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<capitolo><paragrafo><titolo>Infine, la fusione!</titolo><testo>Proseguendo nella nostra analisi, passiamo a capire quale sia il compito di chi tira un po’ le fila di tutto il discorso: gli amministratori. A loro spetta l’onere di garantire che la fusione tra contenuti e forma avvenga in modo corretto e di operare tutte quelle azioni necessarie perché gli strumenti industriali permettano il completamento della comunicazione. Nel caso della carta, ad esempio, avranno cura di seguire l’impaginato fittizio creato dal designer durante il suo riempimento coi dati reali, anche se ancora sotto il controllo del designer, per poi avviarlo alla creazione di un file composito di trasporto (PDF) oppure di comandare direttamente i RIP con un file PostScript. Per la pubblicazione via Internet, invece, gestiranno la manutenzione del server, in modo che lo scripting server-side operi efficacemente per fondere al volo, in funzione alle richieste che l’utente fa attraverso il browser, i contenuti puri e la forma impostata dal Web designer.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Ricapitoliamo e mettiamo in ordine</titolo><testo>Ripercorriamo rapidamente i vari passi fatti e cerchiamo di vederli in un’ottica complessiva. Eravamo partiti dalle informazioni mescolate in mano al cliente. Ne abbiamo estrapolato la struttura e l’abbiamo schematizzata. Da qui l’autore si è incaricato di produrre asset ricchi e formati strutturati in base allo Schema, predisponendo le informazioni alla pubblicazione su qualsiasi media, in quanto praticamente prive di forma. Il designer, in base allo Schema fornito, e alle esigenze del cliente, ha deciso che combinazione di media usare e come farli interagire per massimizzarne la complementarietà. Per ogni media ha predisposto una o più forme neutre, pronte per essere riempite di contenuti. Quindi, ora non resta che cucire il tutto in un prodotto di comunicazione completo, non perdendo mai di vista l’obiettivo finale che è creare il canale migliore tra cliente e utente. All’am­mini­stratore spetta il compito di allineare il tutto in modo che l’informazione fluisca. Se i passi precedenti sono stati svolti in modo completo, lui dovrebbe ottenere contenuto puro, forma neutra e tutti i binding di collegamento. Il suo scopo sarà mettere in grado i sistemi industriali (macchine da stampa o Web server di produzione) di completare il flusso cross-media producendo il bene (carta) o il servizio (Internet e new media).</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig08-01_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-01.eps"></file><didascalia>Riprendiamo uno schema visto all’inizio del nostro viaggio per confermarne la bontà. Ormai siamo quasi al termine e si deve completare la pubblicazione in ogni mezzo scelto. Le competenze necessarie per fare in modo che il media “funzioni” correttamente sono completamente svincolate sia dai contenuti che,  per buona parte, dalle forme da pubblicare, e richiedono una professionalità tecnica specifica,  quella dell’amministratore appunto.</didascalia></imm1></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>È tempo di fondere</titolo><testo>Senza perdere le proprietà dei singoli asset e del contenuto puro, che non devono essere intaccati pena l’invalidazione dell’intero flusso cross-media, l’amministratore gestisce la fusione per ogni singolo media seguendo le esigenze delle tecnologie in gioco. Come intuito fin qui, la fusione per la carta segue alcune regole e produce un certo tipo di output, la fusione per i media dinamici, Internet in primis, coinvolge tecnologie completamente differenti.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig08-02_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-02.eps"></file><didascalia>L’ultima fase, quando si arriva a coinvolgere il media vero e proprio, è diversa per ogni mezzo e si appoggia su tecnologie che spesso richiedono professionalità verticali per essere gestite correttamente. Far funzionare bene un RIP o un modulo asp, pur parlando sempre di server, sono due competenze molto diverse tra loro.