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<capitolo><paragrafo><titolo>Strumenti per la creazione  di contenuti molto utilizzabili</titolo><testo>La differenza tra un autore che lavori in un flusso convenzionale e un autore che operi in ambito cross-media sta solo nel fatto che il secondo riesce a produrre contenuti ricchi anche con gli strumenti usati abitualmente. Questo capitolo vuole raccogliere ed evidenziare quelle funzionalità proprie dei più diffusi applicativi di creazione e gestione di contenuti e forme che si sposano con la logica fin qui illustrata. Non sarà necessario buttare via tutto ciò che già si sa e iniziare un nuovo mestiere! Basterà imparare a usare alcuni strumenti che ormai in molti programmi già ci sono, ma sono nascosti o lasciati alla curiosità di operatori esperti.  Inoltre, spesso sarà conveniente mettere in grado un autore qualsiasi, che non abbia la minima conoscenza di tecniche cross-media, di produrre buoni contenuti, di cui egli stesso si assuma la responsabilità, attraverso strumenti creati ad hoc, come per esempio i form.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Creare XML con... Un text editor</titolo><testo>Il modo più innaturale per realizzare un file XML è utilizzando un semplice editor di testi non formattati. Con un qualsiasi Blocco note/Notepad o SimpleText è possibile seguire le regole grammaticali di XML e, tag dopo tag, comporre un file ben formato e valido. Unica accortezza necessaria consiste nel salvare il file in formato testo puro e poi cambiare l’estensione in .xml. Questa classe di strumenti, se può essere senz’altro efficace nel realizzare documenti corretti, non è di certo efficiente per poter produrre dei contenuti in quantità interessante. Un autore può pensare di usare un semplice editor di testo o di codice solo per verifiche specifiche, per cambiare qualche singolo valore in XML generato da altri strumenti, per capire se, in esportazioni precedenti è stato aggiunto codice ridondante, e così via. Comunque, a rigore, per una semplice marcatura, per iniziare, o per togliersi lo sfizio, partendo da un testo piatto di questo tipo: Il Nordest langue. Anzi no, il modello regge I dati dell’Ires -maggiore occupazione e settori in espansione - sconfessano quanti parlano di crisi ingovernabile Il Nordest è malato. Langue dopo vent’anni di sviluppo sfrenato,inarrestabile, contagioso come una febbre, e invidiato come un ingrediente segreto per trasformare un pugno di fabbrichette in un sistema impresa vincente. Una locomotiva che mette insieme tre &quot;anime&quot; -Veneto, Trentino e Friuli - e che da sola &quot;tira&quot; un quarto della produzione nazionale, un terzo delle esportazioni italiane e dà lavoro a tre milioni di persone e armati dei tag &lt;articolo&gt;, &lt;titolo&gt;, &lt;sottotitolo&gt; e &lt;testo&gt;, aperti e chiusi, e della stringa di apertura &lt;?xml version=&quot;1.0&quot; ?&gt; si può arrivare con facilità a questa condizione: &lt;?xml version=&quot;1.0&quot; ?&gt; &lt;articolo&gt; &lt;titolo&gt; Il Nordest langue. Anzi no, il modello regge &lt;/titolo&gt; &lt;sottotitolo&gt; I dati dell’Ires -maggiore occupazione e settori in espansione - sconfessano quanti parlano di crisi ingovernabile&lt;/sottotitolo&gt; &lt;testo&gt; Il Nordest è malato. Langue dopo vent’anni di sviluppo sfrenato,inarrestabile, contagioso come una febbre, e invidiato come un ingrediente segreto per trasformare un pugno di fabbrichette in un sistema impresa vincente. Una locomotiva che mette insieme tre &quot;anime&quot; -Veneto, Trentino e Friuli - e che da sola &quot;tira&quot; un quarto della produzione nazionale, un terzo delle esportazioni italiane e dà lavoro a tre milioni di persone.&lt;/testo&gt; &lt;/articolo&gt; Questo semplice testo, salvato in un file crudo, con estensione .xml, può essere un esempio funzionante. Per verificarne l’esatta codifica in XML, basta aprirlo con un browser recente (Internet Explorer, ad esempio).</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Microsoft Word</titolo><testo>Possiamo dire con una certa tranquillità che Microsoft Word è uno tra gli applicativi più usati per la videoscrittura, cioè per mettere in forma digitale idee, concetti, descrizioni, informazioni e quant’altro. Le informazioni crude vengono in un certo senso digitalizzate in Word. Di solito, però, ci si occupa subito di fonderne una specifica forma. Ad esempio, lo stesso applicativo lavora fin dall’inizio con i concetti di pagina, di spaziatura, di intestazione, di font, di corpo, di colore e così via.  E c’è poco da dire! Noi stessi siamo abituati a pensare così!  Per secoli la pagina è stata il contenitore privilegiato delle informazioni. La pagina su carta è radicata nella nostra mente e molto spesso condiziona strutturalmente il modo che abbiamo di pensare alle informazioni. In relazione a questo modo di operare, dalla versione 2003, Word ci permettere di non combatterlo e cercare di sostituirlo con qualche metodo più purista e ortodosso, ma di estenderlo e avvicinarlo alle esigenze di un flusso cross-media. Il testo presente in un documento .doc, con un intervento manuale o semi automatico, può essere arricchito di struttura ed esportato in puro XML.  Possiamo operare in questo modo: 	●	partiamo dal documento tradizionale, con la forma legata alla pagina e la spazialità che vincola la struttura; 	●	agganciamo uno Schema di struttura, realizzato prima analizzando le informazioni contenute nella pagina (come visto nel capitolo precedente); 	●	applichiamo i tag seguendo le indicazioni dello Schema che ne hanno formalizzato la struttura; 	●	ora dal documento, che continua a mantenere la sua forma originale, possiamo estrarre un file XML perfettamente validabile e conforme allo Schema impostato; 	●	eventuali componenti della pagina, non specificati nello Schema, possono essere esclusi dalla marcatura, e quindi dall’esportazione XML; 	●	nulla della forma intrinseca al documento .doc sarà rilevabile nell’esportazione XML. Mettiamoci in questa condizione partendo dal primo esempio fatto: un documento con tabelle contenenti testo che vogliamo inserire in un flusso cross-media. Estrapoliamo la struttura e rileviamo lo Schema, che chiameremo word­sche­ma.xds. &lt;?xml version=&quot;1.0&quot; encoding=&quot;UTF-8&quot;?&gt; &lt;xmlns:xs=&quot;http://www.w3.org/2001/XMLSchema&quot;&gt; 	&lt;xs:element name=&quot;persone&quot;&gt; 		&lt;xs:complexType&gt; 			&lt;xs:sequence minOccurs=&quot;0&quot; maxOccurs=&quot;unbounded&quot;&gt; 				&lt;xs:element name=&quot;persona&quot;&gt; 					&lt;xs:complexType&gt; 						&lt;xs:sequence&gt; 							&lt;xs:element name=&quot;nome&quot;/&gt; 							&lt;xs:element name=&quot;cognome&quot;/&gt; 							&lt;xs:element name=&quot;data_di_nascita&quot;/&gt; 							&lt;xs:element name=&quot;citta&quot;/&gt; 							&lt;xs:element name=&quot;n_figli&quot;/&gt; 						&lt;/xs:sequence&gt; 					&lt;/xs:complexType&gt; 				&lt;/xs:element&gt; 			&lt;/xs:sequence&gt; 		&lt;/xs:complexType&gt; 	&lt;/xs:element&gt; &lt;/xs:schema&gt; Che corrisponde al seguente albero: Volutamente la forma grafica di ogni singolo testo è differente dalle altre, ma per noi non ha importanza. Dal menu Visualizza di MS Word (dal 2003 Professional in poi) scegliamo Riquadro attività. Dal menu superiore del riquadro, scegliamo Strut­tura XML. Seguendo le indicazioni, facciamo clic sul link Modelli e aggiunte. Ora scegliamo quale sarà lo Schema di riferimento. Nel box Modelli e aggiunte, scegliamo la sotto-finestra Schema XML. Non sono disponibili Schemi; ne aggiungiamo uno adatto alle nostre esigenze col relativo bottone. Sarà richiesto di individuare lo Schema da usare e noi sceglieremo wordschema.xsd visto un attimo fa. Non ci impaurisca la prossima videata! Tra le impostazioni dello Schema, si deve specificare un URI (Uniform Resource Identifier). Senza dilungarci sul suo utilizzo, a noi non indispensabile, si sappia che un qualsiasi nome fittizio può andare bene, e sarà considerato come riferimento. Prima di passare alla fase di marcatura, ci soffermiamo un attimo nelle Opzioni XML, attivabili sia nella videata Modelli e aggiunte, sia in fondo al Riquadro attività stesso. Qui mettiamo la spunta su Salva solo dati, in quanto vogliamo che dall’esportazione vengano estratti solo dati relativi al contenuto senza ulteriori fronzoli. Sotto potremmo scegliere di attivare un “programma” di trasformazione. Ne abbiamo accennato nel capitolo precedente. Le trasformazioni permettono di modificare un XML che segue un determinato Schema per renderlo conforme ad uno Sche­ma differente. Nel caso siano presenti nella pagina degli elementi che non debbano essere estratti (in questo caso le parole nome, cognome, data di nascita e così via) è indispensabile attivare la spunta anche su Ignora contenuto misto. Questo utilissimo comando impone a Word di esportare solo dati “perfettamente contenuti” all’interno di tag. È il momento di passare alla marcatura/taggatura. Nella parte bassa del Riquadro attività mettiamo la spunta al comando Mostra solo elementi figlio dell’elemento corrente, per far in modo di poter usare solo i tag consentiti dallo Schema in quella determinata posizione, e non rischiare di confonderci. Si noterà che, all’inizio della fase di marcatura l’unico tag possibile è proprio il tag radice, in questo caso persone. Un messaggio ci ricorda questo problema. Poiché il nostro documento contiene solo oggetti da estrarre secondo questo Sche­ma, possiamo applicare il tag persone a tutto. Nel caso di documenti più complessi, invece, si potranno scegliere le altre opzioni. Per prima cosa notiamo che, nel documento, sono apparsi due marcatori, all’inizio e alla fine. I tag persone aperto e persone chiuso. Il significato è ora evidente. In secondo luogo adesso l’unico tag possibile, nel Riquadro attività, in corrispondenza dell’albero, è diventato persona che ci impone di selezionare le aree che saranno marcate da questo. Quindi, una alla volta, dopo aver selezionato la tabella intera, marchiamola col tag persona. Notiamo nel Riquadro attività, che, man mano che si procede alla marcatura, la struttura degli elementi del documento, comincia a formarsi. Se i tag applicati rispettano le direttive dello Schema, non saranno evidenziati errori, diversamente saranno mostrati dei segnali di attenzione gialli e sarà suggerita la sequenza di marcatura corretta e aspettata. Proseguiamo selezionando uno alla volta gli elementi di contenuto, e marcandoli con l’opportuno tag. Per la parola Pino, scegliamo il tag nome, per Pini, il cogno­me, per 13-12-1973 data di nascita e via così, per tutte le tre tabelle. L’opera­zione è molto semplice ed intuitiva. Non ci spaventi il fatto che la visualizzazione cambia un po’ e scombussola il layout: basterà togliere la spunta su Mostra tag XML nel documento per nascondere i tag strutturali e ritornare alla visualizzazione corretta. Completata la marcatura ci si dovrebbe trovare con la pagina completamente scombinata dalla presenza dei marcatori, ma con una struttura, nel box a destra, priva di segnali di errore, e perfettamente corrispondente all’albero! Avevamo notato la mancanza del numero di figli di Rino Vedi. Poiché lo schema impone la presenza del numero di figli, che per una persona è un dato reale sempre possibile, abbiamo dovuto inserirlo pena l’invalidazione dell’esportazione. In questo caso, per rendere valida l’esportazione anche senza l’esplicitazione del numero di figli di tutte le persone, avremmo dovuto intervenire nello schema, ponendo il tag n_figli come eventuale, con minOcc=0 maxOcc=1. Ma dato che era semplice recuperarlo ed apportare la correzione direttamente in Word, abbiamo preferito questa seconda strada. Ora non resta che estrapolare il contenuto. Dal menu File scegliamo Salva con nome. Tra le varie possibilità è ora presente Documento XML. Manteniamo la spunta sul box Salva solo dati. Il box di dialogo successivo ci evidenzia il fatto che, esportando il file XML, si perderanno tutte le informazioni sulla forma! Deo gratia!! Il documento .doc dovrà comunque essere salvato a parte. È assolutamente conveniente memorizzare anche il file di origine, sul quale sarà più facile operare variazioni. è molto più semplice correggere il file contenuto+forma dall’interno di Word e poi riesportare, che effettuare le modifiche direttamente nel file XML, a meno che queste non siano piccole e puntuali, o automatizzabili con trasformazioni.  Il file XML prodotto, perfettamente valido rispetto allo Schema dato, è il seguente: &lt;?xml version=&quot;1.0&quot; encoding=&quot;UTF-8&quot; standalone=&quot;no&quot;?&gt; &lt;persone xmlns=&quot;wordpro.com&quot;&gt; &lt;persona&gt; 	&lt;nome&gt;Pino&lt;/nome&gt; 	&lt;cognome&gt;Pini&lt;/cognome&gt; 	&lt;data_di_nascita&gt;13-12-1973&lt;/data_di_nascita&gt; 	&lt;citta&gt;Milano&lt;/citta&gt; 	&lt;n_figli&gt;2&lt;/n_figli&gt; &lt;/persona&gt; &lt;persona&gt; 	&lt;nome&gt;Marco&lt;/nome&gt; 	&lt;cognome&gt;Galiazzo&lt;/cognome&gt; 	&lt;data_di_nascita&gt;22-05-1971&lt;/data_di_nascita&gt; 	&lt;citta&gt;Venezia&lt;/citta&gt; 	&lt;n_figli&gt;0&lt;/n_figli&gt; &lt;/persona&gt; &lt;persona&gt; 	&lt;nome&gt;Rino&lt;/nome&gt; 	&lt;cognome&gt;Vedi&lt;/cognome&gt; 	&lt;data_di_nascita&gt;01-01-1950&lt;/data_di_nascita&gt; 	&lt;citta&gt;Napoli&lt;/citta&gt; 	&lt;n_figli&gt;4&lt;/n_figli&gt; &lt;/persona&gt; &lt;/persone&gt; Pensiamo per un attimo all’immensità di documenti prodotti in Word fi­no ad oggi. Libri, report, documentazione di ogni genere, ma anche fatture e documenti contabili, e chi più ne ha più ne metta. Tutto questo è nato attraverso uno strumento col quale era impossibile scindere il con­tenuto dalla forma. Per essere pubblicato su vari media, tutto il contenuto di questi documenti era destinato a essere gestito con interminabili sequenza di copia-incolla. Ora è possibile, operando un’opportuna analisi e creando uno Sche­ma conveniente, estrarre un contenuto puro, pronto per multicanalità e pubblicazione incrociata tra media!