrave; necessario &ldquo;costringere&rdquo; i dati stessi in strutture predefinite, in modo da renderne pi&ugrave; agevole la manipolazione successiva. Dal punto di vista dell&rsquo;azienda grafica, sar&agrave; conveniente evolvere tutto il settore che sta in mezzo tra il cliente stesso e la produzione vera e propria, in logica cross-media, imparando ad analizzare e a definire in modo efficace ed efficiente la struttura propria delle informazioni che il cliente stesso deve pubblicare. E poi, solo dopo questa profonda e completa fase, quando il contenuto sar&agrave; diventato qualcosa di articolato e strutturato, risulter&agrave; conveniente valutare la forma migliore relativa ai vari media in gioco. Si arriver&agrave; ugualmente alla pubblicazione su carta attraverso la consolidata tecnologia WYSIWYG, ma questa volta nello stesso impaginato, oltre a ci&ograve; che si vede, saranno presenti anche delle informazioni che &ldquo;non si vedono&rdquo;. Questi dettagli invisibili, che permettono al computer di sapere su &ldquo;cosa&rdquo; sta lavorando, sono poi quelli che fanno la differenza.
		</testo>
		<immagini>
			<imm1>
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				<didascalia>Una tradizione di secoli ci porta a produrre in simultanea i contenuti e la forma che questi prenderanno. Spesso la fase di &ldquo;epurazione&rdquo; della forma utilizzata nella prima pubblicazione (copia-incolla) &egrave; molto costosa, noiosa e &ldquo;mal vista&rdquo;. Ripensare al flusso nel suo complesso in logica CMP diventa basilare per inquadrare le informazioni in un cammino pi&ugrave; efficiente.
				</didascalia>
			</imm1>
		</immagini>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Analisi, comprensione, strutturazione
		</titolo>
		<testo>Realizzare una pubblicazione &egrave; un po&rsquo; come costruire una casa. Non &egrave; sufficiente pensare all&rsquo;esigenza della casa perch&eacute; l&rsquo;impresa costruttrice arrivi nel terreno ed inizi a buttare gi&ugrave; fondamenta, muri e solai. &Egrave; naturale pensare prima ad un progetto, che debba soddisfare le esigenze del cliente e le possibilit&agrave; economiche e fisiche di costruzione. Per alcune componenti ci sar&agrave; piena possibilit&agrave; di scelta, per altre si dovranno seguire degli standard. Partendo da un progetto di massima, che faccia capire se si vuole realizzare un palazzo o uno chalet, si andr&agrave; via via affinando il progetto stesso e aggiungendo informazioni specifiche. Durante le fasi di definizione si comincer&agrave; specificando chiaramente le esigenze generali (numero di stanze, dimensioni, bagni e cos&igrave; via), e si arriver&agrave; a realizzare un progetto con vari livelli di specifica che, nella sua versione pi&ugrave; dettagliata, includer&agrave; il numero di porte, di finestre, la tipologia dei pavimenti e cos&igrave; via, fino anche ai mobili e agli accessori. Quindi, da una &ldquo;semplice&rdquo; idea di casa si otterr&agrave; una struttura che preveda di mettere una serie molto ampia di &ldquo;singoli pezzi&rdquo; ognuno al loro posto. Con buona probabilit&agrave; riusciremo ad estrapolare una certa modulari-t&agrave;. Ad esempio, le porte larghe un metro saranno tutte uguali. I mattoni da 15 cm non dovranno essere descritti uno ad uno: la specifica usata per uno baster&agrave; per tutti. Per realizzare poi fisicamente la casa, saranno necessari entrambi: il progetto che dica &ldquo;cosa va dove&rdquo;, e i materiali indicati nel progetto, oltre naturalmente al lavoro dell&rsquo;impresa. Per la nostra pubblicazione il procedimento &egrave; abbastanza simile. Dall&rsquo;idea intrinseca nelle cose da pubblicare, dobbiamo via via estrapolare caratteristiche comuni e trasversali. Spezzettare il nostro contenuto, organizzarlo in contenitori omogenei, in pezzi sempre pi&ugrave; piccoli, fino a poter definire con completezza ogni elemento strutturale che lo compone. Il risultato di un processo di analisi e strutturazione, come per la casa, dovr&agrave; portare ad un progetto (struttura) che dica chiaramente cosa va dove, ed, in conseguenza, dovremo avere tutti i singoli pezzi a disposizione per cominciare la costruzione, sapendo con chiarezza dove ogni singolo pezzo dovr&agrave; trovare posto. Scopriremo, quindi, che il nostro contenuto, che in prima analisi poteva sembrare un pezzo unico e compatto (come potrebbe essere una casa completa), visto da vicino non &egrave; altro che una serie ben organizzata di singoli &ldquo;pezzi&rdquo;.
		</testo>
		<immagini>
			<imm1>
				<file href_fmt="images/Fig02-10_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/Misto/File%20nativi%20Guida%20al%20CMP/01%20GUIDA%20AL%20CMP/Fig02-10.eps"/>
				<didascalia>Progettare per pubblicare &egrave; in un certo modo simile al progettare per costruire. Ad un certo punto &egrave; necessario individuare la lista degli elementi necessari o possibili. Al fine di ridurre i costi bisogna creare categorie omogenee quanto pi&ugrave; ampie possibile.
				</didascalia>
			</imm1>
		</immagini>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>Modelli e granularit&agrave;
		</titolo>
		<testo>In fase di progettazione, si comincia dalle esigenze complessive del cliente. Da una parte dovremo realizzare un modello che rappresenti la complessit&agrave; delle informazioni da pubblicare, dall&rsquo;altra dovremmo cercare che questo modello sia dettagliato, ma abbia un livello di granularit&agrave; conveniente. Questo termine, al quale dovremo abituarci, indica la capacit&agrave; di sminuzzare le informazioni in unit&agrave; piccole ed il pi&ugrave; possibile uniformate, ma utilizzabili come blocchi significativi.&#x2029;Un esempio. Immaginiamo un&rsquo;antologia di poesie. Il complesso delle composizioni potr&agrave; essere suddiviso in autori, poi, eventualmente in periodi, fino ad arrivare alla singola opera. Questo pu&ograve; forse essere un livello di granularit&agrave; sufficiente. Eventualmente, ogni singola opera pu&ograve; essere divisa in versetti, e in alcuni casi anche quest&rsquo;ulteriore divisione pu&ograve; essere utile. Se, per&ograve;, andiamo oltre, a livello di parola o di singola lettera, non ha pi&ugrave; senso una catalogazione e si rischia di rendere vano il lavoro di strutturazione precedente. Pi&ugrave; la granularit&agrave; &egrave; elevata pi&ugrave; il modello diventa complesso. Sarebbe come se, nel progetto della nostra casa, fosse specificato ogni singolo granello di sabbia che compone la malta!&#x2029;La fase di strutturazione, pu&ograve; costringere il cliente stesso a modificare leggermente le informazioni da pubblicare. Questo, visto nella logica di una pubblicazione strutturata e su pi&ugrave; mezzi, pu&ograve; risolversi spesso in grandi vantaggi di flessibilit&agrave; e portabilit&agrave; dell&rsquo;informazione.