</didascalia></imm1></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Carta</titolo><testo>Nel caso della carta, è necessario creare delle forme per la duplicazione industriale con macchine da stampa analogiche o digitali. Le tradizionali macchine offset utilizzano lastre fotosensibili impressionate direttamente con luce laser oppure attraverso un passaggio intermedio in pellicola. Le matrici per le altre tecnologie più diffuse, ovvero rotocalco, flessografia e serigrafia, utilizzano gli stessi principi. Anche per la stampa digitale con tecnologia laser+toner o a getto d’inchiostro i concetti alla base sono simili. Per tutte è necessario elaborare un file PostScript oppure PDF attraverso un RIP che trasforma la codifica ibrida dei file in ingresso in una matrice che sarà incisa nella lastra, oppure andrà a comandare le testine dell’inchiostro, oppure a formare l’immagine col laser nel fotoconduttore.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>PostScript e PDF</titolo><testo>La base tecnologica che sta sotto ai file PostScript e ai PDF è la stessa. Il secondo è un’evoluzione del primo. Entrambi formati ibridi, descrivono gli oggetti interni con curve di Beziér, e inscatolano le matrici in rettangoli. Dal programma di impaginazione generalmente si usa un driver specifico per un dispositivo per generare il file PostScript. Questo, a differenza del PDF, possiede una serie di proprietà per controllare funzionalità proprie del dispositivo di uscita (ad esempio il formato del supporto) e quindi ne è in qualche modo vincolato. Se il file Post­Script viene elaborato da Adobe Acrobat Distiller, la cosiddetta distillazione produce un file PDF in uscita, identico per apparenza, ma molto più trasportabile e facilmente gestibile. Questo PDF è allo stesso tempo uguale e diverso da quelli visti nel capitolo tre per la codifica degli asset. In generale è un composito di tanti elementi, che segue le regole del supporto sul quale dovrà essere stampato, e non possiede (di solito) tutta una serie di proprietà che caratterizzano la flessibilità del PDF usato come asset (tra queste, ad esempio, la trasparenza). Non basterebbero tre libri di queste dimensioni per enumerare le sterminate potenzialità del formato PDF in produzione e delle regole per gestirlo in modo corretto. Diciamo solo che sempre più sta diventando lo standard per il blind transfer digitale della forma, lo scambio cieco di forme ibride, che garantisce una riproduzione il più possibile simile all’originale su ogni dispositivo. Per poterlo elaborare è necessario che il RIP supporti la versione di PDF utilizzata, e, molto spesso, al RIP vengono abbinati una serie di moduli per pre e post elaborazioni (preflight, normalizzazione, imposizione e altro) in modo da formare un flusso di elaborazione PDF. Quindi, se volgiamo, alla fine del nostro flusso cross-media può iniziare quello per l’elaborazione del PDF. Adobe, che lo ha creato alla fine degli anni ’90, è senza dubbio in prima linea nel supporto e sviluppo di questa tecnologia. Ma moltissimi altri attori nel mercato propongono soluzioni per la creazione e la gestione del formato PDF. Oltre a Distiller, che accetta file PostScript generati da qualsiasi software, citiamo la capacità che InDesign in particolare ha di generare direttamente il file PDF basandosi su librerie interne (PDFLib) senza passare attraverso il formato PostScript. L’am­mini­stratore che segua un flusso di pre-stampa dovrà conoscere molto bene le peculiarità che PostScript e PDF hanno in questa modalità di utilizzo. La tecnologia PDF è l’incarnazione del concetto WYSIWYG, quindi è importante rendersi conto che un PDF che sta viaggiando dal programma di impaginazione, attraverso un flusso, verso la forma di stampa finale, è a tutti gli effetti una perfetta fusione di forma e contenuto, dove i tag originali, nella maggior parte dei casi, sono stati persi, e se ci sono, sono ben nascosti. Ma, d’altra parte, a questo particolare PDF non è richiesto null’altro che duplicare perfettamente la forma che contiene, in quanto il media è stato già ben definito.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig08-03_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-03.eps"></file><didascalia>Lo storico schema che Adobe ha usato per lanciare la tecnologia “extreme” che è alla base di tutti i flussi di lavoro basati su PDF. Si noti come in entrata ci sia proprio l’impaginato nel quale si fondono forma e contenuto, e in uscita i sistemi di stampa che utilizzano l’incisione diretta della lastra (CTP, Computer To Plate), che passano attraverso la pellicola (CTF, Computer To Film) o che si basano sulla formazione diretta dell’immagine sul supporto.