</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-01_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-01.eps"></file><didascalia>La forma come appare nel documento prima dell’estrazione del contenuto. È necessario però  che l’abbinamento coi tag sia corretto.</didascalia></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig05-02_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-02.eps"></file><didascalia>Albero già visto in precedenza: visione d’insieme della struttura propria delle informazioni da pubblicare.</didascalia></imm2><imm3><file href_fmt="images/Fig05-03_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-03.tif"></file><didascalia>Il Riquadro attività di MS Word è il punto di partenza per poter gestire l’utilizzo di XML in quell’ambiente.</didascalia></imm3><imm4><file href_fmt="images/Fig05-04_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-04.tif"></file><didascalia>La procedura di abbinamento dello Schema al documento. </didascalia></imm4><imm5><file href_fmt="images/Fig05-05_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-05.tif"></file><didascalia>Anche se sarebbe più rigoroso specificare un URI corretto, uno qualsiasi va bene e ci permette di continuare.</didascalia></imm5><imm6><file href_fmt="images/Fig05-06_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-06.tif"></file><didascalia>In questa videata specifichiamo di salvare solo i dati puri. Si potrebbe richiedere di applicare una trasformazione se occorresse ottenere un file diverso in uscita, rispetto allo schema utilizzato</didascalia></imm6><imm7><file href_fmt="images/Fig05-07_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-07.tif"></file><didascalia>Il tag radice/root, in generale, deve essere applicato all’intero documento. Qui possiamo scegliere se includere tutto in root o limitare la marcatura alla selezione. Molto spesso si sceglie la prima opzione. </didascalia></imm7><imm8><file href_fmt="images/Fig05-08_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-08.tif"></file><didascalia>Il Riquadro attività risulta un ottimo compagno di lavoro nella fase di marcatura. I suoi suggerimenti,  in base allo schema, sono preziosi.</didascalia></imm8><imm9><file href_fmt="images/Fig05-09_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-09.tif"></file><didascalia>In perfetta logica NON-WYSIWYG, la presenza dei tag scombina di molto la visualizzazione della pagina. Noi sappiamo che questo non è un problema se visto in logica CMP.</didascalia></imm9><imm10><file href_fmt="images/Fig05-10_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-10.tif"></file><didascalia>È evidente come salvando il file XML, a differenza del .doc, le proprietà formali non vengano registrate.  Il salvataggio del file .doc originale è quindi indispensabile.</didascalia></imm10><imm11></imm11></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Microsoft Excel</titolo><testo>Excel è uno dei primi fogli di calcolo per personal computer. Negli anni ha esteso le sue funzionalità abbracciando pian piano anche il mondo della gestione dei dati, svincolata dal vero e proprio calcolo. Dalla versione Professional 2003, include ampie funzionalità di gestione XML, in entrata, in uscita e in modifica. Partiamo dal caso semplice che avevamo già provato a realizzare con MS Word. Si tratta di una semplice tabella, che per ogni riga di record individua una persona, mentre nelle varie colonne posiziona, in ordine, nome, cognome, data di nascita, città e numero di figli. In un caso come questo, a due dimensioni, abbiamo una corrispondenza uno a uno tra le celle del foglio Excel e gli elementi del file XML. In generale non sarà così. Partiamo da un foglio di lavoro vuoto e dal menu Visualizza scegliamo Riquadro attività. Qui, dal menu interno, richiediamo di visualizzare l’Origine XML. Ora, per la prima volta, usiamo un termine che sarà ripreso anche nella seconda parte di questo testo, quando ci occuperemo della forma: parliamo di mappatura. In generale, con questo termine, si intende l’operazione di abbinare contenitore a contenitore, scatola con scatola. In questo caso, vogliamo mappare delle celle del foglio elettronico su dei potenziali elementi di un file XML, precisati dallo Sche­ma che ne dà una descrizione assoluta. Quindi, per mappare gli elementi XML nel foglio elettronico dobbiamo prima di tutto specificare uno Schema, e ag­giun­ger­lo. Noi sceglieremo ancora quello usato prima, wordschema.xsd, nel quale la radice, detta nodo principale, è il tag persone. Nei nostri semplici esempi non ci possono essere contrasti negli spazi dei nomi. Lasciamo all’arbitrio del lettore l’approfondimento di queste problematiche. Osserviamo che in cima alla lista del Riquadro attività appare la stringa persone_mapping, che indica l’abbinamento coi contenitori dello schema, e, subito sotto, la visualizzazione dell’albero. Per creare il legame tra un gruppo di celle ed un gruppo di elementi è necessario trascinare nel foglio l’albero stesso e rilasciarlo nel punto dove vogliamo venga posizionata la prima colonna e la riga dei titoli. La tabella siffatta, evidenziata da un bordo colorato, permette l’inserimento o l’importazione di contenuti che saranno poi correttamente esportati in formato XML, valido per lo Schema wordschema.xsd.  Proviamo ad inserire alcuni valori. Poiché lo Schema impone che tutti gli elementi contengano valori di testo, nel caso ci dimentichiamo qualche campo, o modifichiamo la tipologia della cella, riscontreremo una mancata validazione in fase di esportazione. Questo è un interessante filtro, che riduce di molto la proliferazione di errori in fase di inserimento. Per ottenere il nostro file XML in uscita basterà fare clic col pulsante destro all’interno della tabella e scegliere XML/Esporta. Il risultato, che ormai sappiamo leggere con tranquillità, è il seguente e conferma la bontà del processo. &lt;?xml version=&quot;1.0&quot; encoding=&quot;UTF-8&quot; standalone=&quot;yes&quot;?&gt; &lt;persone&gt; 	&lt;persona&gt; 		&lt;nome&gt;Giampaolo&lt;/nome&gt; 		&lt;cognome&gt;Galiazzo&lt;/cognome&gt; 		&lt;data_di_nascita&gt;8-10-61&lt;/data_di_nascita&gt; 		&lt;citta&gt;Treviso&lt;/citta&gt; 		&lt;n_figli&gt;2&lt;/n_figli&gt; 	&lt;/persona&gt; 	&lt;persona&gt; 		&lt;nome&gt;Monica&lt;/nome&gt; 		&lt;cognome&gt;Gioli&lt;/cognome&gt; 		&lt;data_di_nascita&gt;7-4-76&lt;/data_di_nascita&gt; 		&lt;citta&gt;Rovigo&lt;/citta&gt; 		&lt;n_figli&gt;1&lt;/n_figli&gt; 	&lt;/persona&gt; 	&lt;persona&gt; 		&lt;nome&gt;Luisa&lt;/nome&gt; 		&lt;cognome&gt;Boato&lt;/cognome&gt; 		&lt;data_di_nascita&gt;7-7-75&lt;/data_di_nascita&gt; 		&lt;citta&gt;Venezia&lt;/citta&gt; 		&lt;n_figli&gt;4&lt;/n_figli&gt; 	&lt;/persona&gt; 	&lt;persona&gt; 		&lt;nome&gt;Davide&lt;/nome&gt; 		&lt;cognome&gt;Sartori&lt;/cognome&gt; 		&lt;data_di_nascita&gt;8-9-67&lt;/data_di_nascita&gt; 		&lt;citta&gt;Venezia&lt;/citta&gt; 		&lt;n_figli&gt;2&lt;/n_figli&gt; 	&lt;/persona&gt; 	&lt;persona&gt; 		&lt;nome&gt;Mariolina&lt;/nome&gt; 		&lt;cognome&gt;Scapin&lt;/cognome&gt; 		&lt;data_di_nascita&gt;31-12-67&lt;/data_di_nascita&gt; 		&lt;citta&gt;Milano&lt;/citta&gt; 		&lt;n_figli&gt;2&lt;/n_figli&gt; 	&lt;/persona&gt; &lt;/persone&gt;  Sono ottime anche le funzionalità di importazione per  successiva modifica o integrazione dei contenuti. Nel documento creato un attimo fa, con lo Schema wordschema.xsd, vogliamo importare i dati precedentemente esportati da Word.  Su questo file XML frutto dell’esportazione dal word processor, dobbiamo fare due piccole modifiche per poterlo importare nel nostro foglio di Excel. Lo apriamo con XMLSpy, e, nella prima riga, alla voce standalone, sostituiamo il valore “no” con “yes”. Un file XML in modalità standalone positiva sottolinea la sua non dipendenza da uno Schema che, in qualche modo, lo deve accompagnare, oppure deve essere valido l’eventuale riferimento a questo. Nel nostro caso, poiché i dati in uscita da Word erano validi per lo stesso Schema, e, dato che Excel lo pone già come filtro in entrata, è necessario togliere il vincolo al file e lasciarlo in modalità autonoma. Inoltre si deve cancellare l’attributo xmlns=”Qualsiasi valore ci sia”, in quanto Excel ha una sua gestione degli spazi dei nomi che va in contrasto con questa dichiarazione.  Fatte queste piccole correzioni, la procedura è la stessa dell’esportazione. Pulsante destro sulla tabella mappata e comando XML/Importa. Ancora con il pulsante destro, tra le varie scelte del sottomenu XML, troviamo Pro­prie­tà mapping XML. È utile poter scegliere se aggiungere i nuovi dati importati, o se sostituirli con quelli presenti. La scelta si definisce nei due bottoni inferiori. Quanto fatto fin qui si può integrare e riesportare senza alcuna paura che il contenuto venga inquinato o perda di ricchezza. Se la procedura di entrata ed uscita è snella ed efficiente per Schemi bidimensionali molto semplici, si fa invece abbastanza più complessa nel caso di strutture più articolate. Valutiamo l’esempio della genealogia. Se consideriamo una genealogia ad un livello, entriamo nel caso dell’esempio precedente: ad ogni record/riga corrisponde una persona. nome persona Giampaolo        Lorenzo        Luisa Quando introduciamo la possibilità di includere eventuali figli, la cosa si complica. Infatti è probabile il caso in cui una persona abbia più di un figlio. nome persona	nome figlio Giampaolo	Francesco Giampaolo	Claudia Lorenzo	Anna Lorenzo	Gloria Lorenzo	Samuele Luisa	Giulia Luisa	Andrea Quindi, ad ogni variante dei figli deve corrispondere un record nel quale il nome del genitore risulta eventualmente uguale ad altri. Se passiamo ai nipoti, si procederà con la stessa logica, creando tanti record quanti sono i nipoti per i quali geni­tori e nonni sono duplicati. nome persona	nome figlio	nome nipoti Giampaolo	Francesco	Giacomo Giampaolo	Francesco	Beatrice Giampaolo	Francesco	Carlo Giampaolo	Claudia	Michele Giampaolo	Claudia	Paola Lorenzo	Anna	Alessandro Lorenzo	Anna	Angelica Lorenzo	Anna	Pietro Lorenzo	Gloria	 Lorenzo	Samuele	Marco Lorenzo	Samuele	Stefano Luisa	Giulia	Francesco Luisa	Giulia	Giuditta Luisa	Giulia	Narciso Luisa	Andrea	Renato Luisa	Andrea	Camilla Luisa	Andrea	Flavio Con questo metodo, possiamo rappresentare attraverso una tabella, un albero a più livelli. Excel funziona proprio in questo modo. La tabella alle pagine 148 e 149 mostra come si può operare sui dati del terzo esempio, raccogliendo in un foglio di Excel tutte le informazioni sulle sedie: descrizioni, caratteristiche tecniche particolari e quant’altro. Questa potente funzionalità permette agli autori, abituati ad utilizzare Excel per l’inserimento di dati in semplici tabelle, di fare un grosso salto di qualità nel loro operato. Seguendo le specifiche di uno Schema, possono inserire dati e modificarne di esistenti importando ed esportando contenuto XML puro con grande facilità. Un altro canale molto conveniente per passare da XML ad Excel è dato dalla connessione col browser Microsoft Internet Explorer. Ogniqualvolta si visualizza un file XML che Explorer interpreti correttamente, facendo clic col pulsante destro del mouse sopra il testo stesso e scegliendo il comando Esporta in Microsoft Ex­cel, entreremo direttamente nella modalità di importazione del foglio elettronico che, in mancanza di uno Schema, se ne genera anche uno al volo. Sebbene la procedura ortodossa vista prima sia sicuramente consigliabile, a volte può risultare molto comoda questa scorciatoia.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-11_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-11.tif"></file><didascalia>Anche in Excel il Riquadro attività è il punto di contatto tra il foglio elettronico e XML.</didascalia></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig05-12_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-12.tif"></file><didascalia>Anche qui è indispensabile, prima di tutto, attivare lo Schema che ci interessa.</didascalia></imm2><imm3><file href_fmt="images/Fig05-13_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-13.tif"></file><didascalia>Le celle create dopo il rilascio degli elementi di struttura nella pagina sono direttamente “abbinate” allo Schema.</didascalia></imm3><imm4><file href_fmt="images/Fig05-14_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-14.tif"></file><didascalia>Ad ogni cella corrisponde un tag. Ad ogni riga un record, o meglio, un’occorrenza di un dato ramo dell’albero.</didascalia></imm4><imm5><file href_fmt="images/Fig05-15_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-15.tif"></file><didascalia>Riuscire a fare il cosiddetto “roundtrip XML”, potendo importare ed esportare i dati puri, è un’importante nuova caratteristica di Excel.</didascalia></imm5><imm6><file href_fmt="images/Fig05-16_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-16.tif"></file></imm6><imm7><file href_fmt="images/Fig05-18_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-18.tif"></file><didascalia>La tabella dell’esempio InfoSedie unita allo Schema completo.