&#x2029;Riferendoci alla casa, immaginiamo che per eccesso di creativit&agrave;, il cliente, dovendo decidere la dimensione di 10 porte uguali, ne richieda una da 1 metro e 1 millimetro (di larghezza), una da un metro e 2 millimetri, un&rsquo;altra ancora da 999 millimetri, e cos&igrave; via. &Egrave; probabile che il progettista, in questa situazione, cerchi di forzare l&rsquo;esigenza del cliente stesso, orientandolo a scegliere tutte le porte da 1 metro. Si intuisce facilmente come una standardizzazione, in questo caso, porti netti vantaggi.&#x2029;Quindi, spesso strutturare un insieme di informazioni da pubblicare, significa, entro certi limiti, farle avvicinare ad uno standard. Da una parte, creare il modello in funzione delle informazioni, dall&rsquo;altra togliere i &ldquo;fronzoli&rdquo; non indispensabili per far aderire le informazioni ad un modello efficiente.&#x2029;Per definire la struttura, una tecnica consiste nell&rsquo;estrapolare il modello partendo dalle idee &ldquo;consolidate&rdquo; di pubblicazione ed individuando le varie componenti comuni. Libri, schede tecniche, manuali, cataloghi, lettere, e quasi tutte le pubblicazioni con le quali siamo abituati a convivere hanno una loro propria organizzazione, a volte semplice, a volte molto complessa. Basta cominciare a scorrerle con attenzione, cercando di individuarne le caratteristiche comuni e ripetitive, per poter delineare un primo modello di riferimento.&#x2029;Consideriamo una normale lettera commerciale. Evidenziamo subito elementi quali:&#x2029; &#x25CF; intestazione;&#x2029; &#x25CF; data;&#x2029; &#x25CF; destinatario;&#x2029; &#x25CF; oggetto;&#x2029; &#x25CF; frase di saluto;&#x2029; &#x25CF; corpo;&#x2029; &#x25CF; frasi di chiusura.&#x2029;Ognuno di questi elementi pu&ograve; essere a sua volta suddiviso in altre componenti:&#x2029; &#150; intestazione (mittente)&#x2029; &#x25CF; nome&#x2029; &#x25A0; Nome proprio o nome dell&rsquo;azienda&#x2029; &#x25A0; Cognome&#x2029; &#x25CF; indirizzo&#x2029; &#x25A0; Via&#x2029; &#x25A0; Citt&agrave;&#x2029; &#x25A0; Provincia&#x2029; &#x25A0; Nazione&#x2029; &#x25A0; CAP&#x2029; &#x25CF; eventuale logo&#x2029; &#x25CF; telefono&#x2029; &#x25CF; fax&#x2029; &#x25CF; indirizzo mail&#x2029; &#x25CF; sito Web&#x2029; &#150; destinatario&#x2029; &#x25CF; nome&#x2029; &#x25A0; Nome proprio o nome dell&rsquo;azienda&#x2029; &#x25A0; Cognome&#x2029; &#x25CF; indirizzo&#x2029; &#x25A0; Via&#x2029; &#x25A0; Citt&agrave;&#x2029; &#x25A0; Provincia&#x2029; &#x25A0; Nazione&#x2029; &#x25A0; CAP&#x2029; &#150; data&#x2029; &#x25CF; giorno&#x2029; &#x25CF; mese&#x2029; &#x25CF; anno&#x2029; &#150; oggetto&#x2029; &#x25CF; Riferimento&#x2029; &#x25CF; Argomento&#x2029; &#150; frase di saluto&#x2029; &#x25CF; Parola di apertura (caro/a, carissimo/a, spett., spett.le e cos&igrave; via)&#x2029; &#x25CF; Nome destinatario&#x2029; &#150; corpo&#x2029; &#150; frasi di chiusura&#x2029; &#x25CF; autore&#x2029; &#x25CF; titolo&#x2029;Si nota che non &egrave; stata specificata una suddivisione per il corpo. Infatti, in questa parte l&rsquo;autore pu&ograve; decidere la struttura da utilizzare tra diverse possibilit&agrave;, in funzione del suo stile di scrittura, dell&rsquo;argomento, del tipo di comunicazione che vuole effettuare.&#x2029;Il corpo di una lettera pu&ograve; essere suddiviso in elementi &ldquo;generici&rdquo; che possono essere utilizzati in molte combinazioni:&#x2029; &#150; corpo&#x2029; &#x25CF; paragrafi&#x2029; &#x25CF; liste ordinate&#x2029; &#x25CF; liste non ordinate&#x2029; &#x25CF; intestazioni Questo &egrave; un esempio tratto da un caso molto semplice, ma, con la stessa logica, si possono estrarre strutture anche da pubblicazioni molto pi&ugrave; complesse. Descrivere chiaramente un modello di riferimento &egrave; particolarmente importante perch&eacute; permette di unificare ed omogeneizzare il contenuto, indipendentemente dall&rsquo;autore che lo crea. &Egrave; possibile formalizzare una struttura attraverso la creazione di una DTD (Document Type Definition) o uno Schema, e di questo parleremo nel capitolo 2. Anticipiamo solo che si tratta di un insieme di regole per de-scrivere in modo formale ci&ograve; che, empiricamente, abbiamo gi&agrave; fatto un attimo fa. DTD e Schema hanno pi&ugrave; o meno la stessa funzione, per&ograve; seguono regole sintattiche differenti. La tendenza generale sembra far prevalere la modalit&agrave; Schema sulla modalit&agrave; DTD. Pertanto, in questo testo da qui in poi useremo il termine Schema per indicare la formalizzazione della struttura (il lettore sappia che la pu&ograve; cambiare col termine DTD). Se il modello dell&rsquo;informazione da pubblicare &egrave; supportato da uno Schema, questo vincola l&rsquo;autore, e gli permette di produrre del contenuto solo in conformit&agrave; alle sue specifiche. Vedremo che ci sono varie modalit&agrave; per &ldquo;costringere&rdquo; gli autori a seguire gli Schemi, dall&rsquo;utilizzo di alcuni word processor abilitati alla gestione della struttura, all&rsquo;utilizzo di form o di vari tipi di template (moduli predefiniti). Se l&rsquo;autore si affida allo Schema nella produzione del contenuto, questo risulter&agrave; gi&agrave; strutturato non appena conclusa la sua creazione. Per&ograve;, dato che, in generale, un autore crea i contenuti pensando all&rsquo;intera informazione da comunicare, al documento nel suo complesso, pi&ugrave; che al singolo elemento di struttura, sar&agrave; fondamentale trovare un giusto equilibrio tra esigenze di struttura e libert&agrave; di creazione. Nella definizione del modello, sar&agrave; importante capire, di volta in volta, anche la &ldquo;cardinalit&agrave;&rdquo; di ogni elemento. Cio&egrave; dovremo provare a definire se un dato componente, semplice o strutturato, debba necessariamente esserci sempre, o solo una volta, o un numero definito o indefinito di volte. Il fatto che una struttura possa contemplare parti &ldquo;opzionali&rdquo; la rende molto flessibile e predisposta agli utilizzi pi&ugrave; svariati.
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>Definizione di granularit&agrave;
		</titolo>
		<testo>La granularit&agrave; definisce il pi&ugrave; piccolo pezzo di informazione che possa essere riutilizzato integralmente (senza essere ulteriormente scomposto) o che possa essere abbinato singolarmente ad una specifica forma. Un singolo &ldquo;granulo&rdquo; di contenuto deve essere trattato allo stesso modo nel suo complesso. Se utilizzato, deve essere utilizzato in toto. Per uno stesso contenuto globale &egrave; possibile ipotizzare diversi livelli di granularit&agrave;, a seconda delle fasi di lavorazione. Ad esempio, nella fase di creazione, l&rsquo;autore pu&ograve; aver necessit&agrave; di una granularit&agrave; molto elevata, per poter specificare le caratteristiche di elementi molto piccoli. Mentre, in fasi successive, avvicinandosi ai media, pu&ograve; essere utile un livello di specifica pi&ugrave; semplice, per consentire una pubblicazione pi&ugrave; snella. &Egrave; facile immaginare come sia abbastanza semplice passare da una granularit&agrave; elevata ad una pi&ugrave; semplice, in modo automatico, ma pu&ograve; risultare difficile il contrario.