</didascalia></imm1></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>PDF rifluibile</titolo><testo>Se da un lato il PDF, come appena visto, è il garante del trasferimento cieco della forma (blind transfer) ed è quindi assolutamente immutabile attraverso differenti dispositivi, dall’altra, sfruttando un’altra parte della sua potente tecnologia, può essere visto come un anello di giunzione tra il testo statico e l’ipertesto. A volte, lo stesso impaginato così com’è può essere convertito in un formato PDF speciale, detto rifluibile, in modo da poter essere visualizzato in dispositivi con display diversi dalle dimensioni tipiche di un monitor. Per creare un file con tali caratteristiche, è necessario prima di tutto che siano mantenuti i tag di struttura che permettono al riflusso di seguire la logica semantica del documento, in secondo luogo bisogna attivare la modalità di esportazione e-book che include questi tag e le informazioni di struttura mascherandole all’interno del file PDF stesso. Il programma che gestisce meglio questa funzionalità è senza dubbio In­Design, ma anche altri, direttamente o con moduli aggiuntivi possono generare i PDF sfruttando queste specifiche note e di pubblico dominio Aprendolo in Acrobat, un PDF rifluibile è fondamentalmente identico ad un PDF normale. Quin­di, con un dispositivo palmare un documento creato per il formato A4 potreb­be essere visualizzato solo in forte riduzione, oppure in dimensioni reali con un con­tinuo scrolling. Possiamo simulare la resa riducendo la dimensione della finestra. Scegliendo dal menu View il comando Reflow, disponibile solo se il pdf è stato creato in modo opportuno, si vede come, in base alla struttura interna, Acrobat ridistribuisca le geometrie, accatastando gli elementi e permettendo di visualizzarli in dimensioni reali anche con monitor piccoli. Certo non ci si può aspettare una resa grafica convincente. In questo caso la qualità grafica è stata sacrificata a vantaggio dell’accessibilità. </testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig08-04_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-04.tif"></file><didascalia>In fase di esportazione in PDF, da InDesign, specifichiamo la modalità e-book, e sopratutto, osserviamo come in questo modo siano inclusi i tag e-book (che memorizzano la struttura interna) i segnalibri,  i collegamenti ipertestuali e gli elementi interattivi che rendono il PDF generato ben fruibile su media diversi dalla carta (per la quale, magari, il documento era stato pensato). </didascalia></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig08-05_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-05.tif"></file><didascalia>Un documento PDF realizzato per il formato A4 su dispositivi a display piccolo risulterà illeggibile.  Nel caso non sia un PDF rifluibile sarà necessario effettuare un forte scrolling per poterlo visualizzare tutto.</didascalia></imm2><imm3><file href_fmt="images/Fig08-06a_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-06a.tif"></file></imm3><imm4><file href_fmt="images/Fig08-06b_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-06b.tif"></file><didascalia>Il PDF rifluito mostra una geometria completamente diversa, ma i contenuti sono così fruibili anche attraverso display piccoli. L’amministratore che si incarichi di realizzare un PDF per la stampa con poco sforzo ne può creare uno in uscita da un flusso cross-media, anche per quella crescente platea di dispositivi palmtop per i quali è disponibile Acrobat Reader. Non ci sarebbe da meravigliarsi se nei prossimi anni molti dei PDF che utilizzeremo li leggeremo direttamente nel display della nostra auto,  del frigorifero o del cellulare. Qui una versione per PalmOS.