</didascalia></imm7><imm8></imm8><imm9></imm9><imm10></imm10><imm11></imm11><imm12></imm12><imm13></imm13><imm14></imm14><imm15></imm15><imm16></imm16><imm17></imm17><imm18></imm18><imm19></imm19><imm20></imm20></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Microsoft Access</titolo><testo>Con questo programma entriamo nell’estesa arena delle basi di dati. Access è uno dei DBMS (DataBase Management System, sistemi di gestione delle basi di dati) più semplici e più diffusi. La sua semplicità non sta tanto nei grossi limiti che ha rispetto a prodotti professionali di classe più elevata, quanto nell’interfaccia utente molto sviluppata che permette di creare in modo facile e intuitivo funzioni che altrimenti richiederebbero varie righe di codice. Stiamo parlando di database relazionale, quindi gli elementi di base sono tabelle e relazioni. Per continuità, cerchiamo di capire come si possa realizzare, in Access, un database che contenga le informazioni sulla genealogia, già gestite in Excel. Dobbiamo realizzare tre tabelle e due relazioni. Nella prima tabella troveranno posto le persone (i nonni), nella seconda i figli, nella terza i nipoti. Le relazioni da creare sono dette uno-a-molti, in quanto definiscono una connessione tra un elemento di una tabella ed un insieme di elementi di un’altra. Il caso tipico è un genitore singolo che ha più di un figlio. Per la tabella persone creiamo un solo campo “nome” (per comodità chiave primaria). Per le altre due, invece, abbiamo bisogno di un campo “nome” (chiave primaria) e di un campo “genitore” che permetta il legame verso l’alto. Per la creazione delle relazioni, dal menu Strumenti/Relazioni entriamo nella finestra in cui definire i collegamenti e i vincoli: Trascinando il nome della persona sul nome genitore nella tabella figli, creiamo, una dopo l’altra, le due relazioni uno-a-molti: A questo punto, aprendo le tabelle per inserire i dati, noteremo che accanto ad ogni campo è presente un quadratino col segno “+”. Da lì si può passare al livello successivo per creare figli e figli dei figli. A colpo d’occhio, attraverso un’interfaccia molto intuitiva, è possibile comporre il nostro albero di informazioni multilivello. Fin qui nulla di sconvolgente. Per un programma di gestione dati questo è il minimo che ci si possa aspettare. Per passare ad XML, è sufficiente, selezionata una tabella, scegliere il comando Esporta dal menu contestuale attivato col pulsante destro. Richiesto il tipo di file XML, optiamo per esportare sia il file di dati in XML, sia lo Schema .xds: Infatti, le impostazioni date nella definizione di tabelle e relazioni altro non sono che le regole da usare per la creazione degli Schemi visti in precedenza. Inoltre, dato che si tratta di un insieme di tabelle, dobbiamo richiedere di specificare Altre opzioni tramite l’apposito bottone. Qui nella scheda Dati, ci viene chiesto di specificare la sequenza dei dati ed eventuali trasformazioni da applicare. Nella scheda Schema, non è necessario includere le informazioni sulle chiavi (indispensabili per i database, ma complementari in XML), invece è opportuno richiedere che lo Schema risieda in un file a parte (e non sia incluso nell’XML dei dati stesso). Il file XML prodotto è il seguente. &lt;?xml version=&quot;1.0&quot; encoding=&quot;UTF-8&quot;?&gt; &lt;dataroot xmlns:od=&quot;urn:schemas-microsoft-com:officedata&quot; xmlns:xsi=&quot;http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance&quot; xsi:noNamespaceSchemaLocation=&quot;persona.xsd&quot; generated=&quot;2004-06-22T18:52:33&quot;&gt; &lt;persona&gt; 	&lt;nome&gt;Giampaolo&lt;/nome&gt; 	&lt;figli&gt; 		&lt;nome&gt;Francesco&lt;/nome&gt; 		&lt;genitore&gt;Giampaolo&lt;/genitore&gt; 		&lt;nipoti&gt; 			&lt;nome&gt;Giacomo&lt;/nome&gt; 			&lt;genitore&gt;Francesco&lt;/genitore&gt; 		&lt;/nipoti&gt; 		&lt;nipoti&gt; 			&lt;nome&gt;Beatrice&lt;/nome&gt; 			&lt;genitore&gt;Francesco&lt;/genitore&gt; 		&lt;/nipoti&gt; 		&lt;nipoti&gt; 			&lt;nome&gt;Carlo&lt;/nome&gt; 			&lt;genitore&gt;Francesco&lt;/genitore&gt; 		&lt;/nipoti&gt; 	&lt;/figli&gt; 	&lt;figli&gt; 		&lt;nome&gt;Claudia&lt;/nome&gt; 		&lt;genitore&gt;Giampaolo&lt;/genitore&gt; 		&lt;nipoti&gt; 			&lt;nome&gt;Michele&lt;/nome&gt; 			&lt;genitore&gt;Claudia&lt;/genitore&gt; 		&lt;/nipoti&gt; 		&lt;nipoti&gt; 			&lt;nome&gt;Paola&lt;/nome&gt; 			&lt;genitore&gt;Claudia&lt;/genitore&gt; 		&lt;/nipoti&gt; 	&lt;/figli&gt; &lt;/persona&gt; &lt;persona&gt; 	&lt;nome&gt;Lorenzo&lt;/nome&gt; 	&lt;figli&gt; 		&lt;nome&gt;Anna&lt;/nome&gt; 			&lt;genitore&gt;Lorenzo&lt;/genitore&gt; 			&lt;nipoti&gt; 				&lt;nome&gt;Alessandro&lt;/nome&gt; 				&lt;genitore&gt;Anna&lt;/genitore&gt; 			&lt;/nipoti&gt; 			&lt;nipoti&gt; 				&lt;nome&gt;Angelica&lt;/nome&gt; 				&lt;genitore&gt;Anna&lt;/genitore&gt; 			&lt;/nipoti&gt; 			&lt;nipoti&gt; 				&lt;nome&gt;Pietro&lt;/nome&gt; 				&lt;genitore&gt;Anna&lt;/genitore&gt; 			&lt;/nipoti&gt; 	&lt;/figli&gt; 	&lt;figli&gt; 		&lt;nome&gt;Gloria&lt;/nome&gt; 		&lt;genitore&gt;Lorenzo&lt;/genitore&gt; 	&lt;/figli&gt; 	&lt;figli&gt; 		&lt;nome&gt;Samuele&lt;/nome&gt; 		&lt;genitore&gt;Lorenzo&lt;/genitore&gt; 			&lt;nipoti&gt; 				&lt;nome&gt;Marco&lt;/nome&gt; 				&lt;genitore&gt;Samuele&lt;/genitore&gt; 			&lt;/nipoti&gt; 			&lt;nipoti&gt; 				&lt;nome&gt;Stefano&lt;/nome&gt; 				&lt;genitore&gt;Samuele&lt;/genitore&gt; 			&lt;/nipoti&gt; 	&lt;/figli&gt; &lt;/persona&gt; &lt;persona&gt; 	&lt;nome&gt;Luisa&lt;/nome&gt; 	&lt;figli&gt; 			&lt;nome&gt;Giulia&lt;/nome&gt; 			&lt;genitore&gt;Luisa&lt;/genitore&gt; 				&lt;nipoti&gt; 					&lt;nome&gt;Francesco&lt;/nome&gt; 					&lt;genitore&gt;Giulia&lt;/genitore&gt; 			&lt;/nipoti&gt; 			&lt;nipoti&gt; 				&lt;nome&gt;Giuditta&lt;/nome&gt; 				&lt;genitore&gt;Giulia&lt;/genitore&gt; 			&lt;/nipoti&gt; 			&lt;nipoti&gt; 				&lt;nome&gt;Narciso&lt;/nome&gt; 				&lt;genitore&gt;Giulia&lt;/genitore&gt; 				&lt;/nipoti&gt; 	&lt;/figli&gt; 	&lt;figli&gt; 		&lt;nome&gt;Andrea&lt;/nome&gt; 		&lt;genitore&gt;Luisa&lt;/genitore&gt; 			&lt;nipoti&gt; 				&lt;nome&gt;Renato&lt;/nome&gt; 				&lt;genitore&gt;Andrea&lt;/genitore&gt; 			&lt;/nipoti&gt; 			&lt;nipoti&gt; 				&lt;nome&gt;Camilla&lt;/nome&gt; 				&lt;genitore&gt;Andrea&lt;/genitore&gt; 			&lt;/nipoti&gt; 			&lt;nipoti&gt; 				&lt;nome&gt;Flavio&lt;/nome&gt; 				&lt;genitore&gt;Andrea&lt;/genitore&gt; 			&lt;/nipoti&gt; 	&lt;/figli&gt; 	&lt;/persona&gt; &lt;/dataroot&gt; Aprendo lo Schema prodotto da Access con XMLSpy, si può richiedere la visualizzazione ad albero. Notiamo come la generazione automatica, pur essendo naturalmente più ridondante, non si discosta molto da come si sarebbe realizzata manualmente: </testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-19_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-19.tif"></file></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig05-20_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-20.tif"></file></imm2><imm3><file href_fmt="images/Fig05-22_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-22.tif"></file></imm3><imm4><file href_fmt="images/Fig05-21_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-21.tif"></file></imm4><imm5><file href_fmt="images/Fig05-23_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-23.tif"></file></imm5><imm6><file href_fmt="images/Fig05-24_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-24.tif"></file></imm6><imm7><file href_fmt="images/Fig05-25_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-25.tif"></file></imm7><imm8><file href_fmt="images/Fig05-26_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-26.tif"></file></imm8><imm9><file href_fmt="images/Fig05-27_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-27.tif"></file></imm9><imm10><file href_fmt="images/Fig05-28_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-28.eps"></file></imm10></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Altri database</titolo><testo>Gli autori avranno spesso a che fare con dati provenienti da altri database. Se, ad esempio, i dati da pubblicare sono raccolti attraverso un form di un sito Internet, con buona probabilità si dovrà richiedere un’esportazione in XML da database tipo MySQL, SQL Server, Oracle. La quasi totalità dei DBMS (DataBase Ma­na­gement System, sistemi per la gestione delle basi di dati) in commercio contempla moduli di esportazione di dati e Schemi. Unica accortezza da avere sempre è verificare che i dati in uscita siano puri e non contaminati da informazioni specifiche aggiunte dal database. In questo caso, qualora i dati ricevuti contengano troppe informazioni non necessarie per la pubblicazione, sarà indispensabile intervenire con una trasformazione che, dal file XML prodotto dal database, ottenga un nuovo XML secondo le specifiche di pubblicazione. In generale sarà conveniente spiegare all’amministratore del database quali sono le proprie esigenze e quale sia il tipo di file richiesto. Si tenga ben presente che nel mondo dell’Information Technology XML è utilizzato per mille applicazioni, non certo solo per il trasferimento di contenuti attraverso più media. È consuetudine dare in pasto file XML a sistemi che non necessitano la chiarezza e la linearità di rappresentazione di cui può aver bisogno un essere umano nel valutare un albero. Pertanto, sarà utile aver a disposizione, nel confronto, una serie di esempi di ciò che si vuole (eventualmente anche quelli di questo testo), al fine di evitare perdite di tempo e fraintendimenti. Uno Schema prodotto da XMLSpy, da fornire come specifica, potrà essere spesso utile.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>I moduli/form: le scatole magiche dei contenuti</titolo><testo>Nati come evoluzione digitale della noiosissima modulistica cartacea, i moduli digitali (detti più comunemente form) stanno assumendo un’importanza sempre maggiore, spesso addirittura sorprendente e di certo inaspettata. Nell’immagi­nario collettivo il modulo è qualcosa che vuole inscatolare la libertà del singolo per incanalarne le informazioni secondo una struttura preimpostata. In effetti un po’ è così! Il form è un viatico per le informazioni. Ad ogni campo corrisponde una scatola, e tutto quello che l’utente inserisce verrà etichettato da quel contenitore. Da una certa prospettiva questa può essere vista come l’altra faccia del problema delle latte e delle etichette. Le informazioni che l’utilizzatore del form va ad inserire fluiranno all’interno di un database o di un file strutturato (ad esempio in XML!!) e diventeranno il valore di un campo o di un elemento prefissato. Spesso il form stesso farà una verifica sulla bontà dei dati inseriti, impedendo che vengano etichettate informazioni non corrette, o almeno non conformi a certi standard. E questa è proprio una forma di marcatura, di tagging, di dire cosa è cosa! A questo punto ci possiamo chiedere come possa essere classificato l’utilizzatore di un form. Il passo è breve: chi usa un form digitalizza informazioni etichettandole, quindi è egli stesso un autore. In un flusso di pubblicazione cross-media, i form sono lo strumento che permette di andare ad acquisire le informazioni direttamente da chi le deve produrre, senza intermediari. Con un buon utilizzo di form, ad esempio in un’azienda, tutte le informazioni relative ad ogni ambito specifico di ogni ufficio devono essere digitalizzate direttamente da chi le produce, senza passaggi intermedi, senza alcun intervento di intermediari che, in qualche modo, le modifichino e soprattutto introducano errori. Immaginiamo il caso del­l’anagrafica aziendale. Come già detto in precedenza, chi crea l’informazione è la persona stessa, ed è conveniente che lei ne sia anche la garante. Quindi, riuscendo a fare in modo che l’operazione di digitalizzazione (in questo caso la semplice battitura del testo e l’invio della foto) sia fatta da chi è parte in causa dell’informazione si avrà una garanzia di qualità ed un inaspettato abbattimento dei costi. O ancora, se l’ufficio marketing dell’azienda delle sedie avesse la possibilità di inventare le descrizioni generali e commerciali delle sedie e, senza preoccuparsi della forma che prenderanno, potesse digitarle ed inviarle ad un contenitore di oggetti puri, attraverso un form, mantenendo anche la facoltà di variarle all’occorrenza, si ridurrebbero al minimo le possibilità di fraintendimento, di errata sostituzione, di utilizzo di versioni non aggiornate, e chi più ne ha più ne metta. Lo stesso ragionamento potrebbe essere esteso agli asset che, attraverso i form, possono essere nominati e arricchiti di informazioni importanti, i cosiddetti meta-tag. Per il fotografo potrebbe essere creato un form, nel quale ci sia la funzionalità di invio dell’immagine, completa di codici cliente ed interni, di descrizione eventuale, di annotazioni e tutto ciò che potrebbe essere valutato solo da chi effettivamente fa lo scatto. Un indubbio vantaggio dei form digitali, rispetto alla tradizionale idea di form su carta, consiste nella loro propensione al trasformismo. Infatti, le informazioni da raccogliere da un autore non sono sempre le stesse. Ad esempio, in un’anagrafica, se una persona non ha figli, è inutile che il form ne chieda il loro nome, la data di nascita o le vaccinazioni effettuate. Se invece i figli ci sono, ecco che il form digitale si può estendere e raccogliere tutti i dati necessari ad identificare correttamente la prole. Riuscire a creare un canale perché tutte queste informazioni vengano correttamente gestite, vagliate, etichettate per poi essere parzialmente pubblicate, o, quanto meno, usate in fase di pubblicazione, è ancora compito di un autore in grado di predisporre il tutto.