		</testo>
		<immagini>
			<imm1>
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				<didascalia>Per ridurre la granularit&agrave; basta raggruppare. Per aumentarla &egrave; invece necessario un intervento di analisi molto pi&ugrave; complesso.
				</didascalia>
			</imm1>
		</immagini>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Pensiamo ai contenitori
		</titolo>
		<testo>La nostra casa potrebbe essere vista come un contenitore. La casa contiene piani, i piani contengono stanze, le stanze contengono porte e finestre, le finestre sono composte da (contengono) un telaio e dal vetro. Osservando da fuori, si vede solo il contenitore esterno. Andando un po&rsquo; pi&ugrave; in profondit&agrave;, si notano i componenti ai vari livelli. Un discorso analogo vale per le informazioni da pubblicare. La lettera contiene intestazione, destinatario e altro. Anche l&rsquo;intestazione &egrave; un contenitore, raccoglie il nome, l&rsquo;indirizzo, il telefono e cos&igrave; via. L&rsquo;indirizzo &egrave; ancora un contenitore, gli appartengono la via, la citt&agrave;, la provincia. In questa esemplificazione, i contenitori sono nodi strutturali, gli oggetti che non contengono nessun altro nodo (le foglie) sono l&rsquo;essenza dell&rsquo;informazione, e possono essere del testo, delle immagini o degli &ldquo;asset&rdquo; multimediali.
		</testo>
		<immagini>
			<imm1>
				<file href_fmt="images/Fig02-11_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/Misto/File%20nativi%20Guida%20al%20CMP/01%20GUIDA%20AL%20CMP/Fig02-11.eps"/>
				<didascalia>Nella fase di analisi bisogna prestare molta attenzione nella distinzione tra nodi strutturali e foglie. Queste ultime sono quelle che contengono il vero e proprio &ldquo;pezzo&rdquo; di informazioni. Gli altri elementi sono indispensabili ma non contengono informazioni da pubblicare. Potremmo dire che i nodi strutturali, in qualche modo, devono essere trasformati in una particolare struttura grafica a seconda del media utilizzato.
				</didascalia>
			</imm1>
		</immagini>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Separare contenuto e forma
		</titolo>
		<testo>La possibilit&agrave; di utilizzare, e ri-utilizzare, le stesse informazioni su vari media si basa su un presupposto iniziale: che gli autori siano in grado di produrre un contenuto senza alcun vincolo relativo ad una specifica forma di pubblicazione.&#x2029;Entrando in questa logica, i vari attori incaricati di creare l&rsquo;informazione da trasmettere, sotto forma di testo, immagini, grafica di qualsiasi tipo, potranno operare in modo da realizzare un contenuto puro, potenzialmente predisposto per svaria&shy;ti utilizzi, in una logica di integrazione ed eliminando la duplicazione degli sforzi. Dovendo, ad esempio, creare una descrizione di prodotto, lo stesso &ldquo;pacchetto di testo&rdquo; potr&agrave; essere utilizzato per una brochure, un piccolo depliant, un grande catalogo, una parte del sito Web aziendale, un catalogo on-line di rivenditori esterni, magari in aggiunta con informazioni specifiche ulteriori, oppure anche in una guida utente, in materiale per il supporto tecnico o in dispense per il commerciale. Lo stesso contenuto creato da un autore, in alcuni casi, pu&ograve; essere abbinato ad integrazioni realizzate da altri, ma seguendo sempre lo stesso modello di riferimento. L&rsquo;idea di fondo consiste nel non &ldquo;reinventare la ruota&rdquo;, cio&egrave; nel cercare di non dover rifare qualcosa che qualcun altro ha gi&agrave; realizzato in precedenza, magari con grande fatica.&#x2029;Perch&eacute; il contenuto possa essere usato su vari media &egrave; essenziale che l&rsquo;attenzione dell&rsquo;autore sia posta nella realizzazione di &ldquo;asset&rdquo; indipendenti, autonomi e svincolati da ogni specificit&agrave; dovuta ad una particolare forma. Entrare in questo nuovo modo di pensare &egrave; senz&rsquo;altro difficile. Per&ograve; i vantaggi in termini di flessibilit&agrave;, di longevit&agrave; delle informazioni, di apertura ad opportunit&agrave; future compensa di gran lunga gli sforzi di tutti.&#x2029;Un luogo comune (da sfatare) consiste nella convinzione di alcuni autori che si possa realizzare del &ldquo;buon&rdquo; contenuto solo avendo ben chiaro come questo apparir&agrave; una volta pubblicato nel media. Per spostarsi da questa convinzione, sar&agrave; sufficiente tenere presenti alcune indicazioni che gli autori stessi dovranno considerare nella creazione del contenuto, che, se ben realizzato, moltiplicher&agrave; attraverso i vari mezzi le sue potenzialit&agrave; di comunicazione.&#x2029;In un ambiente di pubblicazione &ldquo;tradizionale&rdquo;, agli autori &egrave; spesso richiesto di produrre il contenuto, di formattarlo e adattarlo alle esigenze del media nel quale sar&agrave; pubblicato. A volte devono aver a che fare con problemi quali dimensione di font, spaziatura di carattere, risoluzione di immagini, coerenza dei colori. An&shy;cora pu&ograve; essere richiesto loro di adattare leggermente il contenuto stesso per me&shy;glio rispondere alle esigenze della pubblicazione (per renderlo, ad esempio, pi&ugrave; orientato al marketing o alla documentazione tecnica), o di ridurlo per farlo rientrare in spazi definiti dalla forma.&#x2029;Se si lavora in una logica CMP, gli autori devono limitarsi alla definizione assoluta del contenuto. L&rsquo;abbinamento con la forma specifica per un dato media sar&agrave; frutto di un processo successivo, semi automatico o automatico, al quale non sar&agrave; concesso di modificare minimamente quanto definito dalla fase precedente, pena l&rsquo;invalidazione di tutto il flusso.&#x2029;Nel caso della pubblicazione cartacea, ad esempio, si dovranno preferire, in fase di abbinamento forma/contenuto, soluzioni che modificheranno magari leggermente la forma, pur di mantenere la coerenza trasversale nel contenuto. Per questo media tale processo &egrave; generalmente semi automatico, e, in ogni caso, un intervento umano per l&rsquo;ottimizzazione grafica &egrave; sempre necessario. Per una pubblicazione Web-oriented, molto spesso si potranno utilizzare completi automatismi che faranno leva sulla flessibilit&agrave; del linguaggio di descrizione della pagina (generalmente HTML) per accogliere la forma in modo dinamico mantenendo ancora la coerenza tra i media. Quindi, per esemplificare: uno stesso contenuto che tradizionalmente dovrebbe essere ritoccato dai designer, in una logica CMP dovr&agrave; rimanere per forza tale e quale, ma si dovr&agrave; modificare &ldquo;a mano&rdquo; un po&rsquo; la forma nell&rsquo;impaginazione per la carta, e si dovr&agrave; sfruttare la flessibilit&agrave; delle tabelle (in modo automatico) nell&rsquo;uscita su Internet.