</didascalia></imm4></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Internet</titolo><testo>Per la pubblicazione su Internet, i siti ai quali vengono appoggiate pagine mastro e sorgenti XML devono supportare l’esecuzione di script server-side che permettano il binding dinamico dei dati provenienti dai file XML. Qui l’amministratore, per gestire correttamente la fusione e la pubblicazione in produzione, deve  creare, verificare e mantenere le connessioni alle sorgenti di dati, facendo particolare attenzione ai vincoli di sicurezza, in modo da evitare che erroneamente vengano modificati o cancellati file XML dai quali i server pescano direttamente. Dati i file di contenuto puro, il suo compito si può estendere, oltre alla creazione della connessione, anche al supporto nella creazione dei binding che il designer deve realizzare. In base alla struttura, l’amministratore dovrebbe fornire a chi si sta occupando della forma i “fili di connessione” ai contenuti, senza dare i contenuti stessi. E soprattutto, gestire il tutto in modo che questi fili rimangano funzionanti nel tempo.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Siti dinamici con supporto XML</titolo><testo>Per far funzionare la fusione contenuti-forma, in Internet, occorre utilizzare server adeguati. Le tecnologie disponibili sono molte, e l’amministratore deve riuscire a interfacciarle al mondo della creazione di contenuti e forme. Se ci si appoggia su un server Apache, il più noto Web server open source, si dovrà probabilmente usare php come linguaggio di scripting e MySQL come motore database di riferimento. Come già visto nel capitolo precedente, se si utilizza un server con tecnologia Microsoft, IIS gestirà asp mentre la piattaforma .NET permetterà un utilizzo intensivo delle componenti XML, anche oltre le nostre esigenze. Molte soluzioni sono basate su jsp (Java Server Page), che però richiede un lavoro di programmazione un po’ più intenso e strutturato rispetto alle due tecnologie precedenti. Un prodotto proprietario di Macromedia è invece ColdFusion. La sua suite di moduli server è interessante e il supporto di XML è buono. L’amministratore, in questa prospettiva, dovrà tenere i piedi in due staffe: da un lato la parte contenuto-forma con le sue richieste, le sue esigenze, e la sua riluttanza all’utilizzo di procedure rigide e allo scontro con i limiti tecnologici dell’HTML; dall’altro lato un ambiente più propriamente IT, nel quale XML si utilizza per scopi completamente diversi da quanto trattato in questo libro (in particolare per l’interazione tra processi server), abituato a risolvere buona parte delle proprie esigenze sviluppando codice ad hoc, poco predisposto per l’utilizzo di strumenti di controllo visuali (che sempre hanno forti limiti, rispetto al codice, e peccano di ridondanza), che in generale non avrà grandi conoscenze in ambito di comunicazione e di gestione dei contenuti. Un incarico impegnativo, da non sottovalutare nella definizione del flusso nel suo complesso.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>New media</titolo><testo>Con questo termine si indicano i dispositivi in grado di visualizzare o, in qualche modo, utilizzare un ipertesto. Ne fanno parte tutti i dispositivi informatici che non sono propriamente personal computer. Quindi, cellulari avanzati, palmtop e quanto l’industria della tecnologia continua a sfornare ogni giorno. Alcuni browser per questi prodotti utilizzano HTML, anche se non riescono a visualizzare i siti complessi. Altri gestiscono prioritariamente WML. Il Wireless Markup Lan­gua­ge è un linguaggio di marcatura che rende accessibili ipertesti a piattaforme alternative ai personal computer. Si tratta nella maggior parte dei casi di dispositivi mobili che quasi sempre possono connettersi ad una rete radio e poi interagire con altre reti. Par­te delle informazioni viaggia quin­di via TCP/IP su Internet e con vari passaggi viene inoltrata nella rete GSM o UMTS. Oggi i limiti dei display rendono abbastanza avventuroso provare a proporre un flusso importante di contenuti attraverso questi dispositivi. Ma, a breve, con l’aumentare della larghezza di banda disponibile via radio e della dimensione dei piccoli monitor inclusi, proprio la fornitura di contenuti interessanti sarà la chiave di volta per l’utilizzo di questi strumenti. L’amministratore, quando il cliente deciderà di utilizzare questi mezzi nella sua strategia di comunicazione, dovrà adoperarsi per capire quali siano le reali potenzialità dei mezzi e delle tecnologie scelte, per fugare facili illusioni. Capire cosa è possibile veramente fare in un determinato momento è importante e deve essere chiaramente comunicato al committente. I dispositivi wireless hanno oggi forti limitazioni, ma allo stesso tempo grandi potenzialità note o inespresse. Capire che parte dei nostri contenuti può già essere ben veicolata da questi mezzi sta proprio all’amministratore, che in seguito si farà garante del funzionamento del sistema e dovrà farsi carico di risolvere eventuali colli di bottiglia o sovra/sottodimensionamenti. Assieme ad autore e designer dovrà poi capire che frazione delle informazioni sarà veicolata con questi mezzi, tenendo ben presente che, per ora, anche il più lento dei modem e il computer più obsoleto riescono a superare a volte le performance di trasferimento e visualizzazione di questi dispositivi mobili.