</testo><immagini><imm1></imm1><imm2></imm2><imm3></imm3><imm4></imm4><imm5></imm5><imm6></imm6><imm7></imm7><imm8></imm8><imm9></imm9><imm10></imm10><imm11></imm11><imm12></imm12><imm13></imm13><imm14></imm14><imm15></imm15><imm16></imm16><imm17></imm17><imm18></imm18><imm19></imm19><imm20></imm20></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Adobe (form) Designer</titolo><testo>Un passo intermedio tra il modulo cartaceo e il form elettronico sono i form basati su PDF. Adobe, pioniera in questo campo, solo da poco ha introdotto una vera e propria soluzione per realizzare form di elevata qualità e forte interazione. Adobe Designer è un vero e proprio ambiente di sviluppo per interfacce di dati basate su un livello grafico PDF. Il prodotto è molto complesso, anche perché richiede una profonda conoscenza delle potenzialità intrinseche al formato PDF stesso. Ci limiteremo qui a vederne un semplice esempio operativo.  Dopo aver creato un nuovo documento vuoto, è necessario (almeno nella nostra logica di lavoro) abbinare una struttura di riferimento. Usiamo lo Schema del primo esempio. Dalla palette Data View, scegliamo New data connection.  Qui ci vengono presentate subito le varie modalità accettate dal programma per definire le scatole magiche nelle quali andranno a fluire i dati. Noi useremo XML Schema. Tra le varie opzioni, è possibile che la struttura del form si riferisca anche ad un semplice file XML di contenuto. La modalità OLEDB Database invece si aggancia direttamente alle porte di ricevimento dati di database e DBMS (Da­taBa­se Management System, sistema per la gestione delle basi di dati). La modalità WSDL File (Web Services Description Language, specifica del World Wide Web Consortium che definisce la grammatica XML per la descrizione dei servizi Web) è uno dei tipici utilizzi di XML per l’interazione tra sistemi. In parole povere, viene generato un file XML che non include solo le informazioni di contenuto come nei casi che abbiamo visto finora, ma ha codificati (sempre rispettando la sintassi XML) tutti quei parametri necessari per gestire l’invio di dati tra un programma ed un altro, in questo caso Acrobat ed il server WSDL predisposto alla ricezione del messaggio proveniente dal form. La videata successiva richiede di individuare lo Schema di riferimento. Poi sceglieremo il documento .xsd relativo al primo esempio. Da Data View ora possiamo selezionare l’icona corrispondente alla connessione creata e all’albero ricavato dallo Schema e trascinare il tutto nella pagina. Dopo eventuali ritocchi per facilitare l’inserimento dati, creiamo il bottone Invia. Poi modifichiamo alcune proprietà del bottone. Nella palette Field, specifichiamo un Control Type di tipo Submit, che, come in tutti i form, esegue l’invio. Ancora, nella palette Submit, richiediamo, tra i formati, di creare un file XML per i dati. Subito ci viene richiesto un URL sul quale depositare il file creato. Nel caso non avessimo a disposizione uno spazio raggiungibile in scrittura con questo protocollo, può essere conveniente (almeno a titolo di prova), richiedere l’invio dei dati via mail. In questo caso, indicheremo come URL “mailto: indirizzo@dominio.it” Non ci resta che salvare. Designer permette di salvare in due formati: il tradizionale .PDF oppure il nuovo .xdp (XML data package) che consiste in una codifica XML del file PDF nella quale vengono raccolti (come in un unico scatolone) tutti gli elementi necessari per la descrizione del form. A noi basta il formato .PDF, che potrà contemplare anche la rifluibilità delle forme in modo da essere utilizzabile su piccoli dispositivi. Il risultato può essere aperto ed utilizzato con una qualsiasi versione di Acrobat, dal Reader gratuito a quelle a pagamento. Notiamo che i campi che possono avere solo determinati valori, come ad esempio la sede, assumono solo quelli specificati nelle Enumerations dello Schema. Dopo aver riempito tutti i campi a dovere, si può dare Invia.  Acrobat si incaricherà di richiamare l’applicativo di default per l’invio della posta, e predisporrà il messaggio. Il file generato, designer.xml, rispetterà perfettamente lo Schema di riferimento, e avrà permesso all’autore di digitalizzare direttamente le informazioni di sua competenza attraverso un qualsiasi dispositivo in grado di supportare Acrobat e la posta elettronica. &lt;?xml version=&quot;1.0&quot; encoding=&quot;UTF-8&quot;?&gt; &lt;personale&gt; &lt;persona&gt; 	&lt;nome&gt;Marco&lt;/nome&gt; 	&lt;cognome&gt;Galiazzo&lt;/cognome&gt; 	&lt;ruolo&gt;manager&lt;/ruolo&gt; 	&lt;filefoto&gt;archivio/personale/marcog.psd&lt;/filefoto&gt; 	&lt;mansione&gt;Application Specialist, Xmedia&lt;/mansione&gt; 	&lt;dipartimento&gt;ricerca e sviluppo&lt;/dipartimento&gt; 	&lt;filiale&gt;Venezia&lt;/filiale&gt; 	&lt;profilo&gt;Come manager del settore ricerca, cerco di giocare la mia professionalità nell’individuare le  	migliori strade per i progetti futuri, dando ampio spazio alle idee di tutti.&lt;/profilo&gt; &lt;/persona&gt; &lt;/personale&gt; Le versioni di Acrobat che permettono il salvataggio (Adobe Reader di base non lo permette) possono memorizzare i dati inseriti nel form come parte del PDF stesso, e con il PDF i dati possono essere trasportati ovunque, mantenendo la forma di presentazione propria del form. Ad ogni campo è possibile abbinare un filtro che setacci il contenuto che si sta inserendo. Si può richiedere di rispettare un determinato formato (ad esempio per le date), oppure attivare uno script vero e proprio che verifichi l’inserimento anche in base a sorgenti dati esterne. Un insieme di file XML validi rispetto ad uno Schema dato possono essere fusi in un unico contenitore mediante una semplice trasformazione.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-29_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-29.tif"></file></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig05-30_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-30.tif"></file></imm2><imm3><file href_fmt="images/Fig05-31_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-31.tif"></file><didascalia>Il bottone Invia dà interattività al form.</didascalia></imm3><imm4><file href_fmt="images/Fig05-32_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-32.tif"></file><didascalia>Dobbiamo scegliere come saranno inviati i dati dopo aver premuto Invia. Tra le varie possibilità proposte, sceglieremo XML data.</didascalia></imm4><imm5><file href_fmt="images/Fig05-33_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-33.tif"></file><didascalia>Se indichiamo come URL di invio un indirizzo di posta elettronica preceduto da mailto: verrà attivato  il client di posta predefinito e i dati XML saranno automaticamente impacchettati in un messaggio email pronto per essere spedito.</didascalia></imm5><imm6><file href_fmt="images/Fig05-34_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-34.tif"></file><didascalia>È un gran vantaggio poter raccogliere i dato off-line usando Acrobat e inscatolare dati complessi in XML, senza necessariamente essere connessi a Internet.</didascalia></imm6><imm7><file href_fmt="images/Fig05-35_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-35.tif"></file></imm7><imm8><file href_fmt="images/Fig05-36_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-36.tif"></file></imm8><imm9><file href_fmt="images/Fig05-37_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-37.tif"></file></imm9></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Microsoft InfoPath</titolo><testo>Il suo nome dà già un’idea ben precisa del suo scopo: InfoPath, cioè il percorso delle informazioni. Stiamo parlando dell’ultimo nato della suite Office. È un prodotto veramente innovativo che permette con poco sforzo di realizzare dei moduli, anche molto complessi e articolati. Il trucco sta nell’aver creato prima un buono Schema, che raccolga tutte le esigenze di digitalizzazione dell’informazione che il cliente ha esposto. Poi InfoPath ci permetterà di realizzare una maschera, anche complessa, che ne contempli tutte le possibili varianti. Il form, basato sullo Schema, produce in salvataggio/esportazione un file XML puro, pronto per essere passato alle fasi successive del percorso cross-media. Ora proviamo a realizzare un semplice esempio che illustri alcune caratteristiche. Prima di tutto lo Schema. Riportiamo le regole già viste nel capitolo precedente: 	●	ogni articolo ha un titolo, un numero di sottotitoli che varia da zero a due, un testo, delle eventuali immagini ed appartiene ad una specifica rubrica; 	●	la rubrica può essere una tra quattro (cronaca, politica, medicina, tecnologia); 	●	ad ogni eventuale immagine può essere abbinata un’eventuale didascalia. Lo schema è registrato come rivista.xsd. Da InfoPath creiamo un nuovo documento, scegliendo Progetta modulo dal menu File, poi Nuovo da origine di dati, nel Riquadro attività. Subito ci viene chiesto (come era successo con Adobe Designer), quale sia il tipo di origine di dati sulla base della quale realizzare il form. Noi optiamo per lo Schema XML, ben sapendo che ci si potrebbe collegare ad un database OLEDB, oppure ad un Web server WSDL (già descritti nei paragrafi precedenti). Alla videata successiva, specifichiamo di voler usare rivista.xsd. Un box di dialogo successivo ci chiede se vogliamo utilizzare le valutazioni standard che InfoPath fa sullo Schema, o se preferiamo modificare subito alcune proprietà. La prima scelta, all’inizio, è la più conveniente. Quindi accettiamo le impostazioni. Delle quattro modalità di visualizzazione, per il Riquadro attività (layout, controlli, origine dati, visualizzazioni) scegliamo la terza. Il documento base di InfoPath non è molto diverso da un file di MS Word. La logica è quella del file di te­sto, nel quale si posizioneranno le parti per l’inserimento delle informazioni. È possibile usare InfoPath in due modi: compilazione e progettazione. Il primo è, ovviamente, quello che sarà utilizzato dai veri e propri autori nella produzione dei contenuti. Il secondo è la parte di definizione della maschera. In sostanza è come avere due programmi completamente diversi in uno. In fase di progettazione attraverso l’anteprima sarà possibile vedere come si presenterà definitivamente il modulo. In questa prima fase scegliamo la modalità progettazione. Dopo l’aggancio allo Schema, nella visualizzazione dell’origine dei dati rivediamo la struttura impostata, in modalità albero. Basterà trascinare l’elemento radice nella pagina perché vengano create automaticamente tutte le scatole magiche (i campi del form) abbinate ai tag dello Schema. Unica accortezza, nell’inserimento, specificare Sezione con controlli. Ora è necessario, uno ad uno, aggiustare i campi in modo che la disposizione del form aiuti l’autore nell’inserimento delle informazioni. Quindi, partendo da sopra, selezioniamo il primo box e notiamo che simultaneamente si evidenzia l’etichetta titolo nell’albero dell’origine dei dati. Facendo clic col pulsante destro su quell’elemento dell’albero, possiamo richiederne le proprietà. Nei dettagli, osserviamo come le caratteristiche del campo siano quelle specificate nell’elemento in fase di creazione dello Schema. Il titolo avrà una e una sola occorrenza, di testo, senza alcun valore predefinito o restrizioni. Nello stesso box, sotto la voce Convalida script, possiamo includere delle procedure di verifica. In questo caso, potrebbe essere utile fare in modo che il titolo sia sempre presente. Quindi, nella convalida, richiederemo che il campo non sia mai vuoto, e, in tal caso, specifichiamo un messaggio che suggerisca la correzione. Per il sottotitolo, l’automatismo ha proposto l’inserimento di un box “punto elenco”, in quanto il numero dei sottotitoli può andare da zero a due. Noi preferiamo usare una “Sezione ripetuta con controlli”. Questo elemento permette di avere un menu vicino allo spazio per il testo che consente di includere nuove occorrenze del sottotitolo o di cancellare quelle presenti. Quindi, posizioniamo il cursore del testo nel riquadro del titolo e, scelto l’elemento sottotitolo dall’albero, facendo clic col pulsante destro, richiediamo una Sezione ripetuta con moduli. Mentre il titolo ha minOcc=1 e maxOcc=1, e quindi può avere un box normale, sempre presente, il sottotitolo ha minOcc=0 e maxOcc=2, e necessita, quindi, di un menu che permetta di scegliere se aggiungerne uno o togliere entrambi. Ecco il motivo dell’utilizzo della sezione. Passiamo al box del testo. Sarà necessario ingrandirlo a dismisura, in quanto proprio lì andrà la parte più corposa del contenuto. Sia per questo box di testo, che per i due precedenti, dobbiamo specificare la modalità di scorrimento. Col pulsante destro apriamone le proprietà, facendo clic all’interno. Passiamo alla voce Visualizza e specifichiamo di voler attivare il correttore ortografico e lo scorrimento a capo del testo. Richiediamo che siano mostrate le barre di scorrimento solo all’occorrenza. Po­trem­mo richiedere di estendere il box in modo da contenere tutto il testo inserito. Questa funzione, molto utile in certi casi, a volte può dissestare completamente la grafica della pagina form. Passiamo ad una parte un po’ più complessa. Le immagini sono opzionali, e, nel caso ci siano, possono essere più di una. Quindi deve esserci una Sezione facoltativa immagini, che contiene una Sezione ripetuta immagine, che oltre al nome del file contiene una Sezione facoltativa didascalia. Modifichiamo quanto pre-impostato da InfoPath, cancellando tutto