&#x2029;Basandosi su questi presupposti, la strutturazione delle informazioni e la creazione di un modello appropriato sono una fase fondamentale del flusso di pubblicazione. Il modello rappresentato nello Schema permetter&agrave; di rendere &ldquo;univoco&rdquo; il contenuto, a prescindere da chi ne sia l&rsquo;autore. Un contenuto correttamente strutturato non potr&agrave; contenere &ldquo;inflessioni&rdquo; proprie di un singolo autore. Pertanto, anche da questo punto di vista, lo sforzo richiesto agli autori aumenter&agrave; di molto la consistenza delle informazioni.&#x2029;Ad esempio, se si devono realizzare alcune didascalie e lo Schema richiede che venga rispettata una sequenza del tipo&#x2029;(Fig.) &#150; Numero di due cifre &#150; Descrizione di massimo 70 lettere&#x2029;se un autore preferisce scrivere&#x2029;F. 13 &#150; foto della Terra vista dalla Luna&#x2029;oppure&#x2029;Figura 13 Foto della Terra vista dalla Luna&#x2029;il suo apporto non sar&agrave; accettato e dovr&agrave; essere modificato.&#x2029;Di conseguenza, tutto ci&ograve; che rispetter&agrave; lo Schema di riferimento, grazie alla sua diffusa uniformit&agrave;, sar&agrave; gestibile con facilit&agrave; nelle fasi successive. In questo caso, una procedura automatica che dia una certa formattazione alla parola Fig., un&rsquo;altra al numero, un&rsquo;altra ancora al testo della didascalia permetter&agrave; un forte incremento di produttivit&agrave; quando al contenuto si andr&agrave; ad abbinare la forma. E la stessa produzione dei contenuti in diretta dipendenza alle specifiche di uno Schema render&agrave; pi&ugrave; efficiente anche il lavoro degli autori. In questa ottica gli autori di contenuto saranno (o si sentiranno) un po&rsquo; &ldquo;limitati&rdquo; nella loro creativit&agrave;, per&ograve;, dato che l&rsquo;obbiettivo complessivo della pubblicazione non &egrave; solo l&rsquo;espressione della creativit&agrave; dell&rsquo;autore, ma &egrave; anche la possibilit&agrave; che un utente possa fruire agevolmente delle informazioni da trasmettere, sempre pi&ugrave; spesso un giusto compromesso potr&agrave; soddisfare le esigenze di entrambi. L&rsquo;autore non potr&agrave; produrre del contenuto che sia &ldquo;esterno&rdquo; allo Schema dato, a meno che non si rimetta mano allo Schema stesso per poter collocare in modo proprio queste nuove esigenze.&#x2029;Ci sono almeno due modalit&agrave; per produrre contenuto strutturato:&#x2029; &#x25CF; creare da zero nuovo contenuto basandosi su uno Schema fornito;&#x2029; &#x25CF; adattare del materiale esistente, prodotto secondo altre logiche, in modo che possa rientrare nei parametri definiti dallo Schema. Entrambe queste modalit&agrave; operative ricoprono un ruolo centrale nel flusso e necessitano di essere analizzate con attenzione. Nella maggior parte dei casi, si giunger&agrave; alla creazione di contenuto strutturato per un&rsquo;intera pubblicazione, operando un po&rsquo; in un modo, un po&rsquo; nell&rsquo;altro. Ma il perno del tutto sar&agrave; sempre lo Schema di riferimento.
		</testo>
		<immagini>
			<imm1>
				<file href_fmt="images/Fig02-12_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/Misto/File%20nativi%20Guida%20al%20CMP/01%20GUIDA%20AL%20CMP/Fig02-12.eps"/>
				<didascalia>Rispettare una schema sintattico nella creazione di contenuti pu&ograve; risultare difficile. Ma lo sforzo sar&agrave; ben ripagato. Un contenuto che rispetti chiare regole sintattiche &egrave; molto facile da abbinare ad una forma adeguata e permette forti automatismi.
				</didascalia>
			</imm1>
		</immagini>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>Prima modalit&agrave;: creare contenuto strutturato da zero basandosi su uno Schema
		</titolo>
		<testo>Scrivere e produrre asset per formare un contenuto strutturato significa essere in grado di rappresentare tutte le informazioni che il cliente deve trasmettere rispettando la struttura di riferimento.&#x2029;Rimarchiamo il fatto che tutto ci&ograve; che necessita di essere pubblicato deve trovare, in qualche modo, un&rsquo;opportuna collocazione nella struttura. Se un&rsquo;analisi superficiale costringesse alla produzione di contenuto incompleto, a solo vantaggio della strutturazione, verrebbe a mancare in parte lo scopo stesso della pubblicazione.&#x2029;Quindi, prima di tutto bisogna raccogliere le idee da trasmettere e rappresentarle con oggetti che possono essere frasi, paragrafi, capitoli, immagini, disegni, elementi di strutture secondarie (ad esempio tabelle o liste), e quant&rsquo;altro la nostra esperienza porta a costruire, o la tipologia di informazione richiede di utilizzare.&#x2029;La conversione di un&rsquo;idea in struttura &egrave; un qualcosa di personale, che ogni autore, in qualche modo, realizza in base alla sua esperienza. Per&ograve;, in generale, possiamo individuare tre linee guida che spesso sono scelte in questa delicata fase:&#x2029; &#x25CF; La produzione di contenuto strutturato in base alla &ldquo;psicologia cognitiva&rdquo; dell&rsquo;utente si basa essenzialmente sulle modalit&agrave; di ricerca e assimilazione delle informazioni che l&rsquo;utente stesso adotta in generale. Ad esempio, il fatto che, in un articolo, il titolo sia breve, il sottotitolo un po&rsquo; pi&ugrave; lungo, ed il testo vero e proprio a seconda delle necessit&agrave;. Ma anche il fatto che un testo non pu&ograve; essere &ldquo;troppo&rdquo; lungo, e risulta pi&ugrave; assimilabile se diviso in paragrafi con opportuni sottotitoli.&#x2029; &#x25CF; La produzione di contenuto strutturato in base a degli standard generali o specifici. La sequenza titolo-sottotitolo-testo &egrave; uno standard. Risul&shy;te&shy;rebbe alquanto anomala una sequenza di tipo testo-testo-titolo-sottotitolo-titolo. Nel caso di un prodotto, combinazioni tipo immagine_prodotto-codice-nome-descrizione-caratteristiche si ritrovano con una certa frequenza, e, anche l&rsquo;utente stesso, trovandosi di fronte ad un media che rappresenti questa struttura, riesce a recepire le informazioni con una certa facilit&agrave;.&#x2029; &#x25CF; La capacit&agrave; di suddividere la massa complessiva dell&rsquo;informazione in vari &ldquo;livelli&rdquo; di produzione, all&rsquo;interno dei quali si possono utilizzare le due linee guida precedenti. Seguendo il motto latino &ldquo;divide et impera&rdquo;, &egrave; fondamentale riuscire a smembrare masse di informazioni che a prima vista possono sembrare monolitiche, e soprattutto estrarne le caratteristiche comuni, che spesso sono semplicemente &ldquo;nascoste&rdquo; o &ldquo;mascherate&rdquo;. Una selezione opportuna pu&ograve; riguardare componenti tipo documento, capitolo, paragrafo, passo, frase oppure categoria, linea di prodotti, prodotto singolo, variante e cos&igrave; via.