</testo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig08-07_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-07.tif"></file><didascalia>Una limitata panoramica dei dispositivi che supportano PalmOS, uno dei vari sistemi operativi che si stanno contendendo l’arena dei new media. Si nota come le tecnologie di comunicazione implementate siano diverse, a seconda del tipo di utilizzo e delle esigenze: da Bluetooth, collegamento per piccole distanze, a GSM o UMTS, per l’aggancio alle reti nazionali.</didascalia></imm1></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Ipertesti e PDF rifluibile</titolo><testo>I dispositivi senza filo sono particolarmente adatti all’ipertesto. Infatti i loro piccoli display si adattano facilmente a comunicare informazioni spezzettate in piccole unità collegate da link. I loro browser però spesso non supportano completamente l’HTML usato per i siti visitati da PC, e soprattutto la grande massa di immagini o animazioni che questi contengono non è minimamente gestibile da questi piccoli dispositivi. Ecco che, a volte, può essere conveniente utilizzare un formato come il PDF, magari con documenti creati appositamente, che pur essendo ipertestuali, si appoggiano ad un reader efficiente che supporta bene l’accesso off-line di file anche di una certa complessità.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Dove andranno fatte le eventuali future correzioni </titolo><testo>Ormai quasi al termine della nostra trattazione, ci chiediamo giustamente come dobbiamo comportarci quando nel nostro flusso siamo costretti a fare un passo indietro e intervenire sui contenuti con variazioni o correzioni. La regola è: portare le correzioni il più possibile verso l’origine. Tanto più si riuscirà a rispettarla, tanto più efficiente sarà il flusso nel suo complesso. Se, ad esempio, ci si accorge di un errore presente nel contenuto quando si stanno producendo le lastre di stampa, fino ad oggi è prassi consolidata effettuare la correzione nel file (generalmente PDF) pronto per la stampa e poi (quando ci si ricorda) cercare di propagare la stessa correzione all’indietro nel flusso. Questo evita senza dubbio ritardi nella produzione e nell’utilizzo delle costose macchine da stampa, sempre vincolate da serrate tabelle di marcia. Però il fatto che una correzione apportata per la carta possa non essere riapplicata alla sorgente di dati XML è una possibile fonte di inconsistenza dell’intero flusso. Sarebbe sempre auspicabile correggere prima il file XML, da parte degli autori, che dovrebbero garantire la qualità delle correzioni consegnate avanti. Quando questo non si riveli possibile, il flusso dovrà contemplare specifiche procedure di propagazione all’indietro che costringano forzatamente l’aggiornamento delle sorgenti dopo che una correzione, di necessità, sia stata fatta nella fase finale (vicina al media). Per questo motivo sarà molto conveniente mantenere più legami possibili all’indietro, in ogni fase. Ad esempio, se un XML teoricamente corretto viene importato in InDesign, impaginato e preparato alla stampa, e, ad un certo punto, in fase di revisione, si devono apportare delle modifiche ai contenuti, è necessario che, fatta la variazione, il file XML venga esportato da InDesign e riposto nel contenitore originale, e magari, addirittura re-importato. Una tale procedura, apparentemente ridondante, aumenterà di molto il livello di consistenza dell’intero flusso.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Breve iter per exempla</titolo><testo>Ecco i nostri tre esempi in fase finale. Ci limiteremo ad osservare un campione di alcuni possibili risultati, nei differenti media. Con uno sforzo di immaginazione, pensiamo alla rosa completa dei prodotti che dovrebbero essere ottenuti, e avremo ben chiaro come forme molto diverse possano rappresentare lo stesso contenuto, in perfetta logica CMP.