ciò che sta tra il box di testo ed il campo Rubrica successivo. Nel Riquadro attività passiamo alla palette dei controlli e trasciniamo in questo punto una Sezione facoltativa, abbinata al tag elemento immagini. Al suo interno posizioniamo una Sezione ripetuta, creata trascinando l’opportuno elemento, sempre dalla palette Controlli. Questa deve contenere il box per il file immagine, che creiamo trascinando lo specifico elemento dall’albero dell’origine dati, e, ancora, una Sezione facoltativa (dalla palette Controlli) che contenga la didascalia eventuale. Ora, poiché l’immagine prima, e la didascalia dopo, sono entrambe facoltative, vorremmo che nel form non fossero presenti subito i loro campi, ma fosse visibile solo un’opzione che ne permetta la creazione. Quindi, col pulsante destro sull’iconcina gialla della sezione facoltativa, modifichiamo le proprietà della sezione. Richiediamo che, per impostazione predefinita, la sezione non sia inclusa nel modulo (quindi sia nascosta), che però ne sia consentito l’inserimento con un apposito menu. Inoltre è conveniente specificare un’istruzione che indirizzi l’autore di fronte alla scelta. Medesima procedura per la Sezione facoltativa della didascalia. Il campo rubrica non necessita interventi, in quanto contiene già il filtro impostato nello Schema, che definisce i valori inseribili. A questo punto non resta che visualizzare l’anteprima, ed eventualmente aggiungere qualche cambiamento di font o colorazione che agevoli la fruizione del form. I form InfoPath sono salvati in formato .xsn. Se lo stesso form viene aperto in modalità compilazione, al salvataggio verrà creato un file di puro XML. In sostanza questo programma sposa appieno la logica di separazione del contenuto dalla forma. Nel file .xsn sono inclusi tutti i parametri di visualizzazione e filtro dei dati. Il file di salvataggio successivo, invece, include semplicemente il puro contenuto in formato XML. Questo secondo file, ogni volta che viene riaperto, usa InfoPath per essere visualizzato, ma una semplice correzione nei tag di apertura ne elimina completamente il legame. A questo punto, apriamo il modulo per la compilazione ed inseriamo i vari testi, dal titolo, al doppio sottotitolo, al corpo dell’articolo, fino ad immagine e didascalia. Scelto il comando Salva sarà proposta l’unica opzione del formato XML per il solo contenuto. A rigore dovremmo essere a posto e accontentarci dell’XML ottenuto. Invece vogliamo qualcosa in più: la ciliegina sulla torta.   Desideriamo che anziché il nome dell’immagine compaia un’anteprima: è semplice. Torniamo in modalità progettazione. Eliminiamo il campo file immagine e comprimiamo un po’ la dimensione della didascalia. Per poter visualizzare l’immagine a sinistra ed il modulo didascalia a destra inseriamo una tabella. Nella colonna sinistra trasciniamo un controllo Immagine preso dalla palette dei controlli. Ci viene richiesto se gestire solo il riferimento (collegamento) o includere l’intera immagine nei dati raccolti. A noi interessa la prima opzione. Ancora, è richiesto il campo da associare (binding) al box immagine, che sarà naturalmente File_immagine. Ora la sezione dell’immagine risulta un po’ diversa. Purtroppo i formati file che possono essere visualizzati in anteprima non sono quelli che a noi vanno bene nel flusso cross-media per gli asset ricchi. Ma chissà che questo problema non possa essere risolto rapidamente, almeno per il formato PDF.  Se diamo un’occhiata da vicino al file XML generato, notiamo che la sua struttura è perfetta e pulita, e che solo nell’intestazione è presente il richiamo alla forma, salvata nel file .xsn. Eccone un estratto. &lt;?xml version=&quot;1.0&quot; encoding=&quot;UTF-8&quot;?&gt; &lt;?mso-infoPathSolution productVersion=&quot;11.0.5531&quot; PIVersion=&quot;1.0.0.0&quot; href=&quot;filecapitoli\infopah.xsn&quot; language=&quot;it&quot; solutionVersion=&quot;1.0.0.6&quot; ?&gt; &lt;?mso-application progid=&quot;InfoPath.Document&quot;?&gt; &lt;rivista&gt; 	&lt;articolo&gt; 		&lt;titolo&gt;Il Nordest langue. Anzi no, il modello regge&lt;/titolo&gt; 		&lt;sottotitolo&gt;TREVISO Professori, industriali, politici, sindacalisti, studiosi invitati dalla Cgil a una  		tavola rotonda sui nuovi rapporti con l’Europa allargata&lt;/sottotitolo&gt;&lt;sottotitolo&gt;I dati dell’Ires - 		maggiore occupazione e settori in espansione - sconfessano quanti parlano di crisi  		ingovernabile&lt;/sottotitolo&gt; 		&lt;testo&gt;Il Nordest è malato. Langue dopo vent’anni di sviluppo sfrenato,inarrestabile, contagioso come una  		febbre, e invidiato come un ingrediente segreto per trasformare un pugno di fabbrichette in un sistema  		impresa vincente. Una locomotiva che mette insieme tre &quot;anime&quot; -Veneto, Trentino e Friuli - e che da sola  		&quot;tira&quot; un quarto della produzione nazionale, un terzo delle esportazioni italiane e dà lavoro a tre  		milioni di persone.  		... 		...  		E conclude: &quot;Certo, occorre ripensare un modello di sviluppo,ed è proprio questa la materia prima che  		scarseggia in Veneto&quot;.Valeria Lipparin&lt;/testo&gt; 		&lt;immagini&gt; 			&lt;immagine&gt; 				&lt;file_immagine&gt;  				file://Titanium-di-marco/immagini/nordest.bmp  				&lt;/file_immagine&gt; 				&lt;didascalia&gt; 				Un artigiano al lavoro in un calzaturificio. 				&lt;/didascalia&gt; 			&lt;/immagine&gt; 		&lt;/immagini&gt; 		&lt;rubrica&gt;cronaca&lt;/rubrica&gt; 	&lt;/articolo&gt; &lt;/rivista&gt; I due tag  &lt;?mso-infoPathSolution productVersion=&quot;11.0.5531&quot; PIVersion=&quot;1.0.0.0&quot; href=&quot;filecapitoli\infopah.xsn&quot; language=&quot;it&quot; solutionVersion=&quot;1.0.0.6&quot; ?&gt;  &lt;?mso-application progid=&quot;InfoPath.Document&quot;?&gt; sono il collegamento tra forma e contenuto. Quando apriamo il file XML dati, questi appariranno attraverso una maschera di InfoPath, memorizzata nel file .xsn. Con la stessa logica è possibile utilizzare InfoPath per correggere o modificare file XML esistenti, purché si possieda un file form, basato sullo Schema, che riesca ad inscatolarne i dati. Ultima nota, sul file immagine, che è, come richiesto, il solo percorso del collegamento. In generale per tutti gli asset esterni si deve richiedere che venga memorizzato negli opportuni tag il riferimento, relativo (in base alla posizione del file XML di riferimento) o assoluto, come indirizzo URL (o URI). Poiché lo Schema richiedeva che nella rivista fosse possibile includere vari articoli, nello stesso form basta richiedere che ne venga inserito uno nuovo dopo (o prima) di quello appena composto, ed il gioco è fatto.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-38_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-38.eps"></file><didascalia>Ecco lo shema rivista.xds completo in modalità visuale come creato da XMLSpy.</didascalia></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig05-39_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-39.tif"></file></imm2><imm3><file href_fmt="images/Fig05-40_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-40.tif"></file><didascalia>Prima dobbiamo specificare che tipo di aggancio e che struttura sarà alla base del form, poi è necessario puntare al file specifico dello Schema.</didascalia></imm3><imm4><file href_fmt="images/Fig05-41_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-41.tif"></file></imm4><imm5><file href_fmt="images/Fig05-42_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-42.tif"></file></imm5><imm6><file href_fmt="images/Fig05-42_fmt1.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-42.tif"></file><didascalia>Dopo aver trascinato nella pagina le scatole già collegate, bisogna aggiungere un po’ di forma grafica  per facilitare l’inserimento delle informazioni.</didascalia></imm6><imm7><file href_fmt="images/Fig05-43_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-43.tif"></file><didascalia>Un modo diverso di vedere le proprietà già specificate nello schema .xds.</didascalia></imm7><imm8><file href_fmt="images/Fig05-44_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-44.tif"></file></imm8><imm9><file href_fmt="images/Fig05-45_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-45.tif"></file><didascalia>Ogni campo di inserimento può avere varie funzionalità preimpostabili, tra le quali un utile correttore ortografico.</didascalia></imm9><imm10><file href_fmt="images/Fig05-46_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-46.tif"></file><didascalia>Per i campi facoltativi è utile porre una breve descrizione che ne indichi la cardinalità.</didascalia></imm10><imm11><file href_fmt="images/Fig05-47_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-47.tif"></file><didascalia>Alcune parti poste nella pagina in modo automatico dal programma devono essere tolte e reinserite  nella modalità corretta.</didascalia></imm11><imm12><file href_fmt="images/Fig05-48_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-48.tif"></file></imm12><imm13><file href_fmt="images/Fig05-49_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-49.tif"></file><file>Ad una parte facoltativa dei form deve corrispondere un tag con cardinalità minima unguale a zero (minOccurs=0).</file></imm13><imm14><file href_fmt="images/Fig05-50_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-50.tif"></file></imm14><imm15><file href_fmt="images/Fig05-51_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-51.tif"></file><file>Il campo rubrica presenta dei valori  possibili che saranno visualizzati in un menu a tendina, in base alle restrizioni specificate nello schema.</file></imm15><imm16><file href_fmt="images/Fig05-53a_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-53a.tif"></file><didascalia>Il form in modalità Compilazione.</didascalia></imm16><imm17><file href_fmt="images/Fig05-53b_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-53b.tif"></file><didascalia>Notiamo come le restrizioni relative alla rubrica diventino nel form un menu a tendina.</didascalia></imm17><imm18><file href_fmt="images/Fig05-54_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-54.tif"></file></imm18><imm19><file href_fmt="images/Fig05-55_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-55.tif"></file></imm19><imm20><file href_fmt="images/Fig05-56_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-56.tif"></file></imm20><imm21><file href_fmt="images/Fig05-57a_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-57a.tif"></file></imm21><imm22><file href_fmt="images/Fig05-57b_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-57b.tif"></file></imm22><imm23><file href_fmt="images/Fig05-58_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-58.tif"></file></imm23></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Adobe InDesign e Adobe InCopy</titolo><testo>InDesign è un programma di impaginazione! Quindi è dedicato alla forma. Allora cosa ci farà tra gli strumenti dell’autore? È semplice: dalla versione 2.0 InDesign permette il roundtrip XML, vale a dire è in grado di importare ed e­spor­tare file XML con la stessa qualità, consentendo di modificare e integrare, senza però apportare modifiche o riscritture. In sostanza può mantenere perfettamente la validità rispetto ad uno Schema dato. Inoltre, dalla versione CS 2003, è possibile esportare in XML il testo contenuto in ogni singolo box attraverso due nuovi comandi: Pacchetto per GoLive ed Esporta/rilascia brani di InCopy. Dato che InDesign sarà uno degli strumenti di riferimento in mano ai designer, per dare forma al contenuto che l’autore deve produrre, buona parte della trattazione sulle sue potenzialità XML sarà nei prossimi capitoli. Partiamo dalla prima palette, quella dei tag. Questa è una semplice raccolta di nomi per elementi. Da qui possiamo creare o eliminare insiemi di tag, possiamo importarli da altri documenti di InDesign o XML. Da questa palette possiamo fare anche i binding/abbinamenti: selezionato un elemento nella pagina, facciamo clic sul tag, e gli appiccichiamo l’etichetta di quell’elemento. Partiamo da una pagina che, per vari motivi, possiede già una data forma. Per farla entrare in un flusso cross-media è necessario estrarre il contenuto puro. Il nostro schema impone una ben determinata sequenza: testo, sottotitolo (da zero a due), immagine (file ed eventuale didascalia). Verifichiamo di avere a disposizione tutte le etichette per i tag foglia e nodo che ci serviranno. Se mancano, le creiamo.  Cominciamo con la marcatura. Selezioniamo il box primo sottotitolo in alto. Per questo, nella palette tag, selezioniamo sottotitolo. Idem per il secondo. Visualizziamo la struttura della pagina mostrando la palette dell’albero. Se non è già visibile, la attiviamo col bottone a doppia freccia Mostra struttura, nell’angolo in basso a sinistra della pagina, oppure dal menu Visualizza/Struttura. Dallo stesso menu, verifichiamo che siano state rese visibili le cornici con tag. Questa opzione pone un alone di colore saturo attorno alle cornici con un binding, che sono state abbinate ad un tag di struttura. Fatte le prime due marcature, dovremmo notare la presenza dei due tag sottotitolo nella colonna della struttura. Proseguiamo marcando titolo e testo, poi le due foto e la didascalia. A questo punto abbiamo tutti gli elementi foglia, ma non sono disposti correttamente all’interno dell’albero. Dobbiamo necessariamente ordinarli in modo da rispettare lo Schema, e per fare questo dobbiamo creare gli elementi nodo che non esistono ancora. Quindi, partiamo dal nodo radice, e a questo applichiamo il tag rivista. Dato che la rivista è composta da articoli, dobbiamo crearne uno. Col comando Aggiungi un elemento, attivabile col bottone della piccola pagina bianca in alto, inseriamo come figlio di rivista un tag articolo.  