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Quattro principi per la produzione strutturata del contenuto
		</titolo>
		<testo>Basandosi sulla modalit&agrave; che l&rsquo;utente medio utilizza per assimilare le informazioni, possiamo delineare questi principi che, di riflesso, sono importanti nella fase di produzione:&#x2029; &#x25CF; Spezzettamento&#x2029; Un utente pu&ograve; tenere nella sua &ldquo;memoria breve&rdquo; un numero di &ldquo;pezzi&rdquo; di informazione compreso tra 5 e 9. Di conseguenza, sar&agrave; conveniente spezzettare le informazioni in livelli e gruppi, in modo che, nella parte finale dell&rsquo;albero, dove poniamo gli asset veri e propri, il numero di elementi con i quali mediamente debba aver a che fare segua la regola del 5-9. Ogni pezzo deve essere, in qualche modo, &ldquo;autonomo&rdquo;, e facilmente combinabile con gli altri. Nel caso i pezzi da utilizzare siano di pi&ugrave;, sar&agrave; conveniente suddividere il gruppo in sottogruppi che rispettino la regola. &Egrave; facile intuire come questa regola valga per il testo. Ma, in generale, pu&ograve; essere utile anche per le immagini. Se, ad esempio, relativamente ad un prodotto, dobbiamo pubblicare delle immagini particolareggiate, e queste siano un numero elevato, sar&agrave; necessario strutturarle in piccoli gruppi ben caratterizzati in modo che l&rsquo;utente possa passare attraverso i gruppi fino a raggiungere quelle 6-7 immagini che &ldquo;generalmente&rdquo; gli interessano.&#x2029; &#x25CF; Etichette&#x2029; Per essere facilmente fruito, ogni pezzo deve essere etichettato nel modo migliore possibile. Un&rsquo;appropriata etichetta raggiunger&agrave; il duplice scopo di rendere pi&ugrave; agevole l&rsquo;accesso alle informazioni da parte dell&rsquo;utente, ma anche pi&ugrave; semplice, in generale, il riutilizzo e la distribuzione su pi&ugrave; media.&#x2029; &#x25CF; Attribuzione di un livello di importanza&#x2029; Tutti i pezzi che appartengono ad un livello omogeneo devono contenere informazioni che abbiano lo stesso tipo di &ldquo;importanza&rdquo;. Non sar&agrave; conveniente che alcuni pezzi contengano &ldquo;informazioni aggiuntive&rdquo;, che, in qualche modo, vadano a disturbare o deviare la fruizione di quel determinato livello. Ad esempio, nella descrizione di un prodotto, una nota relativa ad uno specifico termine tecnico non dovr&agrave; essere inclusa nel pezzo della descrizione stessa, ma si dovr&agrave; creare una relazione ad un ulteriore livello di note o glossario attraverso la quale l&rsquo;utente vi potr&agrave; accedere, solo se ne abbia l&rsquo;esigenza. Un&rsquo;opportuna caratterizzazione dell&rsquo;importanza dei singoli pezzi, e, di conseguenza, un lavoro di &ldquo;filtrazione&rdquo; a vari li&shy;velli, porta certamente ad una struttura pi&ugrave; complessa, ma pi&ugrave; fruibile ed efficiente.&#x2029; &#x25CF; Consistenza Usare gli stessi termini per le stesse cose! Il concetto &egrave; semplice, ma la sua applicazione spesso non lo &egrave;. Un fotografo sta producendo degli scatti di alcuni prodotti. Per ognuno deve produrre una versione frontale, una laterale e una inclinata. Sar&agrave; fondamentale che anche la semplice fase di attribuzione del nome al file mantenga un&rsquo;assoluta coerenza. Quindi se per il primo soggetto produrr&agrave; i file prodotto Afronte.psd, prodot-toAla-to.psd, prodottoAangolo.psd, necessariamente dal secondo in poi dovr&agrave; seguire le stesse regole. Un qualcosa del tipo prodFscattoangolo.psd non po-tr&agrave; essere accettato! Nella stessa logica, due scatti tipo prodottoAfron-teCHIA--RO.psd e prodottoAfronteSCURO.psd non andranno bene. L&rsquo;autore deve incaricarsi della produzione del contenuto, pertanto, se lo Schema impone la produzione di tre file, la ridondanza non potr&agrave; essere accettata e non si potr&agrave; passare ad una fase successiva prima di avere stabilito quale sia il file idoneo: o il pi&ugrave; chiaro o il pi&ugrave; scuro. Sul fronte dell&rsquo;utente, la consistenza delle informazioni attraverso l&rsquo;intera pubblicazione facilita di molto la velocit&agrave; di assimilazione. Quando si ripropone un&rsquo;informazione simile, l&rsquo;utente si aspetta uno stesso tipo di struttura, quindi uguali elementi sui quali intervenire. In un testo didattico, ad esempio, il fatto che ad ogni unit&agrave; logica corrisponda una certa struttura di contenuto fa in modo che l&rsquo;allievo si predisponga ad una certa problematica prima di incontrarla. Di conseguenza, il &ldquo;modo&rdquo; con cui la pubblicazione gli si presenta, una volta appreso, sar&agrave; uguale in tutto il percorso di studio. In un sito Web commerciale, scorrendo una serie di prodotti, l&rsquo;utente si aspetta di trovare, per ognuno di questi, le stesse informazioni allo stesso livello. La mancanza di consistenza, come presentare informazioni diverse per prodotti simili, gli imporrebbe di ri-imparare la modalit&agrave; di interazione per ogni prodotto, e questo creerebbe certamente un disturbo. Lo sforzo necessario alla creazione di contenuto strutturato non &egrave; irrilevante ma neanche inaccettabile, nella maggioranza dei casi. Tante pubblicazioni gi&agrave; contengono una strutturazione intrinseca. La creazione di uno Schema e l&rsquo;applicazione dei quattro principi visti &egrave; solo un successivo affinamento. Chi lavora con i media, e si pone a met&agrave; tra cliente e utente, opera costantemente un&rsquo;azione di strutturazione, per mettere ordine nelle informazioni fornite ad un cliente, che certamente le rappresenta secondo una sua logica spesso poco pubblicabile, in modo che l&rsquo;utente riesca a fruirle e ne sia soddisfatto. Applicando i principi visti, il contenuto assume un elevato grado di riusabilit&agrave;. Essendo predisposto ad essere ri-utilizzato, &egrave; facile intuire come il valore aggiunto che arriver&agrave; ad assumere non si misurer&agrave; in una sola pubblicazione attraverso su un unico media. Dovr&agrave; invece essere composto da tutte le occorrenze di pubblicazione che si potranno realizzare, sia su media diversi, che in tempi diversi. Il riutilizzo nel tempo &egrave; uno dei vantaggi che la tecnologia CMP porta intrinsecamente con s&eacute;. Pensiamo solo, ad esempio, cosa possa significare poter accedere, con le stesse regole, alle informazioni relative alla produzione di un&rsquo;azienda, attraverso un arco di 10 anni!
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Approccio a blocchi
		</titolo>
		<testo>Un&rsquo;altra tecnica che pu&ograve; essere utile per separare il contenuto dalla forma &egrave; l&rsquo;utilizzo di &ldquo;blocchi modulari&rdquo;.&#x2029;L&rsquo;approccio a blocchi modulari consiste nell&rsquo;identificare una parte centrale dell&rsquo;informazione che dovr&agrave; necessariamente essere pubblicata su tutti i media, ad ogni occorrenza, e una serie di componenti aggiuntive che, a scelta, potranno completarla o integrarla. Quindi, ad esempio, nella descrizione di un prodotto, ci sar&agrave; una parte generale che varr&agrave; per la brochure, il catalogo, il sito, il manuale tecnico, mentre altre parti specifiche saranno utilizzate per le pubblicazioni orientate al marketing o al supporto alla clientela.&#x2029;Quindi, possiamo delineare questi tre passi:&#x2029; &#x25CF; individuare il cuore comune dell&rsquo;informazione, invariante ad ogni occorrenza;&#x2029; &#x25CF; creare altri elementi specifici per le varie esigenze;&#x2029; &#x25CF; etichettare questi ultimi in modo appropriato. Si potrebbe disquisire un po&rsquo; riguardo allo stile di scrittura. Una descrizione di prodotto creata per il marketing spesso ha un tono ben diverso da quella usata per il supporto tecnico. L&rsquo;approccio a moduli permette di modulare queste esigenze. Indubbiamente ci sar&agrave; una parte della descrizione che elenca delle caratteristiche oggettive del prodotto. A questa, potranno essere abbinati dei blocchi che, nel caso del marketing, facciano forza sull&rsquo;esaltare certe propriet&agrave; e, nel caso del supporto, mettano in luce un certo modo di utilizzare il prodotto da parte del cliente. Certo operare un&rsquo;analisi di questo genere e affrontare la pubblicazione in questo modo ha un suo costo. Tuttavia, uno dei tanti vantaggi &egrave; sufficiente per confermarne la bont&agrave;: nel caso dell&rsquo;aggiornamento delle caratteristiche tecniche (per esempio il materiale del quale &egrave; composto il prodotto), sar&agrave; sufficiente aggiornare il dato nella parte di descrizione generale, che riguarda tutte le pubblicazioni, su carta e altri media, perch&eacute; le informazioni siano aggiornate e rimangano coerenti (certo, nel caso della carta sar&agrave; necessario ristamparla). Invece, procedendo in modo tradizionale, ogni singolo aggiornamento deve essere necessariamente reiterato su tutte le pubblicazioni.