</testo></paragrafo><paragrafo><titolo>Primo esempio: InfoPersona</titolo><immagini><imm1><file href_fmt="images/Fig08-08_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-08.tif"></file><didascalia>I biglietti da visita, prodotti con l’automatismo di Illustrator, pronti per essere stampati con una stampante digitale. Si usano più pose per occorrenza per ottimizzare la fase di produzione.</didascalia></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig08-09_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-09.tif"></file><didascalia>La pagina della newsletter relativa al personale. </didascalia></imm2><imm3><file href_fmt="images/corr6_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/corr6.tif"></file></imm3><imm4><file href_fmt="images/corr7_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/corr7.tif"></file></imm4><imm5><file href_fmt="images/corr8_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/corr8.tif"></file><didascalia>Dalla pagina di ricerca, con i tre criteri disponibili, si può giungere alle pagine di contenuto.  In questo modo l’accesso ai profili anche di un gran numero di persone è molto facile.</didascalia></imm5></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Secondo esempio: InfoHighTech</titolo><immagini><imm1><file href_fmt="images/corr14_1_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/corr14_1.eps"></file></imm1><imm2><file href_fmt="images/corr14_2_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/corr14_2.eps"></file></imm2><imm3><file href_fmt="images/corr14_3_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/corr14_3.eps"></file><didascalia>Il manuale per utente base, prodotto in lingue differenti, dà all’utente le informazioni che cerca  nella sua lingua madre. Si noti come l’utilizzo di pagine mastro e fogli stile facilitino moltissimo questa fase.</didascalia></imm3><imm4><file href_fmt="images/corr15_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/corr15.tif"></file><didascalia>Attraverso le pagine di scelta, l’ipertesto permette di focalizzare l’attenzione direttamente  sulle informazioni ricercate.</didascalia></imm4><imm5><file href_fmt="images/corr16_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/corr16.tif"></file><didascalia>Si può scegliere, attraverso canali diversi, di pubblicare porzioni diverse delle medesime informazioni.  In questo caso, sul sito l’immagine è più generica rispetto alla carta.</didascalia></imm5></immagini></paragrafo><paragrafo><titolo>Terzo esempio: InfoSedie</titolo><immagini><imm1><file href_fmt="images/326def_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/326def.tif"></file><didascalia>Il catalogo istituzionale in carta fa ancora la parte del leone, ma, in sinergia con altri mezzi, permette  una distribuzione più capillare delle informazioni, a seconda della modalità preferita dall’utente.</didascalia></imm1><imm2><file href_fmt="images/Fig08-14-axx_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-14-axx.tif"></file><didascalia>Il catalogo su lettore portatile, per i commerciali più evoluti che lo richiedano.</didascalia></imm2><imm3><file href_fmt="images/Fig08-14_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/Fig08-14.tif"></file></imm3><imm4><file href_fmt="images/SediaPalm_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/SediaPalm.tif"></file></imm4><imm5><file href_fmt="images/sediaPalmTot_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/sediaPalmTot.tif"></file></imm5><imm6><file href_fmt="images/SedieWeb1_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/SedieWeb1.tiff"></file></imm6><imm7><file href_fmt="images/SedieWeb2_fmt.gif" href="file:///Users/marco/Desktop/CMPtaggaednDesign/Links/SedieWeb2.tiff"></file><didascalia>Nel sito, tutte le informazioni che normalmente sono solo su carta si possono trovare attraverso i vari criteri di ricerca. L’accessibilità è privilegiata rispetto alla qualità delle immagini alla quale generalmente non si pone molta attenzione. Nel sito è più importante che un’immagine abbia una dimensione ridotta dal punto di vista dell’occupazione in memoria, e quindi sia veloce da scaricare e visualizzare, piuttosto che sia bella ma lenta e quindi difficilmente accessibile.</didascalia></imm7></immagini></paragrafo></capitolo>