Poiché l’articolo deve cominciare con un titolo, seguito da sottotitoli e testo, uno ad uno trasciniamo questi elementi, nell’ordine corretto, all’interno di articolo. Per ottenere lo stesso risultato è anche possibile effettuare una selezione ordinata dei box (mantenendo premuto il tasto Maiuscole) per poi trascinare l’insieme di oggetti marcati e ordinati all’interno del tag articolo stesso. Per le foto, dobbiamo prima creare un tag di struttura di tipo immagini, poi, ancora, due tag di tipo immagine. All’interno di questi posizioniamo i tag file_immagine che referenziano le foto e quello per la didascalia. Ora l’albero è completo e rispetta lo Schema. Dal menu File possiamo richiedere l’esportazione in XML. Ci verrà proposto di scegliere un’eventuale codifica applicata per valutare il file testuale. Ci sarà rivolta anche una richiesta di salvataggio delle immagini annesse, in formato nativo (quello inserito nell’impaginato) e in formato ottimizzato per Web, alla dimensione naturale e a quella impostata in InDesign. Nel caso si scelga di esportare anche le immagini, verrà creata una cartella vicina al file XML, denominata Immagini, contenente tre versioni per ogni foto inserita. Il file XML così ottenuto rispetta ancora le nostre esigenze. L’unica variante riguarda le immagini. &lt;immagini&gt; 	&lt;immagine&gt; 		&lt;file_immagine href_opt=&quot;immagini/nordest_opt.jpg&quot;  		href_fmt=&quot;immagini/nordest_fmt.jpg&quot;  		href=&quot;file://immagini/nordest.psd&quot; /&gt;  		&lt;didascalia&gt;Un artigiano al lavoro in un  		calzaturificio.&lt;/didascalia&gt;  	&lt;/immagine&gt; 	&lt;immagine&gt;  		&lt;file_immagine href_opt=&quot;immagini/YBP_002_opt.jpg&quot; 					 		href_fmt=&quot;immagini/YBP_002_fmt.jpg&quot;  		href=&quot;file://immagini/YBP_002.psd&quot; /&gt;  	&lt;/immagine&gt; &lt;/immagini&gt;  Il collegamento con i file non è fatto con testo contenuto nei tag, ma con tre attributi, inclusi nel tag file_immagini. Sappiamo bene, dal secondo capitolo, che la differenza non è sostanziale. Fin qui abbiamo visto come InDesign ci permetta di marcare contenuti che già ha fuso con la forma in una pagina, quindi si possa considerare un efficace strumento per uscire da un flusso convenzionale con materiale già realizzato, ed entrare in un flusso cross-media. Ora analizziamo una delle modalità di interazione con InCopy. Questo applicativo è nato proprio per permettere di editare contenuti di testo interni a pagine di documenti InDesign, non curandosi della forma che andranno ad assumere nell’impaginato finito. Quindi, proviamo a vedere come sia possibile gestire i contenuti della pagina dalla quale già abbiamo estratto il file XML. Da InDesign, selezioniamo tutti i box di testo, e, con Control-clic, o col pulsante destro del mouse, dal menu contestuale scegliamo l’ultima voce, Brani di InCopy/Esporta brani selezionati. Il box di dialogo che appare ci chiede se vogliamo includere nei file esportati anche vari stili formali, ma a noi interessa il testo più possibile puro. I file creati hanno l’estensione .incd (InCopy Document) e il nome delle prime parole del testo contenuto nei box. Pur avendo questa insolita estensione, sono a tutti gli effetti puri file XML. Proviamo ad aprirli con un qualsiasi editor di testo per accertarcene. A volte, per poterli leggere in formato nativo, è necessario modificare l’estensione da .incd a .xml. Si noterà che, a parte un’ampia intestazione piena di tag proprietari, il centro del documento sarà proprio il noto testo marcato in precedenza. Passando ad InCopy, apriamo il file originale di In­De­sign. Questa operazione non comporta l’apertura della tipica videata della pagina completa nella sua forma finale, ma attiva le finestre di modifica del contenuto proprie di InCopy. Da qui è possibile modificare il testo, integrarlo e cancellarlo. Dato che non c’è alcuna relazione tra la forma visualizzata in In­Copy e quanto sarà poi riprodotto in InDesign, si può scegliere la modalità di visualizzazione preferita, con testo grande, in negativo, e così via. Tutta una serie di strumenti dedicati alla produzione dei contenuti, quali la numerazione automatica delle battute, la gestione delle varie versioni, delle correzioni e delle annotazioni, fanno parte del corredo di questo ambiente. Il passaggio dei contenuti da una parte all’altra, è gestito con un sistema di semafori, che evita la sovrapposizione di correzioni da parte di più autori. Inoltre, su questa piattaforma, sono state sviluppate molte soluzioni di terzi, che comprendono modalità di gestione molto più ampie. Ancora, aprendo direttamente un file XML, InCopy permette una visualizzazione diretta dei tag e consente modifiche accurate al file sorgente (sullo stile di come abbiamo già visto in Microsoft Word), con la possibilità di intervenire sull’albero di struttura. Ultima nota sul comando Pacchetto per GoLive, che si trova nel menu File. È una modalità di esportazione originale che spezzetta il documento di InDesign in tanti file XML di contenuto e di codifica della forma. GoLive, editor HTML visuale, permette con una certa facilità, di prendere tutti questi pezzi senza forma e ricomporli in una pagina Web, creando una sorta di riferimento anche agli stili usati, per quanto possibile, nel documento originale. Ai fini della pubblicazione cross-media, quest’ultima funzionalità può essere utilizzata solo in casi molto specifici, e con un forte intervento di personalizzazione per mezzo di trasformazioni ed automatismi creati ad hoc.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-59_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-59.tif"></file></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig05-60_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-60.eps"></file><didascalia>Partendo da una pagina già impaginata è possibile estrarre i contenuti puri direttamente da InDesign. Avendo a disposizione i tag e uno schema da seguire, operando le varie marcature si può risprodurre  la struttura cercata e ottenere informazioni pure in uscita.</didascalia></imm2><imm3><file href_fmt="images/Fig05-61_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-61.tif"></file></imm3><imm4><file href_fmt="images/Fig05-62_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-62.tif"></file><didascalia>La visualizzazione Struttura a sinistra è composta dagli elementi abbinati di tipo foglia  (risultato del binding) e dai nodi strutturali, ancora da creare a mano, nei quali conglobare gli elementi foglia per realizzare una struttura a più livelli.</didascalia></imm4><imm5><file href_fmt="images/Fig05-63_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-63.tif"></file></imm5><imm6><file href_fmt="images/Fig05-64_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-64.tif"></file><didascalia>È indispensabile seguire con precisione l’ordine gerarchico dello Schema di riferimento.</didascalia></imm6><imm7><file href_fmt="images/Fig05-65_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-65.tif"></file></imm7><imm8><file href_fmt="images/Fig05-66_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-66.tif"></file></imm8><imm9><file href_fmt="images/Fig05-67_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-67.tif"></file></imm9><imm10><file href_fmt="images/Fig05-68_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-68.tif"></file></imm10><imm11><file href_fmt="images/Fig05-69_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-69.tif"></file><didascalia>Dai box selezionati si passa ad un documento XML (anche se l’estensione è .incd) che InCopy interpreta come sequenza di storie.</didascalia></imm11><imm12><file href_fmt="images/Fig05-70_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-70.tif"></file><didascalia>In questo caso più che mai la forma del testo che c’è in InDesign è scollegata e da InCopy è possibile scegliere la forma più adatta alla lettura-scrittura-revisione del testo.</didascalia></imm12><imm13><file href_fmt="images/Fig05-71_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-71.tif"></file><didascalia>La funzionalità di marcatura non è molto evoluta. Ad esempio, non è possibile escludere dall’esportazione spazi intermedi e a capo.</didascalia></imm13><imm14><file href_fmt="images/Fig05-72_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-72.tif"></file><didascalia>Anche il comando Pacchetto per GoLive, poco usato a dire il vero, si basa su XML.  Una pagina HTML illustra il risultato dell’esportazione.</didascalia></imm14></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Quark XPress</titolo><testo>Primo tra gli applicativi per il desktop publishing a contemplare funzionalità di esportazione in XML, XPress non ha saputo mantenere il vantaggio nel tempo, anche a causa della discreta complessità dei moduli di esportazione ed importazione, e della limitata affidabilità. Il prodotto che ha permesso per primo lo svincolo del contenuto dalla forma è stato l’Xtension Avenue.Quark, venduto come parte integrante del prodotto solo dalle ultime versioni. Anche XML Import è un’estensione al pacchetto. La combinazione dei due permette di importare contenuto in XML e di estrarre contenuto puro da impaginati in cui contenuto e forma sono fusi. Per la mansione dell’autore abbiamo bisogno solo di questa seconda funzionalità, quindi vedremo in dettaglio come funziona Avenue.Quark. L’interfaccia di questo strumento è molto più complessa rispetto agli altri programmi visti finora e, a nostro avviso, senza una reale motivazione. Inoltre la documentazione è limitata e di poco aiuto. Passando al lato pratico, prima di tutto è indispensabile avere a disposizione una DTD. Le Document Type Definition sono, come avevamo già accennato all’inizio, semplicemente Schemi espressi con sintassi differente. Con XMLSpy è possibile convertire uno Schema in una DTD, ma bisogna apportare due ulteriori modifiche. I campi di testo, per essere accettati da Avenue.Quark, devono essere di tipo (#PCDATA) e non ANY come XMLSpy propone. Si deve eliminare la prima riga che descrive la DTD come file XML, cosa che in effetti non è.  Vogliamo analizzare un esempio molto semplice: una rivista con articoli composti da titolo, sottotitolo e testo. Questa è la DTD necessaria, prodotta da XMLSpy, alla quale abbiamo apportato le due modifiche. &lt;!ELEMENT rivista (articolo+)&gt; &lt;!ELEMENT articolo (titolo, sottotitolo, testo)&gt; &lt;!ELEMENT titolo (#PCDATA)&gt; &lt;!ELEMENT sottotitolo (#PCDATA)&gt; &lt;!ELEMENT testo (#PCDATA)&gt; Il primo passo con XPress è creare uno spazio di lavoro XML, al quale abbinare la DTD e le regole di filtrazione. Scegliamo il comando File, New XML. Ci viene chiesto se vogliamo scegliere un template esistente o partire da zero, con l’opzione Custom. Optiamo per la seconda possibilità. Su DOCType, dobbiamo collegare la DTD creata. Subito verrà visualizzato il tag root, che ci serve per capire che la scelta è quella corretta. Con OK si passa al box Workspace vero e proprio. Qui si nota l’albero impostato nella DTD. La prima icona in alto ci permette di salvare un file XML. Per ora sarà vuoto, ma, appena estratti i dati, saranno depositati nella posizione lì specificata. Avenue.Quark permette di creare la marcatura tramite regole. In sostanza, in base a stili di testo e di paragrafo, ad attributi di forma, al posizionamento applicato coi tabulatori, è possibile discriminare che cosa sia un determinato testo, e quindi a che tag vada abbinato. Per far questo è necessario creare delle regole di marcatura. Quindi, dopo aver aperto un documento contenente del testo, aver creato tre stili di paragrafo, Ti­tolo, Sottotitolo e Testo, dal menu Edit scegliamo Tagging Rules. Creiamo un nuovo set e passiamo a definire le regole di tagging.  Uno ad uno selezioniamo gli elementi dell’albero e richiediamo la creazione della regola. All’elemento titolo dovrà essere abbinato tutto il testo che è caratterizzato dallo stile di paragrafo Titolo. Ragionamento analogo per sottotitolo e testo. Le possibilità di filtrazione sono molto accurate. Unico neo di questa modalità di lavoro sta nella possibilità che contenuti prodotti in precedenza non rispettino sempre le regole formali rigide che sono le uniche a dare la garanzia di una corretta marcatura. Ora che l’albero è definito, gli stili sono applicati al testo, le regole che abbinano stili ad elementi sono esplicitate, non resta che prendere il testo e darlo in pasto al filtro di marcatura. Quindi, con lo strumento di inserimento testo selezioniamo tutto il testo, e, tenendo premuto il tasto Mela (Mac) o Control (Win), spostiamo il testo sul primo tag che lo comprende tutto, nel nostro caso articolo. Il rassicurante messaggio di marcatura completata conferma il successo dell’operazione. Ora, facendo clic su ognuno dei tag, si nota che appare nella casella in basso del Workspace un pezzo del testo estratto. Invece, per vedere un’anteprima completa del file XML prodotto, il quarto bottoncino in alto nel Workspace ci permette di avere un’idea del tutto, come si vede nella figura successiva. Il bottone successivo sulla destra serve invece a mantenere il sincronismo. Se vengono apportate modifiche al testo dopo l’operazione di filtraggio (fatta col trascinamento), è necessario ripetere il filtro per aggiornare l’XML. Se, dal menu View, richiediamo che venga evidenziato il contenuto marcato, un colore (o un grigio, a seconda delle preferenze) metterà in luce quali parti del nostro documento finiranno inscatolate in tag XML. Nel file esportato è inclusa un’intestazione che fa riferimento agli elementi usati in XPress, DTD e forma di riferimento. Questo sistema è senz’altro utile per documenti testuali monolitici molto lunghi e con forma rigorosa. Impostati bene la DTD e l’abbinamento tra stili e tag, può essere sorprendente il risultato ottenuto. Sicuramente l’interfaccia un po’ ostica e poco intuitiva scoraggia subito un autore che non sia armato di pazienza e curiosità. Sono in commercio molti moduli aggiuntivi che possono estendere e migliorare quello che fa Avenue.Quark. Citiamo i prodotti Easypress (www.easypress.com) in primis. Certo è che una grossa percentuale dei documenti prodotti negli ultimi anni è stata realizzata con XPress, standard consolidato e incontrastato (fino all’introduzione di InDesign 2.0 da parte di Adobe). Trovare una strada per ottenere con facilità da questi file contenuti pronti per una produzione cross-media sarà un’esigenza molto sentita dalla quasi totalità degli autori vicini al mondo del desktop publishing.