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>Seconda modalit&agrave;: adattare del materiale esistente, prodotto secondo altre logiche, in modo che possa rientrare nei parametri definiti dallo Schema
		</titolo>
		<testo>Molto spesso gli autori si trovano a dover combinare materiale proveniente da fonti diverse in un insieme di informazioni realmente pubblicabile. Il loro lavoro, pertanto, pi&ugrave; che di vera e propria creazione, consiste nell&rsquo;abilit&agrave; di ritagliare e ricucire informazioni, in modo da ottenere una coerenza generale. In questi casi, con buona probabilit&agrave; le informazioni ricevute possiedono, in qualche modo, un struttura pre-esistente. L&rsquo;autore dovr&agrave; scegliere se adeguare lo Schema della propria pubblicazione alle caratteristiche proprie delle informazioni ricevute o se intervenire sulla struttura delle informazioni stesse per adeguarle al suo Schema di riferimento. Di volta in volta la scelta tra le due possibilit&agrave; si dovr&agrave; basare sui tempi necessari alle conversioni e sugli eventuali svantaggi dovuti alla modifica dello Schema. A volte si presenter&agrave; anche la possibilit&agrave; di dover lavorare su del materiale completamente destrutturato. In questo caso potr&agrave; essere necessario forzare, anche di molto, il contenuto delle informazioni ricevute, per adeguarlo allo schema di riferimento. Potr&agrave; essere conveniente estendere il livello di granularit&agrave; dello schema, tenendo per&ograve; sempre ben presente quanto detto in precedenza a riguardo. Sar&agrave; necessario fare delle scelte. Il fatto di mantenere il materiale destrutturato implica necessariamente che la pubblicazione su ogni mezzo dovr&agrave; essere re-inventata di volta in volta e i presupposti per l&rsquo;utilizzo di tecnologie CMP vengono a mancare completamente. Un esempio. Vogliamo pubblicare delle lettere autografe di un famoso autore. La pubblicazione &egrave; pensata in origine per la carta. In questo caso, una banalissima riproduzione fotografica pu&ograve; raggiungere l&rsquo;obiettivo. Entrando in una logica CMP, volendo pubblicare gli stessi contenuti anche su Web, non avr&agrave; pi&ugrave; senso pensare di mettere in un sito le sole scansioni delle lettere. Sar&agrave; indispensabile avere il testo battuto, magari per poterle ordinare per destinatario, date, luogo di provenienza, o ancora, poterne effettuare una ricerca interna, una comparazione o un confronto con altre sorgenti. E un sito per non vedenti, basato su lettura a voce sintetizzata, della pura scansione non potr&agrave; certo avvantaggiarsi. Le possibilit&agrave; sono molteplici ed &egrave; evidente come doversi limitare alla semplice strutturazione imposta da una ripro-duzione fotografica chiuda molti canali tra il cliente ed il potenziale utente.
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>Un po&rsquo; come un database
		</titolo>
		<testo>L&rsquo;operazione di strutturazione delle informazioni da pubblicare per molti aspetti &egrave; simile alla creazione e alla strutturazione di un database. Per&ograve;, mentre per creare database complessi e articolati &egrave; necessario un grosso sforzo di progettazione, scopriremo come la creazione di uno Schema e del relativo file XML di contenuto possa essere alla portata di tutti. Chi, in qualche maniera, ha gi&agrave; avuto a che fare con l&rsquo;ordinamento e la catalogazione di informazioni, pu&ograve; avvicinarsi alle basi di dati necessarie per il CMP con poco sforzo. Tuttavia, spesso parte dei dati da pubblicare proverranno proprio da database &ldquo;professionali&rdquo;, pertanto sar&agrave; necessario capire, e nei prossimi capitoli lo scopriremo, quali siano i metodi migliori per trasferire le informazioni da un tradizionale DB a un file che possa essere incluso in un flusso di lavoro CMP. Fin qui abbiamo analizzato l&rsquo;importanza di separare il contenuto dalla forma, abbiamo visto alcune tecniche per la definizione della struttura e accennato alla creazione di uno Schema di riferimento. Inoltre siamo riusciti a schematizzare alcune linee guida per la creazione di contenuti strutturati. Ora passeremo dalla teoria alla pratica, introducendo alcuni possibili utilizzi del flusso CMP. Buona parte dei testi e degli ipertesti prodotti oggi con tecniche tradizionali possono essere pensati in una logica di CMP. Per limiti di spazio qui ci limitiamo a scandagliare in profondit&agrave; tre possibili scenari, in ordine di complessit&agrave; crescente.
		</testo>
		<immagini>
			<imm1>
				<file href_fmt="images/Fig02-14_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/Misto/File%20nativi%20Guida%20al%20CMP/01%20GUIDA%20AL%20CMP/Fig02-14.eps"/>
				<didascalia>Partendo dalle informazioni analogiche destrutturate, ed effettuata la digitalizzazione, &egrave; necessario filtrarle attraverso uno schema per ottenerne una versione digitale strutturata. Questa pu&ograve; essere agganciata all&rsquo;indietro alla versione destrutturata (in questo caso attraverso il riferimento del file della scansione).
				</didascalia>
			</imm1>
			<imm2>
				<file href_fmt="images/Fig02-15_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/Misto/File%20nativi%20Guida%20al%20CMP/01%20GUIDA%20AL%20CMP/Fig02-15.eps"/>
				<didascalia>Ci&ograve; che in un tradizionale database &egrave; visto come una tabella, non &egrave; altro che un albero a due livelli. Quindi, di conseguenza, alberi a pi&ugrave; di due livelli saranno combinazioni (relazioni) tra differenti tabelle. Spesso (forse un po&rsquo; in modo improprio) ci si riferisce anche allo stesso file XML come ad un database. Vedremo che la flessibilit&agrave; che XML consente &egrave; complessa da raggiungere con tabelle e relazioni, e, per questo, sar&agrave; l&rsquo;elemento centrale ideale per il flusso CMP.
				</didascalia>
			</imm2>
		</immagini>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Breve iter per exempla
		</titolo>
		<testo>Analizziamo tre esempi del mondo reale, che ci accompagneranno per tutto il nostro viaggio. E, in base a quanto apprenderemo in ogni capitolo, cercheremo di svilupparli, in modo da soddisfare gli obiettivi della nostra comunicazione multicanale. Prima introdurremo il problema dal punto di vista di cliente ed utente: le esigenze di trasmettere informazioni del primo, le modalit&agrave; di fruizione del secondo. Poi passeremo a raccogliere ed analizzare i contenuti. Dopo averli correttamente strutturati, decideremo i media da coinvolgere. Per ogni media scelto, do-vremo definire la forma pi&ugrave; conveniente. Quindi, passeremo alla fase finale di produzione e archiviazione.