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-73_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-73.tif"></file></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig05-75_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-75.tif"></file></imm2><imm3><file href_fmt="images/Fig05-76_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-76.tif"></file><didascalia>L’interfaccia di questo modulo è abbastanza difficile da capire.</didascalia></imm3><imm4><file href_fmt="images/Fig05-77_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-77.tif"></file></imm4><imm5><file href_fmt="images/Fig05-78_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-78.tif"></file></imm5><imm6><file href_fmt="images/Fig05-79_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-79.tif"></file></imm6><imm7><file href_fmt="images/Fig05-80_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-80.tif"></file></imm7><imm8><file href_fmt="images/Fig05-81_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-81.tif"></file></imm8></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>XMetal e altri editor XML</titolo><testo>Prendiamo come riferimento XMetal, ma sono disponibili molti prodotti commerciali e shareware con funzionalità simili. L’interfaccia spartana di questo programma fa intuire che il suo utilizzo è dedicato ad un’utenza con una certa preparazione e sottili esigenze. Superato lo scoglio del primo approccio, l’autore può confidare in uno strumento efficiente ed affidabile per gestire ogni forma di modifica e creazione diretta del file XML. Sono gestite validazioni su DTD e Schemi, diverse modalità di visualizzazione, funzionalità di versioning per tener traccia di modifiche fatte quando l’autore di un documento non è una sola persona. La verticalità spinta di prodotti come Corel XMetal li rende strumenti convenienti quando si debba andare in profondità, con strutture molto complesse, esteso utilizzo di attributi, esigenza di un controllo quasi a livello di codice. Se le soluzioni viste prima risultano troppo grossolane e customizzate, dedicare un po’ di tempo all’apprendimento di un editor XML preciso e potente può essere un passo importante nella creazione di un buon flusso cross-media.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>XMLSpy</titolo><testo>Di questo funzionale programma di Altova abbiamo già parlato in varie occasioni. È un prodotto di riferimento e sicuramente deve essere parte del corredo di chi si occupa di strutturazione di informazioni attraverso XML. Non è senza dubbio semplice ed intuitivo, salvo alcune sue componenti visuali che abbiamo già evidenziato. Oltre che muoversi con disinvoltura tra Schemi e DTD, XMLSpy consente un’analisi profonda dei file XML, con correzione sintattica e diversi livelli di automazione ed aiuto per l’utilizzo di tag e attributi. Estese funzionalità di importazione consentono di partire da file di testo di Word o da database strutturati. Altrettanto completi controlli sulle connessioni danno modo di gestire con disinvoltura le relazioni tra i dati e i server destinati alla loro gestione. Inoltre la casa che lo produce lo integra con una collezione di altri strumenti che sposano appieno la logica della separazione di contenuto e forma.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Creare file vettoriali</titolo><testo>Ciò che non è testo strutturato (e si descrive con XML) con buona probabilità è immagine. Di seguito descriviamo alcuni programmi per gestire le immagini vettoriali. Queste sono spesso caratterizzate da forme abbastanza semplici (come, ad esempio, i caratteri), e dal fatto di essere indipendenti dalla risoluzione. Poi passeremo alle immagini a matrice (raster) che, invece, sono dipendenti dalla risoluzione e, nella maggior parte dei casi, si utilizzano per descrivere oggetti vicini alla realtà (fotografie).</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Adobe Illustrator</titolo><testo>È il primo applicativo nato per gestire forme arbitrarie realizzate con curve di Beziér. Dalla seconda metà degli anni ottanta Adobe continua a migliorare il suo cavallo di battaglia per la grafica vettoriale. Con Illustrator si può realizzare praticamente tutto quello che la tecnologia delle curve di Beziér permette. Il mattone col quale si costruisce tutto è la curva: due punti di ancoraggio ed un numero di maniglie che va da zero a due. Combinando in mille modi curve di primo, secondo e terzo grado, si ottengono i tracciati. Ogni tracciato ha un colore ed uno spessore di traccia, ed un riempimento che può essere un colore solido, una sfumatura, un pattern (una trama ripetuta). Possiamo dire che queste sono le fondamenta delle immagini vettoriali. Qualsiasi asset composto da curve deve necessariamente essere strutturato così, e con Illustrator è possibile dare i giusti valori a traccia e riempimento di curve prodotte anche con altri programmi (ad esempio provenienti dal mondo del CAD). Dalla versione 9 in su, inoltre, Illustrator permette di gestire opacità e modalità di fusione di ogni singolo elemento (prerogativa quasi unica di questo programma). Infatti, come già visto, il PostScript e le curve di Beziér lavorano nella logica della catasta (vedi pagina 13): ogni oggetto è posizionato su un determinato livello, quindi si può sempre dire se sta sopra o sotto qualsiasi altro elemento della pagina. Di default tutti gli oggetti creati sono opachi e si combinano con quelli sottostanti nella cosiddetta modalità normale. Cambiare l’opacità di un tracciato significa far vedere parzialmente o totalmente gli oggetti sottostanti. Cambiare la modalità di fusione, da normale a qualsiasi altra, impone che i colori dell’oggetto soprastante, anche al massimo dell’opacità, si combinino con quelli sottostanti, sommandosi, escludendosi e componendosi secondo varie logiche. Inoltre, con grandissima precisione possono essere incluse in un documento vettoriale delle componenti a matrice, e se ne può gestire, con un grado di accuratezza molto elevato, la combinazione e l’interazione con eventuali altri oggetti matrice o con i tracciati stessi. Sintetizzando, con Illustrator si possono creare oggetti di sintesi (testi, loghi, simboli, illustrazioni, elementi grafici, schemi, tabelle, iconografia, rappresentazioni bidimensionali di semplici elementi 3D). Con questi è possibile combinare immagini a matrice (tramite mascherature create con tracciati o con altre matrici). È un ottimo strumento per la ritracciatura di oggetti scansionati, i file nativi che salva sono già in formato PDF, e le opzioni di esportazione sono molteplici. È naturale che oggetti vettoriali o ibridi siano salvati in formati che mantengano queste caratteristiche, come il PDF, il .ai, l’eps. Ma, in alcuni casi, quando la complessità degli oggetti vettoriali sia troppo elevata per essere gestita dai RIP, si può creare una rasterizzazione del tutto ad una determinata risoluzione e salvare in un formato a matrice dall’applicativo vettoriale stesso. È proverbiale la capacità che questo programma ha di aprire molti formati differenti. L’autore lo potrà utilizzare senza indugio come punto di riferimento per la creazione o la modifica di qualsiasi asset la cui forma sia definibile attraverso funzioni matematiche (curve).</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-82_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-82.tif"></file><didascalia>Curve di Bezié di primo, secondo e terzo grado. Partendo da un segmento individuato dalle coordinate dei due estremi, possiamo aggiungere una maniglia e ottenere una curva semplice, oppure aggiungerne due e avere una curva di terzo grado.</didascalia></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig05-83_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-83.tif"></file><didascalia>Con Illustrator è difficile mettere limiti alla creatività. Dal disegno tecnico a quello artistico, è possibile realizzare asset utili in mille modi. Gli elementi troppo complessi possono essere rasterizzati dall’interno prima di passare a lavorazioni successive, in modo da assicurare la perfetta coerenza e la massima facilità di elaborazione da parte dei RIP.</didascalia></imm2></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Macromedia FreeHand</titolo><testo>Diretto antagonista di Illustrator, Freehand condivide lo stesso ambito di intervento. Da sempre si è caratterizzato per la sua propensione all’assemblaggio e alla creazione di composizioni complesse, e da ottimo concorrente, ha spesso guadagnato il favore dell’utenza. Se da una parte non ha la stessa completezza nella gestione delle caratteristiche più innovative dei tracciati (Adobe ha il vantaggio di sviluppare sia Illustrator sia PostScript e anche PDF!), dall’altra compensa con un più esteso supporto della simulazione di tridimensionalità, con avanzate soluzioni nell’assemblaggio degli elementi nella pagina, con una forte integrazione con gli altri applicativi della stessa casa madre. In mano ad un autore che lo conosca bene, Freehand può risolvere la quasi totalità delle esigenze di creazione di oggetti vettoriali. È in grado di esportare in PDF, che, pur non essendo il formato di salvataggio nativo, è perfettamente supportato.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-84_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-84.eps"></file><didascalia>Freehand dispone di ottime funzionalità per la gestione della prospettiva e per effetti tridimensionali.  Da anni si contende il primato con il suo predecessore di Adobe. Negli ultimi tempi è stata aumentata  di molto la sua propensione al Web, in particolare in abbinata a Flash.</didascalia></imm1></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Corel Draw</titolo><testo>L’evoluzione e la penetrazione nel mercato di Corel Draw hanno avuto vicende alterne nel corso degli anni. Illustrator e Freehand sono nati per la piattaforma Macintosh e solo successivamente sono stati portati anche su Windows. Draw nasce invece solo per PC. Il successivo porting su Macintosh non dà buoni risultati, e per anni il prodotto è considerato un prodotto di fascia bassa, che non regge il confronto con gli altri due colossi. Nonostante questo, però, Draw possiede buona parte delle caratteristiche delle quali avrebbe bisogno un autore per gestire i file vettoriali in entrata ad un flusso cross-media. Unica carenza importante l’aggancio col mondo PDF, che deve comunque passare attraverso il formato eps, e quindi PostScript, oltre, se vogliamo, ad un certo livello di instabilità che si accentua di molto con l’aumentare della complessità degli asset.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-85_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-85.eps"></file><didascalia>Anche Corel Draw si difende bene. È molto diffuso nella piattaforma win-tel.</didascalia></imm1></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Programmi CAD e formati DWG e DXF</titolo><testo>Linee e curve da sempre sono elementi propri anche del mondo CAD, cioè della progettazione assistita dal computer. In generale c’è però una grossa differenza concettuale: come nella grafica vettoriale del mondo PostScript/PDF il mattone alla base è la curva di Beziér, nel CAD vengono usate Spline e altre regole di composizione di tracciati e forme. Se i tracciati in Illustrator, Freehand e Draw hanno un unico modo di essere descritti e realizzati, e, soprattutto, parametri come riempimento, spessore e colore di traccia sono individuati univocamente, nei programmi CAD la cosa non è così semplice. Ogni prodotto usa un modo proprio di gestire le forme, anche in funzione del fatto che i disegni siano bidimensionali o tridimensionali. Quindi, per passare da una grafica a Spline ad una a curve di Beziér è necessaria una conversione ed un’interpretazione. Fissata l’immagine da trasferire, le modalità sono due: o dal programma CAD si opera un’esportazione in PDF (impostando i parametri di esportazione nel modulo del programma che ha creato l’immagine) o nel formato nativo di alcuni applicativi; oppure si esporta in un formato di interscambio (ad esempio PLT Hewlett-Packard Plotter, DXF AutoCAD Drawing In­ter­change Format, DWG AutoCAD Drawing Database) e si incarica un programma vettoriale come Illustrator, Freehand o Draw di effettuare l’importazione in base a parametri impostabili. Non c’è un’unica strada possibile, né questa è la sede per vagliare alcune delle molteplici possibilità. Sollecitiamo, invece, l’attenzione dell’autore su alcuni punti. Si tenga sempre ben presente che l’asset dovrà presumibilmente essere salvato, nella sua versione finale, in formato PDF, nel quale ogni tracciato ha uno spessore, un colore di traccia, un colore di riempimento. Si ponga attenzione allo spessore dei tracciati: è importante che, nella visualizzazione finale, ci sia corrispondenza con la realtà e non ci siano tratti troppo sottili (che risulterebbero invisibili su molti media) oppure troppo grossi (che rischierebbero quindi di falsare il disegno). Quando l’esportazione o l’importazione produce file composti da tracciati troppo spezzettati, conviene cercare un’altra strada o ripetere l’operazione con parametri diversi. Se un rettangolo dal programma CAD viene esportato come quattro segmenti staccati, a questo non sarà possibile dare un riempimento e la sua combinazione con altre forme potrebbe risultare errata. Quanto più il file importato è simile a un file tipico del programma che lo importa, tanto più sarà semplice modificarlo ed estenderne le caratteristiche.