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Primo esempio: InfoPersona ?
		</titolo>
		<testo>Un caso molto semplice. Un&rsquo;azienda deve comunicare informazioni sui propri dipendenti: nome e cognome, ruolo, foto, mansione, dipartimento, filiale e breve descrizione del profilo. L&rsquo;esigenza pi&ugrave; semplice &egrave; quella del biglietto da visita, quando si debba comunicare semplicemente nome, cognome, sede e mansione. C&rsquo;&egrave; anche la necessit&agrave; di rendere disponibili a distanza le informazioni, in modo che clienti, fornitori o colleghi appartenenti a varie sedi possano farsi un&rsquo;idea di persone che conoscono magari solo al telefono. Inoltre, la newsletter aziendale a volte raccoglie vari dati relativi al personale di un dipartimento. Cliente: l&rsquo;azienda che necessit&agrave; di avere una buona visibilit&agrave; esterna del suo staff. Il contenuto deve necessariamente essere mantenuto coerente ed aggiornato. Utente: chi riceve o ricerca, in qualche modo, informazioni sul personale dell&rsquo;azienda. Qualsiasi partner, cliente o fornitore che abbia un contatto, personale o telematico, con persone dell&rsquo;azienda, riceve informazioni sul suo staff. Gli stessi colleghi interni, informati attraverso newsletter o circolari interne.
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Strutturazione del contenuto
		</titolo>
		<testo>Questo caso &egrave; molto semplice. Una singola tabella pu&ograve; rappresentare in modo compiuto tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno. Ogni colonna contiene un tipo di informazioni omogenee (campo). Ad esempio il nome, il cognome, il di&shy;partimento, il nome del file della foto e cos&igrave; via. Ogni riga (record) pu&ograve; essere riempita con le informazioni relative ad una singola persona. Questa grande tabella, la tipica struttura da anagrafica, include in modo completo tutto il nostro contenuto.&#x2029;Possiamo pensare di rappresentare il contento di questa pubblicazione, e quindi da qui creare lo Schema, attraverso un albero.&#x2029; &#150; Personale&#x2029; &#x25CF; persona&#x2029; &#x25A0; nome&#x2029; &#x25A0; cognome&#x2029; &#x25A0; ruolo (manager, supervisor, specialist, ...)&#x2029; &#x25A0; filefoto (nomefoto.psd)&#x2029; &#x25A0; mansione&#x2029; &#x25A0; dipartimento (marketing, R&amp;D, produzione, ...)&#x2029; &#x25A0; filiale&#x2029; &#x25A0; profilo Notiamo come alcuni campi necessitino di una particolare sintassi (filefoto) o possano avere valori compresi in un insieme finito di possibilit&agrave; (ruolo e dipartimento). Questi vincoli dovranno trovare un&rsquo;opportuna collocazione nello Sche-ma. Tutte le informazioni aggiuntive che possono riguardare una persona non potranno essere aggiunte all&rsquo;interno di questa iniziativa di pubblicazione, mentre tutte quelle indicate dovranno esserci per forza.
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Secondo esempio: InfoHighTech ?
		</titolo>
		<testo>Distribuire informazioni relative alle modalit&agrave; di utilizzo di un prodotto di alta tecnologia (manualistica tecnica). Cliente: azienda di produzione di impianti audio ad alta fedelt&agrave;. Ha l&rsquo;esigenza di pubblicare le istruzioni di utilizzo di una linea di prodotti di fascia domestica. Si tratta di cinque modelli modulari a caratteristiche crescenti. Poich&eacute; consideriamo una linea domestica, &egrave; necessario misurare le informazioni da trasmettere al cliente nel primo impatto, al fine di non confonderlo. Per&ograve;, in qualche modo, si devono mettere a disposizione anche informazioni pi&ugrave; dettagliate, per l&rsquo;utente pi&ugrave; esigente e per il supporto tecnico. La distribuzione a livello mondiale richiede la localizzazione dei testi in cinque lingue. Utente: i potenziali utenti sono vari. L&rsquo;utente finale, che acquista il prodotto, deve poter rivedere le caratteristiche tecniche specifiche e deve poter seguire le istruzioni passo passo per il corretto utilizzo del dispositivo. Il supporto tecnico deve aver a disposizione un rapido accesso alle istruzioni dettagliate.
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Analisi e strutturazione dei contenuti
		</titolo>
		<testo>I contenuti da trasmettere comprendono sia testi che immagini. Alcune operazioni saranno uguali per tutti i modelli (ad esempio l&rsquo;accensione), altre simili tra le varie versioni, altre presenti solo in alcuni modelli. Di ogni prodotto &egrave; stata scattata una foto complessiva e varie foto dei particolari, a seconda delle componenti presenti. Alcuni schemi particolareggiati aiutano la descrizione delle operazioni da eseguire.&#x2029;Anche qui possiamo cercare di realizzare un albero, che in qualche modo rappresenti tutte le informazioni che il cliente vuole comunicare.&#x2029; &#150; Linea prodotti&#x2029; &#x25A0; modello&#x2029; &#x25A0; nome&#x2029; &#x25A0; codice&#x2029; &#x25A0; foto_generale&#x2029; &#x25CF; file_foto_generale&#x2029; &#x25CF; descrizione_foto_generale&#x2029;&#x25CF; descrizione_foto_generale_ITA&#x2029;&#x25CF; descrizione_foto_generale_EN&#x2029;&#x25CF; descrizione_foto_generale_FR&#x2029;&#x25CF; descrizione_foto_generale_ES&#x2029;&#x25CF; descrizione_foto_generale_DE&#x2029; &#x25A0; operazione (multipla)&#x2029; &#x25CF; livello_operazione (base, avanzato, supporto)&#x2029; &#x25CF; nome_operazione&#x2029;&#x25CF; nome_operazione_ITA&#x2029;&#x25CF; nome_operazione_EN&#x2029;&#x25CF; nome_operazione_FR&#x2029;&#x25CF; nome_operazione_ES&#x2029;&#x25CF; nome_operazione_DE&#x2029; &#x25CF; fase (multipla)&#x2029;&#x25CF; nome_fase&#x2029;&#x25A0; nome_fase_ITA&#x2029;&#x25A0; nome_fase_EN&#x2029;&#x25A0; nome_fase_FR&#x2029;&#x25A0; nome_fase_ES&#x2029;&#x25A0; nome_fase_DE&#x2029;&#x25CF; descrizione_fase&#x2029;&#x25A0; descrizione_fase_ITA&#x2029;&#x25A0; descrizione_fase_EN&#x2029;&#x25A0; descrizione_fase_FR&#x2029;&#x25A0; descrizione_fase_ES&#x2029;&#x25A0; descrizione_fase_DE&#x2029;&#x25CF; immagine_fase (eventuale)&#x2029;&#x25CF; schema_fase (eventuale)&#x2029;&#x25A0; file_schema&#x2029;&#x25A0; descrizione_schema&#x2029;&#x25CF; descrizione_schema_ITA&#x2029;&#x25CF; descrizione_schema_EN&#x2029;&#x25CF; descrizione_schema_FR&#x2029;&#x25CF; descrizione_schema_ES&#x2029;&#x25CF; descrizione_schema_DE&#x2029;&#x25CF; annotazione_fase&#x2029;&#x25A0; annotazione_fase_ITA&#x2029;&#x25A0; annotazione_fase_EN&#x2029;&#x25A0; annotazione_fase_FR&#x2029;&#x25A0; annotazione_fase_ES&#x2029;&#x25A0; annotazione_fase_DE&#x2029;Notiamo alcune cose. Diverse parti sono neutre rispetto alle lingue. Ad esempio il codice e i nomi dei file non hanno varianti linguistiche. Alcuni elementi sono opzionali (immagine_fase, schema_fase) altri possono essere in occorrenze multiple (operazione). Quelli senza alcuna annotazione devono esserci una e una sola volta. Questo non &egrave; l&rsquo;unico albero che pu&ograve; rappresentare le nostre informazioni. Ad esempio, sarebbe possibile riportare la scelta della lingua verso la radice e, invece di aumentare direttamente il numero di foglie, creare le varianti linguistiche ad un livello pi&ugrave; altro. In questo caso si otterrebbe un albero pi&ugrave; compatto.&#x2029;Lingua&#x2029; &#150; Linea prodotti&#x2029; &#x25CF; modello&#x2029; &#x25A0; nome&#x2029; &#x25A0; codice&#x2029; &#x25A0; foto_generale&#x2029; &#x25CF; file_foto_generale&#x2029; &#x25CF; descrizione_foto_generale&#x2029; &#x25A0; operazione (multipla)&#x2029; &#x25CF; livello_operazione (base, avanzato, supporto)&#x2029; &#x25CF; nome_operazione&#x2029; &#x25CF; fase (multipla)&#x2029;&#x25CF; nome_fase&#x2029;&#x25CF; descrizione_fase&#x2029;&#x25CF; immagine_fase (eventuale)&#x2029;&#x25CF; schema_fase (eventuale)&#x2029;&#x25A0; file_schema&#x2029;&#x25A0; descrizione_schema&#x2029;&#x25CF; annotazione_fase Il lettore apprender&agrave; con l&rsquo;esperienza vantaggi e svantaggi di queste due versioni. In generale sar&agrave; conveniente cercare di riportare ad un livello pi&ugrave; alto possibile tutte le caratteristiche comuni. A volte questo comporta una certa ridondanza. In questo caso, ad esempio, campi come nome, codice, nomi dei file dovranno essere ripetuti per le cinque lingue, mentre nella versione precedente questa ridondanza non &egrave; necessaria ma si deve discriminare la lingua a livello di foglia. Questa operazione, a volte, non &egrave; proprio facile. Attraverso i valori del campo livello_operazione, si potr&agrave; scegliere di includere o meno tale componente, a seconda del tipo di utente al quale sia destinata la pubblicazione. Ad esempio, un manuale cartaceo di primo utilizzo potr&agrave; contenere solo le operazioni contrassegnate dal valore &ldquo;base&rdquo;. Un sito di approfondimento potr&agrave; includere operazioni di livello &ldquo;base&rdquo; e &ldquo;avanzato&rdquo;, mentre la documentazione per il supporto tecnico potr&agrave; comprendere le operazioni di tipo &ldquo;avanzato&rdquo; e &ldquo;supporto&rdquo;, escludendo quelle di tipo &ldquo;base&rdquo;.
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Terzo esempio: InfoSedie ?
		</titolo>
		<testo>Trasmettere informazioni relative a prodotti creati e commercializzati da una azienda a potenziali acquirenti, a clienti consolidati che necessitino maggiori informazioni, e alla forza vendita (cataloghistica commerciale). Cliente: azienda produttrice di sedie. Produce e commercializza sedute di vario tipo, in diverse varianti di materiale e di colore. L&rsquo;obiettivo &egrave; trasmettere agli utenti tutte le informazioni note in azienda relative ad un gruppo di sedie. Si vuole evitare ogni possibile equivoco per errata trasmissione di caratteristiche relative ad un determinato prodotto. Pertanto qualsiasi duplicazione delle informazioni, che in qualche modo possa portare inconsistenza, deve essere eliminata. Utente: chi acquista i vari prodotti, presso un rivenditore o da casa attraverso strumenti telematici. La forza vendita, che deve poter accedere molto velocemente a tutti i dati per poter suggerire ai rivenditori le combinazioni pi&ugrave; convenienti. I tecnici ed il personale interno all&rsquo;azienda che necessiti di sapere informazioni precise e assolute relative ai prodotti, per adeguare i sistemi di produzione e la logistica. Per tutti gli utenti alcune informazioni dovranno essere reperibili su carta, altre on-line, o su specifiche forme di pubblicazione digitale (ad esempio, in formato PDF).
		</testo>
	</paragrafo>
	<paragrafo>
		<titolo>
			Analisi e strutturazione dei contenuti
		</titolo>
		<testo>I contenuti da trasmettere comprendono sia testi che immagini. Ogni sedia &egrave; caratterizzata da un codice generale, da un nome, da un&rsquo;immagine generale, da una serie di immagini specifiche e da un insieme di caratteristiche tecniche, strutturato a vari livelli. Per ogni componente costruttivo ci sono alcune foto e vari disegni tecnici.&#x2029;Passiamo alla realizzazione dell&rsquo;albero.&#x2029; &#150; Linea_sedie&#x2029; &#x25CF; sedia (multipla)&#x2029; &#x25A0; nome&#x2029; &#x25A0; codice&#x2029; &#x25A0; immagine_generale&#x2029; &#x25CF; file_ immagine_generale&#x2029; &#x25CF; descrizione_ immagine_generale&#x2029; &#x25A0; immagini_particolareggiate &#x2029; &#x25CF; immagine_particolareggiata (multipla)&#x2029;&#x25CF; file_ immagine_particolareggiata&#x2029;&#x25CF; descrizione_ immagine_particolareggiata&#x2029; &#x25A0; caratteristiche_tecniche&#x2029; &#x25CF; caratteristica_tecnica (multipla)&#x2029;&#x25CF; nome_caratteristica_tecnica&#x2029;&#x25CF; valore_caratteristica_tecnica&#x2029; &#x25A0; descrizione_sintetica&#x2029; &#x25A0; descrizione_generale&#x2029; &#x25CF; sub_ descrizione_generale&#x2029; &#x25CF; sub_descrizione_commerciale&#x2029; &#x25CF; sub_descrizione_tecnica&#x2029; &#x25A0; componenti&#x2029; &#x25CF; componente (multipla)&#x2029;&#x25CF; codice_componente&#x2029;&#x25CF; caratteristiche_tecniche_componente&#x2029;&#x25A0; caratteristica_tecnica_componente&#x2029; (multipla)&#x2029;&#x25CF; nome_caratteristica_ &#x2029; tecnica_componente&#x2029;&#x25CF; valore_caratteristica_&#x2029; tecnica_componente&#x2029;&#x25CF; immagini_componente (multipla)&#x2029;&#x25A0; immagine_ componente&#x2029;&#x25CF; file_immagine_componente&#x2029;&#x25CF; descrizione_immagini_&#x2029; componente&#x2029;&#x25CF; schemi_componente&#x2029;&#x25A0; schema_componente&#x2029;&#x25CF; file_schema_componente&#x2029;&#x25CF; descrizione_schema_ componente Date le varianti disponibili, molti elementi sono opzionali, ma lo Schema complessivo li deve considerare tutti. Potranno esserci delle sedie molto semplici, per le quali si debbano trasmettere poche informazioni, e che necessariamente utilizzeranno solo una parte dello Schema. Altre, pi&ugrave; complesse, composte da molti elementi, lo sfrutteranno appieno. Nel prossimo capitolo cercheremo di capire come gli autori, una volta formalizzato uno Schema, potranno creare contenuto puro che ne rispetti la struttura.
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