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Creare file a matrice</titolo><testo>Ciò che non si può ricondurre a vettore, svincolato dalla risoluzione, deve essere gestito come matrice, considerandone risoluzione e ridimensionamenti. </testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Adobe Photoshop </titolo><testo>Se c’è un’applicazione al mondo sulla quale non si possa dubitare, che non abbia praticamente alcun concorrente importante, che sia lo standard mondiale in quanto miglior prodotto esistente, il nome può essere solo Adobe Photoshop. Quando un’immagine viene gestita con Photoshop, e c’è padronanza del programma, si può ottenere il massimo da un determinato asset. Precisiamo. Con Photoshop, data una qualsiasi immagine a matrice, possiamo operare una serie di interventi che ci portano ad ottenere il massimo possibile di trasmissibilità delle informazioni. Per quanto brutta possa essere un’immagine, questo programma permette di utilizzare lo stato dell’arte degli strumenti di ritocco e, con un cocktail adeguato di operazioni, la si può migliorare fin quasi al massimo tecnologicamente possibile. Gli asset prodotti da Photoshop possono essere salvati in tiff, in PDF ed in .psd. I primi due formati sono standard consolidati; il terzo è il formato nativo, ormai diffusamente accettato. Il fotografo, il cronista, il creativo, l’illustratore, il grafico, l’operatore tecnico, lo specialista dell’immagine e ogni altro autore che debba produrre un’immagine a matrice, a uno o più livelli, combinando strati a matrice con eventuali strati vettoriali, deve cercare di puntare al massimo assoluto, di spremere al meglio i dati a sua disposizione senza limitarsi ad una prospettiva di utilizzo su uno specifico media. Quindi, massimo di dimensione, qualità e flessibilità costruttiva devono essere gli standard di riferimento dell’operare di ogni autore in questa fase, con Photoshop. Eventuali problematiche di dimensionamento e trasferimento dei file non lo devono riguardare. Sarà compito degli amministratori individuare le opportune soluzioni per garantire movimentazione veloce degli asset, o eventuale compressione. La lista dei formati file che Photoshop può leggere è particolarmente estesa. Tutti i formati a matrice sono accolti nel suo spazio di lavoro nativo, anche i più strani. Nel caso si aprano formati vettoriali e ibridi, sarà necessaria, nella maggioranza dei casi, un’operazione di rasterizzazione, e una corretta scelta dei parametri garantirà la creazione di un nuovo asset a matrice dalle dimensioni convenienti. </testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Da macchine fotografiche digitali</titolo><testo>Alcune macchine fotografiche digitali dispongono di piccoli programmi di acquisizione che permettono di trasferire i file e di applicare piccole correzioni. A rigore il file .jpg così generato potrebbe essere un asset conveniente. In generale, consigliamo caldamente di includere nel flusso un passaggio attraverso una verifica in Photoshop. In certi ambienti di produzione, però, questo non sarà sempre possibile. Quindi, si consideri, anche in questi casi, di puntare sempre al massimo sostenibile. Nella scelta tra jpg e tiff, si opti per il secondo. Nel caso si possa usare il file Raw, il passaggio attraverso Photoshop diventa obbligato. Come regola generale è dovere dell’autore arricchire ogni immagine, attraverso gli opportuni moduli di inserimento che la maggioranza dei programmi mette a disposizione, di tutti quei metadati che solo chi ha prodotto l’asset può sapere, con la descrizione del contenuto dell’immagine, il riferimento alla persona fisica che l’ha realizzata, all’occasione, alla modalità di ripresa, e tutto ciò che, se non correttamente salvato, andrebbe irrimediabilmente perso.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Con applicativi di acquisizione a scanner</titolo><testo>Anche in questo caso vale una considerazione simile alla precedente: se è possibile, un passaggio in Photoshop dà garanzia di qualità ed evita perdite di tempo causate da proliferazione di errori. Però, a volte è necessario passare alle fasi successive di lavorazione il file prodotto dalla lettura diretta da scanner. In questi casi, l’autore cerchi di puntare alla massima risoluzione sostenibile, e, allo stesso tempo, alla massima qualità. Si preferisca in assoluto il formato tiff e, qualora ci sia la presenza del colore nell’originale, si opti per RGB piuttosto che per Scala di grigio, ricordando che c’è un semplice algoritmo che passa da colore a livelli di grigio, ma, fisicamente, non è possibile ripescare i colori quando non sono stati letti.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Come esportazione da applicativi vettoriali</titolo><testo> In alcuni ambienti, può esserci l’esigenza di utilizzare l’esportazione di immagini vettoriali direttamente in formato a matrice. Facciamo il caso di un’azienda che necessita di pubblicare alcune migliaia di disegni tecnici divulgativi, archiviati in un sistema proprietario di progettazione CAD. Una conversione ad un formato intermedio con relativa apertura da parte di un applicativo vettoriale può risultare di difficile realizzazione. È questo il caso in cui valutare l’esportazione rasterizzata in formato tiff dal sistema CAD stesso. Usando comunque Photoshop per analizzare una campionatura di esportazione, si può considerare di prendere come buoni i file tiff prodotti, purché rispettino date regole di risoluzione e di dimensione, nonché vengano mantenute convenienti proporzioni nella resa dei particolari sottili. I filetti infatti sono il punto critico delle immagini a matrice, e l’autore, nel verificare l’automatismo, deve avere cura di tenerli sotto controllo.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Breve iter per exempla</titolo><testo>È arrivato il momento di proporre delle soluzioni operative perché gli autori dei nostri tre esempi, incaricati di produrre il contenuto puro già visto nel capitolo precedente, riescano a realizzare un canale efficace ed efficiente. Se, nel capitolo precedente, ci eravamo accontentati di realizzare a mano un file XML che rispettasse richieste del cliente, regole e Schema, ora vogliamo combinare gli strumenti visti anche in modo articolato, e valutare alcune soluzioni possibili.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Primo esempio: InfoPersona</titolo><testo>Con buona probabilità, un form ben strutturato ci permette di delegare la digitalizzazione dei dati direttamente ad ogni persona presente in azienda. Si può scegliere di utilizzare Adobe Designer per creare un form da distribuire su grandi distanze, via posta elettronica, connesso ad un WSDL server per la raccolta dei dati, oppure che invia il file XML di ogni persona ad un determinato indirizzo che li raccoglie. Non è da escludere la possibilità di integrare un canale aggiuntivo con un form realizzato con InfoPath, il quale si colleghi al medesimo database, oppure produca file XML in una cartella/directory condivisa. Per le immagini, si può richiedere che nel form venga specificato solo il nome del file, da inviare ad un determinato indirizzo come allegato. Inoltre, è possibile imporre come regola che il nome del file sia composto dalla sequenza nome-cognome, e che la dimensione dell’immagine non sia inferiore ai due megapixel (ad esempio 1800x1200 pixel). Il form da realizzare in Adobe Designer è già stato illustrato nel corso del capitolo, nella figura a pagina 158. Con InfoPath dobbiamo creare un nuovo form basato sullo schema del primo esempio, poi è sufficiente trascinare il tutto e dare un po’ di forma. Il risultato può essere ancora distribuito o salvato in una cartella di condivisione nella rete aziendale, dalla quale ogni utente, munito di InfoPath, può diventare autore inserendo i propri dati. Tutte le immagini raccolte possono essere elaborata da Photoshop per mezzo di un automatismo batch, per uniformarne le caratteristiche generali: dimensioni, spazio cromatico, formato di salvataggio.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig05-86_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-86.tif"></file></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig05-87_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig05-87.tif"></file></imm2></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Secondo esempio: InfoHighTech</titolo><testo>In questo caso, per poter realizzare la digitalizzazione delle varie lingue, una buona soluzione può essere realizzare un documento di MS Word, con tutte le combinazioni possibili di testo. Il file con la versione italiana, con i tag delle altre lingue riempiti con testo fasullo, può essere prodotto da una cooperazione di ufficio tecnico ed ufficio marketing. Una volta composto il tutto, può essere passato pari pari ad un’agenzia di traduzione che si occuperà di sostituire i testi temporanei con le traduzioni corrette. Ancora in carico all’ufficio tecnico c’è la produzione degli schemi. I file, esportati dal CAD in formato DXF, devono essere aperti con Illustrator e risalvati in formato PDF. Inoltre le immagini, per la creazione delle foto generali e delle foto delle varie fasi operative, dovranno essere prodotte da un team di fotografi ed operatori di fotoritocco. Il tutto, naturalmente, in Photoshop. Nonostante si possa prevedere una stampa su carta in bianco e nero, le immagini dovranno essere mantenute a colori, mentre gli schemi tecnici quando sia possibile, dovranno essere arricchiti da parti colorate. Si potrebbe pensare di realizzare anche in questo caso un form strutturato e modulare con InfoPath. È però probabile che l’agenzia di traduzione intervenga più facilmente nel file XML puro, o in quello inscatolato nel documento Word. Pertanto, dato che gli autori sono un gruppo limitato di persone, lo sforzo per realizzare un’interfaccia interattiva per l’inserimento potrebbe non essere ricompensato.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Terzo esempio: InfoSedie</titolo><testo>Qui i contenuti provengono da varie fonti. L’attività degli autori è suddivisa in varie parti. Dopo le differenti fasi di inserimento, un autore finale cucirà il tutto e aggiungerà le informazioni mancanti. Possiamo ipotizzare che l’ufficio marketing segua la creazione delle descrizioni, sintetica e generale, nelle due varianti. In qualità di autore, questo, utilizzando XMLSpy, può prodursi uno Schema ridotto che risponda alle sue esigenze limitate. L’ufficio tecnico è incaricato della raccolta delle caratteristiche tecniche. Il tutto viene mantenuto in un database Access. L’esportazione in XML di tutte le caratteristiche abbinate al codice può essere fatta direttamente dal database, verificando che il file prodotto risponda alle regole dello Schema parziale che può essere ancora realizzato all’occorrenza con XMLSpy modificando quello generale. In­serimenti e correzioni possono essere effettuati direttamente in Excel (come visto alle pagine 141-146). Tutti i file di immagine, generali e particolareggiate, devono essere prodotti secondo certe specifiche di inquadratura e ad una dimensione di 6 megapixel. Poiché il dorso digitale utilizzato dal fotografo è proprio di quella dimensione, in Photo­shop basta attribuire il nome corretto ai file e includere la descrizione di ognuno. Per fare questo potrebbe essere utilizzata una funzionalità interna di Photoshop che permette di includere le file info all’interno di ogni file con l’ausilio della tecnologia XMP (Extensible Metadata Platform). Così facendo, ad ogni immagine verrebbero abbinate, in modo insindacabile, informazioni descrittive che solo il fotografo può essere in grado di ricavare al momento dello scatto. Per estrarre questi dati, e poterli poi includere nel file XML generale, si può realizzare un semplice script, o forse addirittura una semplice operazione di esportazione abbinata ad un’eventuale trasformazione, ed il risultato in uscita deve essere un abbinamento tra nome foto e descrizione. Per fondere il tutto in un unico file di contenuto che deve poi essere validato dallo schema generale, un autore sarto cucitore può pensare di combinare i vari file sorgente ottenuti attraverso un’opportuna trasformazione, codificata ad hoc, oppure con un po’ di pazienza, attraverso il popolamento di una tabella in Excel direttamente abbinata allo Schema.</testo></paragrafo></capitolo>